In questa pagina dal titolo Opere di Luce vengono raccolti tre interventi apparsi sui giornali in occasione della morte di Papa Francesco, vengono qui raccolti in suo ricordo ed in suo suffragio, sperando che possano far bene ai nostri affezionati lettori
ARTICOLO NUMERO UNO: GINAMI: “QUELLA VOLTA CHE MI PAGO’ IL CAMPO DA CALCIO IN CARCERE”
L’Eco di Bergamo del 24 aprile 2025 pagina 10

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Ho lavorato per 25 anni in Segreteria di Stato, di cui ben venti nell’Ufficio Informazione e Documentazione della Prima Sezioni Affari Generali. Per otto anni ho coordinato la Rassegna Stampa redatta per il Santo Padre ed i suoi collaboratori. Poi per altri dodici anni ho curato il servizio d’informazione per le Nunziature, attraverso la redazione di un Bollettino quotidiano riservato, oltre ad occuparmi degli invii delle omelie del Papa agli organi di stampa e al Dicastero per la Comunicazione. Proprio in questo servizio ho conosciuto da vicino Papa Francesco. Sono moltissimi i ricordi a Lui legati: Gli ho voluto molto bene ed anche Lui me ne ha voluto e ci sono prove concrete. Scrivo di getto lasciandomi un po’ prendere dal cuore: certamente la sua umanità emerge con molta forza in ogni istante del pontificato. Papa Francesco è il papa che all’angelus non si vergogna di dire che è rimasto chiuso in ascensore e ringrazia i vigili del fuoco; oppure che inciampa, cade e si rialza scherzando, un papa che va in centro a Roma a comperarsi un paio di occhiali.

Imprevedibile e simpatico nella sua umanità, con il suo orologio di plastica nero al polso, con la croce pettorale e l’ anello semplici e senza valore di quando era a Buenos Aires. “Folle” è la sua decisione di abitare a Santa Marta… la capacità di scherzare. Un papa che bussa alla porta e ti viene a trovare in ufficio, che si siede alla tua scrivania e guarda dalla tua finestra Roma. Un papa che cena con noi del Direttivo di Associazione Amici di Santina a Santa Marta scherzando e mettendo tutti a proprio agio. Un papa che il venerdì santo in Basilica a S. Pietro sconvolge il cerimoniale e prima di ascoltare le confessioni si confessa Lui stesso dal primo confessore che trova.

Un papa infine che si compromette con nascoste e concrete opere di Carità, come i 3000 Euro che mi diede per costruire un campo da calcio a Challapalca in un terribile penitenziario peruviano posto alla pazzesca altezza di 5100 metri. Proprio in quel viaggio in Perù incontrai anche delle prigioniere nel carcere di Lampa a Juliaca, alcune di loro ebbero l’ardire di scrivere a lui deliziose lettere e Lui preparò una risposta personale per ciascuna di loro. Voleva dividere 1500 euro in tre carcerate. Suggerii che forse era meglio non farlo… per non avere poi un centinaio di lettere dello stesso genere. Acconsentì benevolmente nel ripartire la somma tra tutte le 90 prigioniere. Una di loro Jacqueline conserva ancora oggi quella lettera come una reliquia a distanza di 7 anni! Leggeva volentieri i miei libretti nella collana #VoltiDiSperanza di Fondazione Santina e – forse il più bel ricordo di Lui – è proprio legato al libretto Juana, Domenica 21 gennaio 2018, a Lima. Valentina Alazraki giornalista di Televisa Messico aveva scritto l’introduzione al libro ed in aereo, nel viaggio di andata in Cile e Perù, lo aveva regalato al Papa raccomandandone la lettura.
Papa Francesco non solo lo lesse tutto durante il viaggio in aereo, ma ne propose la lettura pubblicamente nell’incontro con l’episcopato peruviano. Non vi dico la pelle d’oca nell’ascoltare quelle parole… non avrei mai creduto che un papa potesse leggere e proporre un mio scritto! Scoppiai a piangere come un bambino per la commozione… mentre da più parti venivo assediato al cellulare da amici e sconosciuti. Lui si rese conto del bello scherzo fatto.
Gli scrissi un biglietto nel quale dicevo di apprezzare l’immagine che lui usava e con la quale diceva che “i poveri sono la carne di Gesù”: Lei è il “Vicario di Cristo”, ma i miei poveri sono la “carne di Gesù” dicevo e questo mi aiuta meglio a servire il Papa… mi incontrò nei corridoi e mi strinse la mano forte ed in modo cordiale dicendomi. “Bravo, continua così!” Papa Francesco è il papa che tradisce il protocollo in modo disinvolto, come quella volta nella processione del Corpus Domini dalla Basilica di San Giovanni in Laterano fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Era pronta fuori la papamobile rigorosamente targata SCV1 (Stato Città del Vaticano) e scritta in rosso, non in nero come tutte le altre targhe delle auto vaticane. Su quella vettura solo il pontefice può salire! Papa Francesco si avvicina all’auto e poi consegna l’ostensorio al diacono assistente; prontamente il gendarme dice a Lui: “Santità, deve salire Lei è SCV1!” Francesco guarda l’agente e in tono secco dice: “SCV1 non è per me – ed indicando l’ostensorio continua – ma è per Lui!”

ecco l’articolo in fomato digitale che si può leggere nel sito dell’Eco di Bergamo
Il gendarme si fa rosso in viso ed il Papa con i fedeli continua la processione verso Santa Maria Maggiore…. Come si possono dimenticare questi fatti? Potrei scrivere un libro su di Lui, forse dedicheremo a Lui un prossimo libretto della nostra collana #VoltiDiSperanza. Ma vorrei chiudere con il ricordo più bello che ho di Lui… Presentai a Lui il mio Nuovo Testamento in greco e chiesi a Lui di scegliere per me un versetto del Nuovo Testamento che potesse ispirarmi… era incuriosito di come quel libro era sgualcito e consunto: pieno di note e dediche; vide quelle di Papa Giovanni Paolo II e quella di Benedetto XVI e poi scelse:

“La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.” (Rm 13,12) Ci scrisse vicino Francesco 25-4-14. Mentre oggi guardo la data sulla mia consunta Bibbia mi commuovo, Papa Francesco proprio come in questi giorni 11 anni fa mi dava una regola di vita, mi incoraggiava ad “indossare le armi della luce”. Chi avrebbe immaginato che il 26 aprile del 2025 si sarebbero celebrati i suoi funerali? Quella frase da Lui sottolineata sulla mia Bibbia mi diede una enorme forza e così l’anno dopo nacque “Fondazione Santina” e regalai a Lui un mio nuovo libro, scritto con la giornalista Vania De Luca, dal titolo Opere di Luce con l’Introduzione del nostro Vescovo Mons. Francesco Beschi. Il Papa accolse il libro facendosi una risata compiaciuta: “Vedo che hai imparato la lezione. Non smettere mai di compiere opere di luce!” Oggi, rientrato a Bergamo, spinto da questo ricordo e dalla vicinanza del Vescovo Francesco continuo nel nome di mia madre Santina a compiere piccole opere di luce tra i poveri del mondo… e sono sicuro che Francesco dal Cielo continuerà ad aiutarmi e questo breve articolo ne è una prova.

ARTICOLO NUMERO DUE LA MAGLIA INSANGUINATA DI ROCÍO : IL SENSO DEL PAPA PER LA DIGNITA’ DELLE DONNE
Corriere della Sera del 25 aprile 2025, sezione Bergamo pagine 1 e 5“
Gracias tambien per el libro, ‘Sol’. Estas publicaciones breves y manuales, hacen bien pues nos sopapean con verdades que olvidamos o no queremos ver (Santa Marta 8-9-21)” “Grazie anche per il libro ‘Sol’. Queste pubblicazioni brevi e maneggevoli, fanno bene perché ci schiaffeggiano con verità che dimentichiamo o non vogiamo vedere (Santa Marta 8-9-21). Questo è il commento scritto di Papa Francesco al regalo di un mio libretto Sol (Luigi Ginami #VoltiDiSperanza n.33) che parla del tragico sfruttamento sessuale di una ragazza in Perù.

Ho lavorato in Segreteria di Stato per 25 anni, di cui ben venti nell’Ufficio Informazione e Documentazione della Prima Sezioni Affari Generali. Per otto anni ho coordinato la Rassegna Stampa redatta per il Santo Padre ed i suoi collaboratori. Poi per altri dodici anni ho curato il servizio d’informazione per le Nunziature, attraverso la redazione di un Bollettino quotidiano riservato, oltre ad occuparmi degli invii delle omelie del Papa agli organi di stampa e al Dicastero per la Comunicazione. Proprio in questo servizio ho conosciuto da vicino Papa Francesco. Ed in questa vicinanza ho potuto comprendere quanto teneva in considerazione il valore della donna, tanto trascurato e calpestato in tutto il mondo e in America Latina.

Sono partito da un suo scritto autografo commento al primo mio libretto scritto dopo il mio ritorno a Bergamo il 3 maggio 2021 per dedicarmi a tempo pieno a Fondazione Santina che lavora sovente a favore di donne calpestate e vittime di soppruso. Papa Francesco sentiva nel suo cuore forte tali storie. Mi ricordo con che passione leggeva i miei libretti che passavano per le sue mani: tutte storie da capogiro: Juana in Perù, di cui parlò pubblicamente ai vescovi peruviani riuniti a Lima la domenica 21 gennaio 2018; oppure di Esha a Garissa in Kenya e la piaga della mutilazione genitale femminile, per giungere poi al caso di Rocio di cui Papa Francesco rimase molto impressionato e lo disse più volte ai giornalisti. Proprio di Grecia in Messico vi voglio parlare. Mi ero recato in Messico, il Messico spietato dei cartelli della droga, quello che regala purtroppo circa 40.000 morti all’anno. Un ragazzino di 8 anni mi aveva regalato piangendo la camicetta insanguinata della mamma Rocio, uccisa barbaramente con un colpo di arma da fuoco davanti a lui: storia terribile, vedevo nel bambino ancora il terrore di quel momento! Tornato a Roma con quella reliquia di sofferenza, i giorni seguenti incontro una cara amica giornalista, Valentina Alazraki che stava preparando una intervista con il Papa per la sua emittente Televisa Mexico. Mostrai a lei la camicetta di Rocio e lei mi disse: “Gigi perché e se la regalassi al papa durante l’intervista con una opportuna domanda sulla povera donna ammazzata dalla violenza?” Mi sembrò una bella intuizione e così, dopo averla lavata la consegnai a Valentina.

L’articolo si può leggere anche nel sito web del Corriere della Sera
Per il mio incarico in Segreteria di Stato vidi subito l’intervista prima della pubblicazione e mentre Papa Francesco parlava i miei occhi si riempivano di lacrime: Vi ringrazio, vi ringrazio molto. (…). Questa donna non ha potuto vedere i suoi figli, non li ha visti crescere, e qui sta la sua camicetta. Vorrei dire a quanti ci stanno seguendo che più che una camicetta è una bandiera, una bandiera della sofferenza di tante donne che danno vita e danno la vita, e che passano senza un nome. Di Rocío conosciamo il nome, anche di Grecia, ma di tante altre no. Passano senza lasciare il nome, ma lasciano il seme. Il sangue di Rocío e di tante donne uccise, usate, vendute, sfruttate, credo che debba essere seme di una presa di coscienza di tutto ciò. Vorrei chiedere a quanti ci stanno vedendo di fare per un momento silenzio nel proprio cuore per pensare a Rocío, per darle un volto, per pensare a donne come lei. E se pregate, pregate, se avete desideri, esprimeteli, e che il Signore vi dia la grazia di piangere. Piangere su tutta questa ingiustizia, su tutto questo mondo selvaggio e crudele, dove la cultura sembra essere solo una questione d’enciclopedia. Vorrei cioè concludere con questo ricordo e con la parola Rocío.
Terminata l’intervista vidi il Papa fortemente commosso, aveva stretto nelle sue mani durante l’intervista quella camicetta e l’aveva baciata e si ritirò nel suo appartamento con quella camicetta… ma la cosa più commovente è stata nei giorni seguenti quando dal Messico mi chiama il marito di Rocio con il piccolo Beto: “Don gigi, abbiamo visto l’intervista di Valentina e siamo scoppiati a piangere quando abbiamo visto la camicetta strappa di mia moglie nelle mani del Santo Padre: devi dire a Lui il nostro grazie!” Papa Francesco si mostrò molto commosso ricevendo questa notizia ed io più di Lui… Nei seguenti viaggi in aereo parlando con i giornalisti e con Valentina più volte ci ricordò la camicetta di Rocio che custodiva gelosamente. Ma parlando di donne racconto solo un altro fatto, riguardante una donna speciale, una madre: la Madonna Calpestata. Questa volta mi ero in Iraq per inaugurare un pozzo costruito a Mosul, la capitale dell’ISIS. Eravamo nel mezzo di una feroce guerra per la riconquista della città da parte dell’esercito iracheno. Entrato in una chiesa distrutta e profanata dalla soldataglia dell’ISIS per terra vedo una effige mariana calpestata, presa a calci e sfigurata. La avvolgo in una tovaglia dell’altare la butto sulla jeep e parto per Erbil,da Erbil a Roma… la ripulisco è una bellissima immagine di una Madonnina che tiene tra le sue braccia Gesù Bambino. La regalo alla casa religiosa dove abito e le suore fanno stampare delle immaginette che riproduce il quadro come l’avevo ritrovato e il quadro dopo il restauro… La Madonnina inizia ad essere oggetto di devozione. Dal 5 all’ 8 marzo 2021, due mesi prima del mio rientro a Bergamo, Papa Francesco visita l’Iraq, nel viaggio di andata un giornalista di Reuter in aereo dona al papa copia dell’immaginetta, sulla quale ho composto una breve preghiera. Il Papa la guarda attentamente e ringrazia il giornalista… Io mi trovo in ufficio e vedo le immagini di quel dono e nel mio cuore dico: “Maria, Madonna Calpestata, proteggilo in questo difficile viaggio!” Il 7 maggio il Santo Padre giunge proprio a Qaraqosh nella stessa chiesa dove avevo trovato l’immagine della Vergine.
L’omelia era già composta da Roma, ma in quell’omelia Francesco introduce un riferimento da brivido per me, ecco il testo con il quale chiudo questo articolo: Mentre arrivavo con l’elicottero, ho visto la statua della Vergine Maria su questa chiesa dell’Immacolata Concezione, e ho affidato a lei la rinascita di questa città. La Madonna non solo ci protegge dall’alto, ma con tenerezza materna scende verso di noi. La sua effigie qui è stata persino ferita e calpestata, ma il volto della Madre di Dio continua a guardarci con tenerezza. Perché così fanno le madri: consolano, confortano, danno vita. E vorrei dire grazie di cuore a tutte le madri e a tutte le donne di questo Paese, donne coraggiose che continuano a donare vita nonostante i soprusi e le ferite. Che le donne siano rispettate e tutelate! Che vengano loro date attenzione e opportunità! E ora preghiamo insieme la nostra Madre, invocando la sua intercessione per le vostre necessità e i vostri progetti. Vi pongo tutti sotto la sua protezione. E vi chiedo, per favore, di pregare per me. Ritornato a Roma mi guardò con compiacimento dicendo: “Rocio e la Vergine Calpestata ti proteggano dal Cielo” Oggi, mentre scrivo questo articolo capisco perché Papa Francesco ha voluto essere sepolto a Santa Maria Maggiore, un Pontefice innamorato della Madonna non poteva che desiderare di essere sepolto vicino al quadro di Maria, celebrata a Roma come Salus Populi Romani… ed io spero che dal Paradiso oltre alla Vergine Calpestata ed a Rocio anche Papa Francesco vegli sul mio cammino.
ARTICOLO TRE: COMPRO’ IL PRIMO BIGLIETTO DELLA LOTTERIA PER APRIRE L’AMBULATORIO IN OSPEDALE
L’Eco di Bergamo 26-4-25 pagina 9
Dieci anni fa la nostra “Associazione Amici di Santina ONLUS” iniziò una coraggiosa iniziativa nel nuovo Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Abbiamo aperto un ambulatorio nel reparto delle malattie infettive del Dottor Marco Rizzi per la cura del morbo di Chagas. Una patologia che colpisce i paesi dell’America Latina e dovuta alla puntura di un insetto. Tale infezione rimane silente per anni e poi esplode con effetti letali per cuore ed intestino.

L’iniziativa era rivolta a donne in età fertile dai 17 ai 45 anni perché nelle donne in gravidanza il morbo infetta anche il feto. Da allora ai nostri giorni abbiamo curato circa 500 donne provenienti da Bolivia, Perù, Colombia Ecuador… Per sovvenzionare la cura ci eravamo inventati diversi modi, tra i quali una lotteria: il costo dei biglietti era di Euro 5 e l’estrazione sarebbe avvenuta il 6 giugno 2015, giorno dell’inaugurazione dell’iniziativa. Maurizio Barbaro mi consegnò il primo blocchetto di biglietti e mi disse con fare ironico: “Questo nuovo Papa mi sembra un grande: perché non fai comperare a lui il biglietto numero 1?”

Papa Francesco era stato eletto nel marzo del 2013… erano solo due anni ma aveva incantato tutta la Curia per la Sua semplicità e così studiai attentamente la “scena del crimine” in cui tentare il colpo grosso. Mi avventurai “casualmente” nella portineria di Santa Marta, l’ascensore scende ed il papa esce in compagnia di un sacerdote Argentino Guillermo Karcher. Mi sorride, fortunatamente è in un momento di calma: “Buongiorno Santo Padre, Lei conosce il morbo di Chagas?” “Scherzi? Certamente lo conosco anche in Argentina abbiamo questa malattia che colpisce la gente povera che vive nelle capanne e in case modeste… se ti punge quell’insetto può essere letale!” Sorrido compiaciuto e dico: “Noi a Bergamo abbiamo una grande popolazione di boliviani e con l’Associazione Santina vogliamo aprire un ambulatorio per curare questa malattia. Mi prende un biglietto della lotteria? Le vorrei omaggiare il biglietto 001!” “Ma certo che lo prendo e grazie di cuore per l’aiuto a queste persone in emigrazione!” Al banco della reception scrivo sul biglietto numero 001: Papa Francesco, Casa Santa Marta, 00120 Città del Vaticano. Il Santo Padre guarda i premi e dice sorridendo: “Premio numero uno: pregiata collezione di vini Le Corne: molto bene, ottimo premio!” Sorride e sale le scale verso l’auto che l’aspetta fuori e consegna il biglietto a Mons. Karcher. Io sorrido compiaciuto con il tagliando del biglietto in mano. Verso mezzogiorno Mons. Karcher bussa alla mia porta in ufficio: “Don Gigi, Papa Francesco si scusa di non averti pagato il biglietto, ha letto che il prezzo è di euro 5 ti manda 10 Euro che ha tolto dal suo portafoglio!” Il sacerdote esce ed io mi commuovo, guardo ai 10 euro che vengono dalle tasche del Papa e guardo il tagliando 001 li sigillo in una busta ed il giorno dell’inaugurazione consegno la busta preziosa al Dottor Carlo Nicora Direttore Generale dell’ospedale con una foto di Guillermo Karcher che mi consegna i 10 euro. Penso che ancora oggi Nicora conservi la busta come una reliquia di umanità. …E sì! Proprio umanità, questo era il segreto di Papa Francesco: la sua umanità.
E chiudo accennando ad un fatto banale, ma di grande commozione oggi, che mostra tale semplicità ed umanità. Non si vergognava di inconvenienti che viveva, ma li accoglieva con pazienza, come quella volta che rimase chiuso in ascensore per 25 minuti. Era Domenica 1 settembre 2019, io ero di turno nel mio servizio domenicale ed avevo già inviato alla Sala Stampa vaticana ed ai giornalisti il testo dell’Angelus, attendevo il Papa, ma l’ascensore si blocca! I vigili del fuoco arrivano e succede un piccolo putiferio: la gente in piazza attende, i telefoni squillano e: cosa dire? Quale scusa inventare? Meglio fare silenzio: certamente non si può dire che è rimasto chiuso in ascensore e probabilmente neppure lui sarebbe contento! Gli uomini della sicurezza, i Vigili del Fuoco, i gendarmi lavorano febbrilmente e finalmente il papa esce… Ma esce dall’ascensore con un grande sorriso e commenta: “Pazienza, andiamo, sono cose che capitano!” Si affaccia alla finestra, vicino a lui Mons. Gaid porge il testo preparato ma che non contemplava l’inconveniente dell’ascensore. Dopo gli applausi della piazza si fa silenzio e Papa Francesco con una grande semplicità ed umiltà improvvisa questo testo: Devo scusarmi del ritardo, ma c’è stato un incidente: sono rimasto chiuso nell’ascensore per 25 minuti! C’è stato un calo di tensione e si è fermato l’ascensore. Grazie a Dio sono venuti i Vigili del Fuoco – li ringrazio tanto! – e dopo 25 minuti di lavoro sono riusciti a farlo andare. Un applauso ai Vigili del Fuoco! La piazza esplode in un applauso pieno di calore ed affetto per questo semplice meraviglioso uomo. Gloria Fontana di Radio Vaticana – una donna preziosissima nel trascrivere le variazioni del pontefice – dopo 10 minuti mi invia il testo che qui sopra ho riportato, mi precipito ad inviarlo nuovamente alla Sala Stampa ed ai giornalisti, chiudo la porta dell’ufficio e mi dico: “Papa Francesco è davvero “un fuori di testa”, che meraviglia il riconoscere le cose che vanno storte senza nasconderle, senza “incipriarle”! Che meraviglia ringraziare i Vigili del Fuoco per il prezioso servizio svolto, quel prezioso servizio che Papa Francesco ha reso a tutta la Chiesa riparando i danni di ascensori fermi per mancanza di energia, come quello del maltrattamento delle donne, dell’immigrazione e dei carcerati…

