Page 62 - Angel
P. 62

no a me e alla mia organizzazione di uccidere e
             noi lo facevamo. Ordinavo omicidi e sequestri
             a decine…”.
                 Quest’uomo parla e le sue parole entrano
             nel mio cuore come lame e sento dolore, schifo,
             ribrezzo, avversione. La guardia sembra lontana
             anni luce, o forse fa finta di essere lontana con
             i suoi occhi, i suoi occhi neri in tinta con la tuta
             mimetica nera trapuntata di munizioni e pistola.
             Vorrei alzarmi, andare via, vorrei dire che que-
             sto è un demonio! Chi me lo fa fare di ascolta-
             re le sue perversità. Mentre Ángel mi parla mi
             guarda profondamente negli occhi. I suoi occhi
             sono pieni di lacrime e mi fanno meno paura de-
             gli occhi del militare in nero con il volto coperto
             da un pesante passamontagna. Ángel continua
             a vuotare il sacco di tutta la sua vita, una vita
             tristemente nota in Perù e cosparsa di decine e
             decine di cadaveri.
                 “Padre, questo mio potere e questa mia per-
             versità non solo suscitavano terrore… in molta
             gente suscitavano ammirazione! Avevo donne
             che venivano da me e mi dicevano: ‘Fammi un
             regalo, dammi un figlio, un figlio pistolero co-
             me te, sanguinario, forte, inesorabile, un duro!”.


             60
   57   58   59   60   61   62   63   64   65   66   67