Interventi

Kenya – biblioteca scuola primaria di Garissa


In Kenya  Fondazione Santina finanzia la costruzione dei locali di una biblioteca nella scuola primaria cattolica di Garissa, siamo ai confini con la Somalia e l’integralismo islamico è forte.  Il costo della realizzazione è di Euro 8.000, cifra interamente offerta dalla generosità di Carlo Olmo. L’incontro con Carlo Olmo è stato miracolo e mistero, ecco in un breve video come è avvenuto:

Chi volesse approfondire come sia avvenuta la donazione di Carlo, troverà dettagliatamente la spiegazione nella nostra pagina web che abbiamo costruito per l’evento tanto misterioso e miracoloso.

Qui di seguito potrete vedere la causale del bonifico fatta da Carlo in modo che a tutti sia chiaro da dove vengono i soldi. Ecco la causale del versamento.

Ho proposto a Carlo di destinare euro 8.000 dei 50.000 per la costruzione di una biblioteca nella scuola primaria cattolica di Garissa.  Ora, grazie all’intervento di Carlo Olmo i bambini avranno una aula nuova dove potranno consultare i libri e prenderli in prestito, stiamo parlando di un luogo dove non si ha da mangiare, figuriamoci se vi è possibilità di comperare sillabari o libri di lettura, anche perché il numero dei piccoli è cresciuto, grazie alla meravigliosa opera delle suore. Crediamo molto nelle mamme giovani: sono tutte ragazze di 21-25 anni perché la scuola primaria sempre più si trasformi in una grande e significativa opera educativa. Ora vi mostriamo il video di dove  il Vescovo di Garissa ci chiede di costruire i locali della biblioteca.

Ecco il nostro impegno a Garissa, di seguito il protocollo di intesa per la costruzione della biblioteca.

PROJECT FOR THE REALIZATION OF A NEW LIBRARY HALL FOR ST. MARY’S SCHOOL – GARISSA, KENYA. ON THE BASIS OF SANTINA ONLUS FOUNDATION

Rome, 1th of December, 2019

Rt. Rev. Joseph Alessandro OFMCap
Bishop of Garissa
Bishop’s House P.O. Box 7, Garissa 70100 – Kenya
Mob: +254  0712831001
e-mail: jaofmcap@gmail.com

               on the occasion of the recent Solidarity Journey of our Fondazione Santina ONLUS – which took place from 27th of April to 6th of May 2019 – following your request of 3th of May 2019, I formulated to our Board of Directors the application of Euro 8,000 to be able to create a a library hall for St. Mary’s School – Garissa. I am pleased to announce that on 11th of November 2019 the Board of Directors, meeting at the Rome office of our Foundation, unanimously decided to allocate the entire amount  requested by you for a total of Euro 8000. After having made this important point here are the conditions of our agreement:

1. The amount will be divided into two rates:FIRST RATE EURO 4000SECOND RATE EURO 4000 
2. The shipping bank charges will be in our tradition with agreement with our bank OUR, therefore, you will receive full payment of the installment. 
3. The two installments will be disbursed on the current account and bic swift code, which we indicate here and we will deliver the money directly ONLY to you, Mons. Joe Alessandro.Here is the name of the Bank:

– name of the Bank: KENYA COMMERCIAL BANK
– current account number: 1128130610 – BIC / SWIFT: KCBLKENX
– Bank Code: 12 – Branch Name: GARISSA BRANCH
– Beneficiary / Account Holder: CATHOLIC DIOCESE OF GARISSA
– address of the beneficiary: P.O. BOX 7, GARISSA 70100 – KENYA

  1. In the face of this supply, we are asking you to adhere to some of the rules that we have established for each of our charitable and solidarity operations:

4.1 For each rate you have reclaimed, we request:
– charge of receipt by email of the amount, including the date of receipt of the sum
– Punctual reporting on how the money was spent and received from you
– Photographic documentation of the state of the works
4.2 At the end of the work we ask to affix the plaque of our Foundation that we will send, with appropriate translation in English.
4.3 Together we will establish a date for the inauguration of the works which will be attended by our small delegation, led by me, for the purpose of establishing deeper and more structured relations of solidarity.
4.4 Each phase of the project will be strictly published on the website of our Association as it happens for other projects, in our new website: www.fondazionesantina.org
Because this articulated project of expenditure can be started by waiting for you:

  • JOE ALESSANDRO
  • GEORGE MUTHAKA NJUGUNA VICAL GENERAL
  • JAMES KAZUNGU KATANA FONDAZIONE SANTINA ONLUS

an answer signed by all three to my letter, which states that we accept the 4 conditions mentioned here. Also on behalf of the Members of the Board of Directors, I wish to express my best wishes for good work and also to ensure our remembrance in prayer.

MONS. LUIGI GINAMI
PRESIDENT 
Dr. Luigi Pacini
TREASURER 
Dr. Brunella Torti
SECRETARY 
Dr. Giampietro Teodori
PROJECT WORKER

Qui di seguito la lettera di richiesta da parte del Vescovo Joe

Ecco una tabella riassuntiva dei nostri pagamenti alla Diocesi di Garissa:

RATA DATA IMPORTO EURO 
PRIMA RATA Prevista prima settimana dicembre 2019 Euro 4000
SECONDA RATA Prevista prima settimana gennaio 2020 Euro 4000
TOTALE  seocnda metà di gennaio 2020 Euro 8000
INAUGURAZIONE PREVISTA  11 FEBBRAIO 2019

E,  come sempre, qui di seguito, metteremo i bonifici delle due rate e la documentazione inerente i lavori

CINQUE ORRENDI TAGLI SU CINQUE BAMBINE NEL 2018. MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE
Da tanto tempo la desideravo incontrare, ci eravamo incontrati a Garissa lo scorso anno, il 14 febbraio 2018, era il mercoledì delle ceneri e Lei si chiamava Esha. Una delle più orrende storie che ho potuto incontrare nella mia vita. Volevo dare a Lei un libretto scritto con l’amica musulmana, giornalista di Al Jazeera, Fatma Naib e che prendeva proprio titolo dal suo nome ESHA, e che racconta di mutilazione genitale femminile, nel suo acronimo inglese FGM Femal Genital Mutilation. Il suo nome completo è Esha Mohammed Adhan, ed ha 33 anni. La sua storia ha la capacità a distanza di un anno di mettermi la pelle d’oca per la sua violenza, per la sua cruda spudorata sofferenza e soprattutto per il suo non-senso. Scrivendo il libro uscito nel marzo 2018, con Fatma a lungo abbiamo chiacchierato al telefono da Stoccolma, abbiamo riflettuto e lavorato per giungere alla stessa conclusione che quella della mutilazione genitale femminile è una aberrazione che non ha nessun senso e che non si può limitare al solo fatto religioso, ma bensì tribale; anche se a Garissa, a 90 chilometri dalla Somalia, chi pratica la mutilazione genitale femminile sono i musulmani, o meglio le musulmane. Infatti questa era una delle prime costatazioni che insieme con Fatma abbiamo fatto. L’uomo non gestisce questo mondo, anzi ne è completamente fuori, quasi una sorta di iniziazione femminile e sono le donne, le vecchie, le grandi protagoniste di questo crimine orrendo! Basterebbe vedere il noto film Fiore nel deserto dell’anno 2009 per renderci conto di quanto doloroso, assurdo, grave ed esteso è il fenomeno, ma quello che sto per raccontarvi vi brucerà le budella! Ma prima di parlare del mio secondo incontro con Esha, vi voglio fornire un piccolo dato di riflessione. Come sapete la nostra Associazione Amici di Santina ONLUS ha un piccolo e modesto canale youtube con solo 1815 iscritti e circa un milione e duecentomila visualizzazioni, niente di grande, ma il breve video girato in Kenya a Garissa e postato con i modesti mezzi di una linea WiFi trovata in uno scalcinato negozio della polverosa città vicina alla Somalia ha realizzato ben 91.021: in altre parole il video in assoluto più visto e cliccato di tutto il nostro piccolo canale è quello che riguarda Esha! Anche l’AOGOI, l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, ha preso parte alla nostra riflessione e la Dottoressa Silvia Von Wuster, Direttore di UOC Ostetricia e Ginecologia ha definito il fenomeno aberrante. Il libretto stesso ha avuto un notevole successo ed è stato oggetto di riflessioni e conversazioni radiofoniche in Italia.

         Dunque arrivavo all’incontro con Esha con una buona conoscenza del fenomeno, ma soprattutto volevo rivedere Esha per l’affetto e la stima che era nato per Lei con l’intento di regalarle una copia del libro che narra la sua storia, anche se scritto in italiano.      
  
Con Jimmy e Doreen arriviamo a Garissa la sera di giovedì 2 maggio 2019; il viaggio è stato di circa 9 ore e il pullman usato per attraversare le zone desertiche dal sud al nordest del Kenya non garantisce sicuramente un viaggio confortevole. La sera, dopo una doccia abbondante e la celebrazione della messa, con il grande amico Joe, Vescovo di Garissa, con altri due sacerdoti e la mitica sister Everlyne abbiamo un incontro per organizzare i dettagli del programma della nostra intensa permanenza.

         Dopo aver affrontato il tema di una testimonianza di quanto sia duro e difficile essere cristiani a Garissa, l’incontro con un testimone di fede, l’incontro con i terroristi di al Shabab al carcere, mi rivolgo a sister Everlyne: “Carissima, nel mio cuore sai che ho un desiderio grande: quello di incontrare nuovamente Esha per regalare a Lei il libretto che abbiamo scritto, ma vorrei chiederti anche un’altra cosa… Sister Everlyne mi risponde: “Don gigi, terminato l’incontro la chiamo al telefono e la faccio venire, sarà molto contenta di incontrarti nuovamente, ma che cosa vuoi da lei?” La domanda della suora africana, una grande mamma nel vero senso della parola, mi incoraggia a continuare; Jimmy e Doreen spalancano i loro occhioni, conoscono bene la curiosità dei miei giovani! E allora alzando la voce leggermente dico: “Vedi suor Everlyne, lo scorso anno grazie a te abbiamo incontrato Esha; lei è una donna di 34 anni. La sua vicenda è stato un oggetto di grande riflessione per me e per molti di noi e nel mio colloquio con Esha vorrei dire a lei quanto bene mi ha fatto incontrare, riflettere e pregare sulla sua storia, ma quest’anno sono tornato qui per andare ancora più pin profondità sul tema della FGM e cercare non solo di capire il fenomeno, di meglio conoscerlo, ma soprattutto di dare un aiuto concreto economico. Suor Everlyne si fa più attenta e mi dice: “Si padre, dimmi cosa vuoi”. “E’ una richiesta difficile e anche molto rischiosa se non si gestisce bene, ma tu sei colei che davvero può forse compiere il miracolo. Ti dico quello che ho pensato: vedi, sicuramente la scelta di Esha di parlare di FGM è molto ardita, ma sono convinto che ancora oggi la mutilazione genitale femminile è ancora praticata. Allora, un conto è vedere Esha, un conto è incontrare bambine, mutilate recentemente!”

Il vescovo Joe si fa attento anche lui. Ecco la mia richiesta: “Puoi chiedere ad Esha se domani può farmi incontrare con 5 bambine tagliate nei mesi scorsi? A queste cinque bimbe potremmo dare un aiuto economico per le loro cure mediche, per aiutarle a crescere… che ne pensi? In altre parole un piccolo programma di adozione a distanza, per i soliti tre anni. Mentre a Msabaha abbiamo bambini con HIV, qui potrebbe il nostro programma proporre bimbe FGM!” Doreen sorride con un grande e bellissimo sorriso africano mostrando una meravigliosa sorpresa, mette una mano sulla mia spalla e dice. “Gigi, che bellissima idea, essere a fianco di noi donne africane! Sono molto orgogliosa di te.” Suor Everlyne guarda il vescovo sorridente e compiaciuta e mi risponde: “Chiamo subito Esha e vediamo cosa si può fare!” Sono felice perché mi sembra che tale incontro con le piccole si possa realizzare. Usciamo stanchi dal nostro incontro, ma durante la cena l’argomento delle FGM torna ed è un po’ il piatto forte della serata. Il saggio vescovo Joe ci suggerisce cautela, cautela che per primo voglio e che approvo fino in fondo: dobbiamo vedere chi sono le bimbe e fare delle opportune valutazioni. Ci auguriamo la buona notte, ma prima di dormire penso bene al mio atteggiamento con le bambine mutilate. Dopo una nuova doccia che attutisce i 45 gradi di caldo, sprofondo in un sonno pesante: il programma della nostra permanenza è tutto pronto e ben fatto.

         Purtroppo il programma della intensa e bellissima giornata pone l’incontro con le bambine nelle ultime ore della sera. Sono stanco e poco concentrato, ho pazzeschi vuoti di memoria, ed una forte lotta contro il sonno mi pervade la mente: ho incontrato Paul, un cristiano scampato al massacro di Al Shabab lo scorso anno, poi è stata la volta di tre terroristi di Al Shabab al carcere di Garissa ed in fine la storia di Monica coraggiosa maestra rimasta al suo posto in un villaggio, nonostante le minacce degli Shabab.   Ho addosso una lercia camicia a strisce regalo di uno dei terroristi: è la sua divisa da recluso. Tale camicia mi sta importunando per diversi motivi, il primo tra tutti è il tanfo che emette: ogni respiro che compio mi mette il vomito, è un misto tra orina, sudore ed è cosparsa di macchie di olio; il secondo motivo è perché ho il sospetto che tale tessuto lercio sia divenuto il nido di minuscoli insetti o parassiti… lo sospetto per le punture che sento sulla schiena e sull’addome puntualmente e che mi provocano irritazione e prurito, ma che alla fine contribuiscono a tenermi sveglio: il tutto shakerato con il calore dei 45 gradi e il sudore che mi esce da ascelle e da tutto il corpo. Mi sento una specie di spazzatura vivente tra scottature, punture di insetti, puzza e sudore. Bene, in questo quadro dettagliato di igiene personale mi preparo a incontrare le bambine mutilate mettendo la testa sotto una fresca canna di acqua con la quale un contadino somalo sta innaffiando l’oro delle suore.   Nella casa, Esha mi sta aspettando felice e attorno a lei ci sono cinque bellissime bimbe. La prima impressione è la festa dei colori: tutte le bambine hanno vestiti coloratissimi, ed Esha porta uno splendido Niqab giallo, sotto di esso, sulla fronte appare un velo nero, ed il niqab giallo si sposa molto bene con un lungo vestito giallo sul quale sono disegnati splendidi fiori viola. La ragazza sorride, mi dice di stare bene ed è felice di incontrarmi. Parla inglese non correttamente, ma si fa capire e mi capisce: ma poi Jimmy e Doreen con Sister Everlyne mi aiuteranno nella traduzione.

La ragazza mi dice che la suora le ha spiegato il mio intento ed è felice di fare qualcosa per quelle bambine. La chiacchierata con lei per un momento mi aveva fatto trascurare le bimbe, ma basta uno sguardo e gli splendidi colori dei loro vestiti rigorosamente islamici mi catturano. E’ una girandola di colori: i niqab sono giallo, verde, rosso, rosso porpora, azzurro; una bimbetta ha un vestito rosa lungo sul quale il giallo del niqab appare sgargiante, ma dando una impressione di festa e di allegria. Oltre i colori che imprigionano la vista, il cuore è catturato dai loro occhi: occhi grandi, occhi dove il bianco dell’iride che contorna la pupilla nera risaltano con prepotenza sul nero della carnagione regalando la percezione di meravigliose perle… ed infine i sorrisi, sorrisi pieni di luce in contrasto con il buio del taglio fatto sulla loro carne così giovane. La loro età è davvero piccola. Mi corrono incontro, prendo in braccio la più piccola che ha solo 7 anni. “Esha, quanti anni hanno queste bimbe?” “Padre quella che hai braccio ha sette anni poi due di loro hanno 10 anni e altre due 11 anni.”

Guardo quei testori devastati, una puntura di un insetto sulla schiena ospite della mia schifosa casacca, mi risveglia dal torpore e dopo una forte grattata, mi concentro. Devo essere attentissimo: prima di tutto sono minori, poi sono bimbe musulmane ed hanno una diversa formazione intellettuale ed umana dalla mia, ed infine sono tutte tagliate … solo in quel momento inorridisco e provo disgusto: Gigi, le volevi vedere? Pensavi fosse una tragedia scritta in un libro? Pensavi che Fatma ti raccontasse cazzate? Pensavi che questa roba alla fine era un cosa di anni fa, delle persone dell’età di Esha? No le hai qui, una di loro ce l’hai in braccio, le hai appena dato un bacio. Non lo scorso anno, non anni fa: ORA! Porca miseria! Oggi è venerdì 3 maggio 2019, sono le ore 18,30 e sono a Garissa, la tengo in braccio e le altre quattro sono attorno a me nel giardino. Se in un domani pensassi che non è vero ci penserà il GPS del tuo cellulare a provare che eri qui. Un conto è parlare di queste cose in Italia, con indignazione, ma soprattutto con distacco, il distacco di 8000 chilometri, il distacco che ci permette, dopo aver letto queste righe di continuare a vivere e respirare normalmente: provando orrore, ma un orrore molto. molto misurato! Il tutto forse, proprio in questo momento in cui stai leggendo, si concluderà con un respirone – una esclamazione – e una frase del cazzo del tipo: “E’ la vita!” . Bene le righe che sto scrivendo qui da Garissa vorrebbero invece trapanarti il cervello, fartelo uscire fuori, vorrebbero bucarti il petto e strapparti il cuore e se sei donna prova ad immaginare che ti taglino il clitoride senza anestesia con una lametta e che il tuo caldo sangue esca. Bene sono allora sei pronta e sei pronto a leggere queste righe infernali, che prendendoti la mano ti porteranno nell’assurdo, nel proibito, nel non senso angosciante. Tutti sentimenti che sto provando proprio ora e quando il cervello soffre le punture degli insetti diventano carezze sulla schiena mentre le loro pure ed innocenti storie ti pungono a sangue il cuore!

         Rientriamo in casa ed inizia il calvario delle loro cinque storie. L’ambiente si è riempito di frastornante silenzio, di sorrisi forzati, di sguardi pieni di interrogativi di dolore: Jimmy. Doreen, suor Everlyne ed Esha, la regista dell’incontro, siamo tutti catturati dalle nostre piccole ospiti. Nel mio cuore prego lo Spirito Santo, con il barlume di fede che mi è rimasto, che possa formulare domande giuste e santi silenzi. Iniziamo con la prima la più piccolina. Lei è quella che veste il niqab azzurro. Si siede vicino a me, parla solo kiswaili. Non posso domandare molto. Penso di iniziare dal nome: “Come ti chiami piccolina? E quanti anni hai?” Sister Everlyne traduce. “Mi chiamo Rukia Ali ed ho sette anni.” Inghiotto amaro, cavolo è proprio piccola, come si può mutilare una piccolina così?” Rukia con la vocina di una piccina continua: “Vengo da Madogo padre, un villaggio a sei chilometri da Garissa” La bambina è molto affascinata dalla mia pelle bianca, è la prima volta che vede un muzungo in carne ed ossa. Doreen accarezza la bimba, sono contento che oltre a me e a Jimmy ci siano donne in questo incontro: Esha, sister Everlyne e Doreen. L’incontro è molto diverso e più naturale con loro. “Raccontami della tua famiglia…” Doreen traduce lentamente. La bimbetta mi guarda diretta negli occhi – i suoi bei occhioni neri – con la sua vocina mi racconta: “ Padre io vivo con la mia nonna; mio papà Fuad non sta bene, la nonna mi dice che è pazzo, disabile mentale, e mia mamma Rula svolge lavori saltuari: siamo molto poveri”. Guardo la bimba i suoi discorsi sembrano più grandi della sua età. Sorride, faccio a lei alcuni complimenti per il bellissimo colore del niqab. E poi la domanda cruciale. “Rukia ti ricordi quando ti hanno tagliato?” Questa volta mi rivolgo a Esha perché traduca la mia domanda, immediatamente capisce, prende Rukia sulle sue gambe e poi con voce bassa pone la domanda… la bimba mi guarda, la guarda, si fa triste e gli occhi sembrano dire che non vuole ricordare, che vuole fuggire il dolore. Paradossalmente la più piccolina sarà però colei che più parlerà della mutilazione.

“Mi ha fatto tanto, ma tanto male quella vecchia!” …Vorrei interromperla, ma mi impongo il silenzio: mai fermarla, magari non parla più. Rukia, si copre metà del volto dietro il braccio di Esha, che sembra darle grande protezione. E’ Esha a prendere la parola e a dire: “Rukia, Gigi, ti vuole aiutare… te la senti di raccontare a lui cosa è successo. Quando ti hanno tagliato, chi è stato, dove lo hanno fatto?” La bimba si sente al sicuro tra le braccia di Esha e penso di non metterle troppa paura per il fatto di essere bianco. “Quella vecchia cattiva è venuta alla mia casa nelle prime ore del pomeriggio, era lo scorso anno 2018. A casa stranamente si era fermata mia mamma Rula, che mi diceva con la nonna che sarebbe arrivata questa donna, che mi avrebbe dovuto tagliare e che avrei perso tanto sangue e sentito tanto male, ma che dovevo essere forte e non avere paura e che era meglio farlo subito da piccola, piuttosto quando ero grande! Bussano alla porta si presenta questa nonna. Mi saluta con dolcezza e mi da una carezza, io provo il gelo e scoppio a piangere. Mia mamma mi porta dall’altra stanza e mi spoglia nuda, mentre la nonna e la vecchia parlano… chiamano mia mamma e ci dicono di andare. Io grido e mi attacco alle braccia della mamma. Mi distendono sul tetto dove hanno messo una stuoia pulita, mia madre e mia nonna mi tengono inchiodata al letto e la vecchia taglia, grido come una pazza, sembra che i secondi e i minuti siano divenuti ore… il dolore più forte della mia vita. Mai avevo provato questo dolore!La piccolina scoppia a piangere e non vi è verso di fermarla. Io purtroppo non capisco la lingua, ma capisco l’aberrazione che sta raccontando per il volto esterrefatto di suor Everlyne, Jimmy e Doreen, mentre Esha rimane impassibile e lentamente traduce a me le parole che finiscono con impiastrare un foglio di carta che tengo tra le mani e che ora sto trascrivendo prima che le tinte del dolore scompaiano dalla mia descrizione. Sono abituato attraverso questi viaggi ad ascoltare dolore, ma del tutto impreparato ad ascoltare malvagità vestite di bontà: il vero volto del Male! Questa storia mi da il capogiro, una simile malvagità e cattiveria si vestono di bontà e di giustizia, compiuto il taglio tu sei nella parte giusta della vita e della società: lo devi sopportare, si deve fare, non puoi sottrarti e la malvagità e cattiveria si vestono di dolci carezze e di coccole per stemprare il dolore sordo e contro natura di una creatura indifesa, pura e sana. Generi una menomata, la mutili, le privi la femminilità, compi una mostruosità e ti senti una santa, una mistica, una persona che opera il bene. La bimba piange e si chiude le piccole gambette, le serra forte forte quasi sentisse il dolore ancora. Sto scrivendo: la storia mi dà capogiro, il pianto della bambina, il silenzio impietrito delle altre quattro, una nuova puntura di un insetto sulla schiena, il caldo insopportabile, provocano in me una reazione imprevista: corro fuori cerco di respirare aria fresca, e invece inghiotto l’aria bollente mista a polvere di Garissa e vomito, vomito nell’orto, vomito quel poco cibo che ho mangiato a pranzo un pezzo di pesce e un po’ di riso. Ora la casacca odora anche del mio vomito. Nessuno si accorge a parte la piccola chiazza di vomito nell’orto. Prendo la canna dell’acqua di prima, mi lavo di nuovo la testa rasata a zero in carcere, l’acqua è marrone ma mi fa bene mi da un po’ di freschezza e nasconde bene il motivo per il quale sono uscito. Rientro, con la testa bagnata. La piccolina sta ancora piangendo tra le braccia di Esha, la quale la sta coccolando nel tentativo di tranquillizzarla. Le gambette si sono riaperte e lei si nasconde in braccio alla nostra cara amica musulmana: senza di lei sarebbe stata impossibile leggere e conoscere questa storia di orrore. Rukia Ali ora è più calma e sister Everlyne le offre un bicchiere di acqua. Jimmy si alza e mi offre un bicchiere. Lui mi conosce molto bene: “Bevi padre, manda giù questo dolore che hai ascoltato e scrivilo bene! “ Lo guardo, trangugio l’acqua fresca e con voce forte gli rispondo: ci puoi giurare! Fosse l’ultima storia che racconto. Jimmy se avessi tra le mani quella vecchia disgraziata la riempirei di botte! Jimmy mi da una pacca sulle spalle. E mi dice: “Non pensare a quella vecchia, pensa alle altre quattro bambine, sono qui, ascoltiamo le loro storie.

Doreen mi prende la mano e mi dice: “Calmati gigi, hai bisogno di essere lucido per ascoltare, appena finito con le bambine ti togli questo lurido straccio, ti rinfreschi, curiamo le punture e i graffi e ti metti una camicia pulita ok?” E così una dopo l’altra ecco le storie delle altre quattro bambine, che invece rimangono più silenziose di Rukia Ali, forse la sua storia piena di lacrime le ha bloccate, forse sono state terrorizzate dai parenti sul parlare, infatti in Kenya questa pratica è illegale, o semplicemente non vogliono ricordare e raccontare. Dopo Rukia Ali, la nostra Esha chiama Ali Salma, la ragazzina ha un niqab rosso porpora sembra la più grande, ma è molto timida, anche Lei viene da Madogo ed ha dieci anni; anche Ali Salma viene da un ambiente di grande povertà il padre è senza lavoro e la madre svolge lavori occasionali. Stessa procedura: una vecchia maledetta la taglia in casa la sera tardi nello scorso anno 2018. La terza bimba è Thurea Hamisi veste un niqab giallo sopra un vestito rosa: una bellissima bambina dal sorriso triste. E’ del villaggio di Madogo, ha dieci anni e la mutilazione genitale è avvenuta anche per lei nel 2018 per mano di una vecchia puttana. Dopo aver vomitato sto meglio, dopo aver infranto la soglia dell’obbrobrio sono diventato asettico, registro in silenzio quanto Esha mi dice, ma Turea Hamisi, mi regala una frase che mi entra nel cuore “Muzungo, bianco, tu mi sembri buono, cerca quella donna vecchia e dille di non fare più male a noi bambine: ho sofferto per due settimane tanto dolore…” anche lei mentre mi dice questa frase si chiude le gambe e sugli occhi appaiono le lacrime. Lascio cadere i fogli per terra, me la prendo in braccio e le offro mezzo bicchiere di acqua che stava nel mio bicchiere. “Bevi piccola, non ricordare più quella vecchia cattiva, quello che ti ha fatto ti farà soffrire per tutta la vita, ma oggi promettimi che se avrai una bambina tu non farai fare alla tua bambina il taglio! Lei mi guarda, Sister Everlyne traduce e Turea, muove la testa dicendo di si. L’abbraccio forte e la piccolina contraccambia il mio abbraccio con tanto affetto. Mentre questa volta dai miei occhi scendono le lacrime. Un casino la mia faccia questa notte: vomito, sudore, acqua marrone e lacrime…lacrime che vanno a finire nella discarica della casacca del terrorista recluso che vesto. Quella casacca in una manciata di ore si è fatta più mia: una macchia di vomito, intrisa del mio sudore ed ora le lacrime: il vestito più bello della mia vita, una casacca di un terrorista puzzolente di Al Shabab trasformata in una reliquia dolente di vita! Dopo Turea è la volta di Mariam Godana di 11 anni, anche lei di Madogo, tagliata nel 2018 da una vecchia: entrambi i genitori sono morti. Vive con la nonna anche per lei come per le altra bambine la mutilazione avviene a casa con un panno in bocca per soffocare il dolore, con una lametta da barba che la stronza vecchia cambia ogni volta. Particolari raccapriccianti il triste quadro, Mariam la ricordo per il Niqab rosso… ed infine l’ultima bambina si chiama Ummi Hussein ha 10 anni è di Madogo: una vecchia l’ha tagliata nel 2018: Vive in grande povertà il padre svolge lavori occasionali e la madre è venditore ambulante.

Si è fatta notte, è buio fuori, ma è buio anche nel cuore di tutti noi: nel cuore delle bimbe, di Esha, ma anche di suor Everlyne, di Doreen e Jimmy. Il non senso ti acceca, ti toglie il respiro, ti esplodono le vene per la incazzatura ti viene un infarto per la rabbia e poi subito dopo il collasso per la disperazione: sentimenti forti e contrastanti che ti rovinano il cervello e rischi di impazzire: non dormi, fai incubi, rifletti e la tua vita è inchiodata al muro nella ricerca del senso e del significato, che per me questa sera vengono solo dalla mia fede in Gesù. Senza questa fede? Il vomito! E’ tardi e le piste sono insicure a queste ore della sera e le bimbe devono tornare alle loro capanne. Esha ha fatto alzare dalle sue gambe la piccola Rukia e si avvicina. Prendo dal tavolo in legno il libretto dal titolo Esha, mi alzo e dico a Lei: “Esha sono fiero di te! Questo piccolo libro descrive la tua storia, ma il prossimo che scriverò descrive la loro storia! Tienilo in mio ricordo.

La giovane donna dalla borsa toglie un piccolo bracciale in ottone, me lo mette al polso… e mi dice: “ E tu ricordati di me e di queste piccole, porta il bracciale ogni giorno e fai qualcosa per noi, ti prego gigi!” Mi abbraccia teneramente… “Te lo prometto queste cinque bambine le adottiamo a distanza per 3 anni e sarai proprio tu, guidata da suor Everlyne, a distribuire l’aiuto! Ci stai? Esha con uno sguardo felice mi dice di si. Usciamo verso la macchina, Jimmy paga il trasporto ed una per una le mie piccoline regalandomi un bacio salgono sulla macchina, con le mani tutti le salutiamo mentre si allontanano. Arriva il vescovo e ci dice: “Bravi ragazzi, è quasi ora di cena, andate a lavarvi ne avete bisogno; in modo particolare tu Gigi! Vero?” Jimmy e Doreen ridono. Doreen mi dice: dammi quella casacca, la dobbiamo disinfestare. “Hai ragione Doreen” Rimango a torso nudo e i ragazzi contano 23 punture di insetti che mi danno un gran fastidio. Dopo una salutare doccia, al chiaro di luna Jimmy e Doreen rintracciano le punture sul mio dorso e sull’addome mettono un unguento che mi toglie il prurito; provo un certo conforto dalla pomata, mi metto una camicia arancione fresca di lavatrice: mai provata sensazione di benessere come quella di mettere un indumento fresco di bucato delle mie suore di Roma, dopo una giornata in una lurida e fetida casacca di un terrorista islamico delle prigioni di Garissa.