Page 35 - Diana
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dopo il giorno bollente, tolgo il valigione rosso. È
         caldissimo. Non vedo l’ora di fare una doccia per
         ripulirmi dalla polvere. Tutta la biancheria sembra
         asciugata con un’asciugatrice. È caldissima. La co-
         sa più figa è che il caldo ha rammollito la gomma
         delle ciabatte e le due infradito sono diventate
         morbide. Le metto sotto l’acqua per ridare la natu-
         rale consistenza prima di rovinarle. Le strade della
         Piana di Ninive sono polverose; il vento trasforma
         la polvere, alcune volte, in una specie di nebbia.
         Poi ci si mette il fumo dei roghi occasionali che si
         incontrano per la steppa di questa arida pianura. Il
         peshmerga che mi accompagna si chiama Ramsis,
         è bravissimo e mi dà una certa protezione… ma
         non parla che poche parole di inglese.
            La giornata trascorre cercando di capirci con
         gesti e con sorrisi. Arriviamo ai villaggi. Sono lì
         con le cicatrici, provocate da Daesh alcuni anni
         fa, ancora ben visibili. Le ferite non ancora rimar-
         ginate. La gente, i buoni cristiani, sta ritornando
         ma le difficoltà sono enormi.
            Un parroco di Qaraqosh mi dice che non ci
         sono soldi. Per ripristinare le case si deve riallac-
         ciare elettricità e acqua e per fare questo occorre
         denaro. Altre volte si deve ricostruire parte della

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