Page 64 - 4. La speranza non delude
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colore verde – calzini bianchi e zoccoli. Mi metto una sor-
ta di cappello e mascherina. Poi l’accurato rito di lavare
gomiti, braccia e mani: il cartello indica di lavare e sciac-
quare per almeno tre minuti. Sopra questo abbigliamento,
prima di entrare in sala, mi viene dato il camice sterile.
Trovo Mamma nella saletta attigua alla camera operatoria,
scherziamo insieme e troviamo il tempo per recitare
un’Ave Maria e un Angelo di Dio. Le operazioni di prepa-
razione sono già iniziate anche se lei non se ne accorge: la
pre-anestesia comincia a fare effetto, i risultati delle prime
analisi del sangue (durante l’intervento ne praticheranno
diverse) sono già arrivati e rivelano ai medici anestesisti i
farmaci che devono essere usati. Luca, il primario di ane-
stesia, ci raggiunge e ci rincuora, sarà lui il responsabile di
tutta la parte anestetica – una parte tanto sconosciuta dai
profani quanto di importanza capitale; sarà il prof. Lorini
il grande regista del lungo intervento per quanto riguarda
i costanti farmaci da somministrare con grande attenzione
per mantenere in anestesia mia madre. Un perfetto inter-
vento riesce solo quando tra chirurgo e anestesista esiste
una sorta di simbiosi e tale simbiosi è assicurata con due
primari del calibro di Lorini e Ferrazzi. Mamma si addor-
menta serena tenendo la sua mano nelle mie. Da questo
momento passa circa mezz’ora nella quale Luca organizza
l’anestesia: bisogna intubare, attivare il monitor che misu-
ra pressione e battito cardiaco, praticare la respirazione
artificiale. Nel frattempo arrivano i flaconi di sangue che
saranno utilizzati; l’infermiera con molta professionalità
mostra al primario ogni singola confezione: devono verifi-
care numero, scadenza e gruppo sanguigno.

   Mentre assisto a queste fasi preparatorie mi accorgo
che la sala operatoria è molto affollata e assomiglia a un
industrioso alveare dove ogni persona deve compiere sen-

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