Page 65 - Angel
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un regalo. Qui in carcere non ho nulla. Siamo in
un carcere di massimo rigore, ascoltano le nostre
chiacchierate, tra poco mi legheranno e mi porte-
ranno in cella… Te la regalo! Ha ancora la puzza
del mio sudore. Porterai via qualcosa di mio… e
prega per me!”.
Quanto è diverso quest’uomo dalla sangui-
naria Kaori incontrata al carcere di Las Cruces
in Messico! Mentre mi regala la camicia marrone
di flanella si commuove. Io non so cosa succede
in me. Sono reazioni incontrollate, non pensate,
ma mi sembrano corrette e le verifico in un mil-
lesimo di secondo nel cuore. Prendo con ambo
le mani il faccione di Ángel. È rigato di lacrime. I
suoi occhi sono bellissimi, splendono come due
stelle accesi dai suoi lacrimoni. Piange, l’effera-
to criminale piange e non si vergogna! Carcere
e pianto. Quante lacrime in un carcere… chi le
vede mai? Sembra che Dio abbia il suo nascon-
diglio qui sulla terra proprio nelle nostre lacrime.
Quanto sono belle queste lacrime! Lacrimoni
grossi e pieni di luce. Con i due pollici, mentre
tengo con le mani il suo faccione, asciugo le
lacrime e poi, lentamente, metto il pollice destro
e sinistro nella mia bocca.
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