Interventi

Refettorio nel Carcere Las Cruces – Acapulco – Messico


In Messico Fondazione Santina costruisce un nuovo refettorio nel Carcere Las Cruces ad Acapulco. I lavori sono finanziati grazie al contributo della Fondazione San Michele Arcangelo della Gendarmeria vaticana.

In occasione dell’ultimo viaggio di solidarietà in Messico nel settembre 2018, abbiamo visitato il carcere di Acapulco chiamamato Las Cruces. Il Direttore del carcere ha formulato la richiesta di un refettorio nuovo. Qui di seguito vi presentiamo la lettera, che potete tutti leggere. Porta la datat 14 settembre 2018.

Tale richiestà è stata con cura esaminata dal Consiglio di Amministrazione di Fondazione Santina che in data 26 febbraio 2019 ha stabilito quanto segue:

PROGETTO REALIZZAZIONE DI UN REFETTORIO PER CARCERATI E DISABILI NEL CARCERE DI LAS CRUCES DI ACAPULCO IN MESSICO  SOSTENUTO DALLA FONDAZIONE SANTINA ONLUS. PER CONOSCERE IL CARCERE DI LAS CRUCES LEGGI IL LIBRO GRECIA

(Roma, 26 febbraio 2019)
Gent.mo Direttore Teniente Justo Jiménez Loaeza
Gent.ma Sig.ra Sonia Martínez García
Gent.ma Sig.ra Magdalirio Larumbe Sánchez
in seguito alla richiesta del 14 settembre 2018 pervenuta alla Fondazione e riguardante il progetto per la realizzazione di un refettorio per carcerati e disabili nel carcere di Las Cruces ad Acapulco per l’importo complessivo di euro di 15.000 Euro, siamo lieti di annunciare che in data 21 gennaio 2019 il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Santina Onlus  all’unanimità ha deciso di approvare il progetto e  stanziare l’intera somma richiesta.  Quanto sopra premesso, precisiamo le condizioni del nostro accordo:

  1. La somma sarà suddivisa in tre rate, sulla base degli stati di avanzamento dei lavori:
    PRIMA RATA EURO 5.000
    SECONDA RATA EURO 5.000
    TERZA RATA EURO 5.000
  2. Le spese bancarie di esecuzione dei bonifici saranno, come nostra usanza e con accordo con la nostra banca OUR, a nostro carico.
  3. Le tre rate saranno erogate sul conto corrente sulle seguenti coordinate bancarie da Voi indicateci:
    CARITAS DE LA ARQUIDIOCESIS DE ACAPULCO A.C
    BANCO: SANTANDER S.A
    CUENTA: 65 50 69 51 984
    CLAVE INTERBANCARIA 01 42 61 65 50 69 51 98 48
  4. A fronte di tali nostre erogazioni richiediamo di attenersi ad alcune regole che abbiamo stabilito per ogni nostro intervento caritativo e di solidarietà.

 A fronte di ogni rata bonificata ci necessita:

  • Accusa di ricevimento per mail dell’importo, includendo data di ricezione della somma.
  • Puntuale rendiconto delle spese sostenute e ricevute delle stesse.
  • Documentazione fotografica dello stato dei lavori.

Al termine dei lavori chiediamo di apporre una targa della nostra Fondazione    che sarà nostra premura inviare, con opportuna traduzione in lingua spagnola. Si stabilirà insieme una data per l’inaugurazione dei lavori ai quali sarà    presente una nostra piccola delegazione, guidata dal Presidente, ai fini di stabilire più profondi ed articolati rapporti di solidarietà. Ogni fase del progetto sarà rigorosamente resa pubblica nel sito della nostra Fondazione, come avviene per tutti i progetti: www.fondazionesantina.org Perché tale nostro articolato progetto di spesa possa essere iniziato attendiamo  da Voi:
Direttore Teniente Justo Jiménez Loaeza
Sig.ra Sonia Martínez García
Sig.ra Magdalirio Larumbe Sánchez
una risposta firmata da Voi alla presente lettera nella quale si conferma di accettare le quattro condizioni qui menzionate. Anche a nome dei Membri del Consiglio di Amministrazione, vogliamo esprimere gli auguri più sentiti di buon lavoro ed assicurare altresì il nostro ricordo nella preghiera.

IN DATA 28 FEBBRAIO 2019 IL DIRETTORE DEL CARCERE, LA LICENCIADA SONIA MARTINEZ GARCIA E LA MAESTRA MAGDALIRIO LARUMBE SANCHEZ HANNO ACCETTATO LE CONDIZIONI DEL NOSTRO PROTOCOLLO CON LA LETTERE QUI SOTTO RIPORTATA, DANDO COSI’ IL VIA LIBERA PER LA PRIMA SPEDIZIONE DI EURO 5000 PER LA REALIZZAZIONE DEL REFETTORIO NEL CARCERE

Ed ecco la tabella dei nostri pagamenti:

RATA DATA IMPORTO EURO 5000
PRIMA RATA  3 MARZO 2019 EURO 5000 in dollari
PESOS 108.736,38
SECONDA RATA 11 APRILE 2019 EURO 5000 in dollari
PESOS 108.736,38
TERZA RATA    
TOTALE    EURO 15.000

In data 3 marzo 2019 abbiamo effettuato il primo pagamenteo di Euro 5000 in dollari americani, come si può vedere dalla ricevuta qui sotto riportata:

In data 21 marzo riceviamo per Mail, dalla Caritas Diocesana di Acapulco, la ricevuta dei 5.000 Euro che equivale, secondo il documento a noi giunto, a 108.736,38 pesos come potete vedere dalla ricevuta qui allegata. Attendiamo ora le ricevute ora delle spese per la costruzione del refettorio.

 

Dopo aver inviato la prima rata i lavori nel carcere di Acapulco sono iniziati e da Las Cruces ci è arrivato un esaustivo powerpoint che si può vedere cliccando qui sotto:

 

lo stato di avanzamenti dei lavori appare ben articolato ed esaustivo in data 9 aprile si stabilisce di inviare la seconda parte di Euro 5000.

In seguito all’invio della seconda parte di denaro da Acapulco la Caritas ci invia – in data 22 aprile 2019 – puntuale ricevuta del denaro che potete vedere riportata qui sotto:

ALCUNE NOTE SUL CARCERE DI LAS CRUCES AD ACAPULCO (GUERRERO) MESSICO
Oscar il Direttore del Carcere di Las Cruces mi accoglie. Ormai abbiamo una certa esperienza di carceri da Challapalca a 5050 metri sulle Ande, il più terribile, e poi la litania dei nomi: Yanamahio a Puno, La Capilla a Juliaca, Lampa il carcere femminile: tutti in Perù. Poi in Kenya abbiamo la prigione di Garissa ai confini tra Kenya, Somalia e Sud Sudan, dove ho incontrato i terroristi di Al Shabab e poi il carcere con ratti grandi come dei gatti di Mtangani in Kenya.

Il carcere di Las Cruces è divenuto famoso lo scorso anno con uccisione di 28 prigionieri, era il 7 luglio 2017. Domando al Direttore “Oscar, non mi riesco a spiegare come è potuta avvenire una tale carneficina.” L’uomo mentre mi offre una bottiglietta di acqua mi fa sedere nel patio vicino ad un prigioniero che sta facendo il barbiere. E all’ombra, con alcune guardie carcerarie attorno, inizia il nostro dialogo. “Padre non è facile essere Direttore in queste carceri. Parto da alcuni anni fa… Una cosa incredibile venne alla luce di questa prigione: Gli «ospiti» – è il caso di dirlo – avevano a loro disposizione 100 tv al plasma, videogiochi, bottiglie di liquori, armi da taglio e un harem di 19 prostitute, entrate chissà come nel penitenziario. Nei cortili del penitenziario zampettavano pavoni e pappagallini.

In un posto sicuro c’era un sacco di marijuana e in apposite gabbiette dozzine di galli da combattimento con i quali organizzare tornei e scommesse. A scoprire i «segreti» della prigione – continua Oscar, il Direttore – è stato un massiccio intervento di oltre 500 tra agenti e militari che hanno perquisito da cima a fondo questo complesso di cui sono direttore da pochi mesi. Eravamo nel novembre del 2011”. Mentre il funzionario parla rimango allibito e Oscar se ne accorge. Chiedo: “Ma come è possibile una cosa del genere?” “La notizia dell’operazione ci ha sorpreso solo in parte, don gigi, perché non è un mistero che i boss della droga riescono spesso ad ottenere privilegi incredibili in tutte le carceri del Messico. E quando finiscono dietro le sbarre cercano di organizzare al meglio il loro soggiorno. Così blocchi di celle sono modificate secondo i loro desideri. Vi sono talmente tanti casi che potrebbero scrivere una guida alle prigioni. Pensa che in quella di Cancun la polizia ha smantellato una «sezione vip», con ambienti ben arredati. Nel carcere di Ciudad Juarez i narcos hanno portato mobili, tv e condizionatori. E in alcune celle hanno anche modificato il bagno.

Non contenti hanno sostituito la serratura dei pesanti portoncini e così erano loro ad aprirli o chiuderli. Nel centro di detenzione di Chihuahua i poliziotti venuti dall’esterno hanno trovato un bar, la sala biliardo e alcolici in quantità. Nel verbale redatto si precisa che sono serviti due camion per portare via gli effetti personali e le scorte» dei criminali!” Mentre l’uomo parla veramente mi trovo davanti ad un mondo carcerario diverso da quello che conosco. “Oscar, ma dunque i cartelli sono presenti anche qui?” “ E secondo te padre come si possono ammazzare 28 persone proprio nel luogo dove hai voluto celebrare la santa Messa?” Mentre Oscar continua nel suo spregiudicato racconto, il barbiere mi guarda divertito. Ha tutto un braccio pieno di tatuaggi: lavora bene, con metodo e cura, ed il suo cliente sembra soddisfatto. “E le armi?” Domando… “Insieme ai generi di consumo compaiono spesso le armi. Durante una perquisizione al «Cereso» di Ciudad Juarez sono state scovate 12 pistole e 450 proiettili, continua Oscar.
Poca cosa se le confronti con le mitragliette usate da una banda di detenuti per liquidare i rivali sotto gli occhi delle guardie. Più volte don gigi la stampa ha denunciato come le 429 prigioni messicane siano un mondo a parte, dove l’autorità dello Stato si ferma spesso sulle mura esterne. Che non sono mai abbastanza alte per fermare le evasioni: pensa, mi riferisco ad anni fa, quasi 500 sono state le evasioni durante il lontano 2010, con una fuga di massa dal carcere di Nuevo Laredo da dove se ne sono andati in 153, ed ai giorni nostri il numero di evasioni è salito in modo impressionante! E non mancano situazioni ancora più imbarazzanti.

Ti racconto solo un fatto storico: nel luglio del 2012 l’esercito ha scoperto che ad una squadra di killer detenuti a Gomez Palacio veniva permesso di uscire dalla prigione per compiere i delitti. Conclusa la missione se ne tornavano nelle loro celle. Vuoi farti una risata? Sempre negli anni passati la polizia ha liberato due rapiti. E non erano in uno scantinato. I sequestratori, con la complicità di alcuni secondini, li avevano nascosti in un carcere vicino a Monterrey. Ecco Padre questo è il contesto in cui ti trovi, dove paradossalmente i grandi delinquenti sono trattati meglio e con grandi privilegi rispetto ai poveri delinquenti rubagalline che vivono nelle più squallide celle.”

Lettera per attribuzione conto corrente per invio denaro

Il nostro barbiere sta tagliando ora i capelli ad un nuovo prigioniero. Oscar continua: “Sai padre che qui però abbiamo una categoria di disperati che non godono dei benefici dei narcos: sono i poveri che hanno commesso qualche delitto per necessità, in genere hanno rubato… sono anziani, anche disabili e loro non hanno alcun beneficio dai cartelli perché non contano nulla!” Mentre il Direttore mi parla sento nascere nel cuore il desiderio di fare qualche cosa per loro.

Sonia, la brava assistente sociale è rimasta zitta fino ad ora: mi guarda e prende la parola. “Don gigi, tu hai fatto molto con la tua Fondazione nel Guerrero: avete ristrutturato due ospizi per anziani: uno ad Acapulco ed uno a San Luis de Acatlan, poi nel pomeriggio di oggi inaugurerai il Memoriale alle vittime di violenza nella colonia Progreso qui ad Acapulco; perché non fate qualche cosa per i prigionieri di qui, quelli emarginati, anziani e disabili, quelli che nessuno cura ed aiuta?” Guardo Sonia che ha dei lunghi capelli intrecciati bellissimi e le dico: “Sonia noi abbiamo una grande attenzione per le carceri e per le carceri peggiori, abbiamo fatto un campo sportivo a 5050 metri nel carcere di massima sicurezza di Challapalca in Perù…e sappiamo quanto è difficile lavorare con la realtà carceraria. In pochi mesi – come in tutti i carceri di massima sicurezza del mondo – Oscar se ne andrà e allora, al suo posto chi verrà?”

Il Direttore mi guarda: “Sai padre, potrei chiedere ai superiori se possono garantire nel tempo la costruzione di un refettorio di cui abbiamo tanto bisogno per disabili ed anziani e Sonia potrebbe prendere la direzione… che ne pensi?” Mentre stiamo parlando il nostro barbiere ha finito di tagliare i capelli al suo cliente che se ne va soddisfatto e così Alvides, questo è il nome del carcerato barbiere, mi dice scherzando: “Padre vuoi che tagli i capelli anche a te?” Il Direttore rimane sorpreso insieme con Sonia, ma rimangono ancora più sopresi della mia risposta: “Certamente Alvides tagliami i capelli a zero! Ma voglio che i primi due tagli siano dati da Oscar e da Sonia… anzi voglio anche Magda che rappresenta la nostra Associazione qui in Messico… Il Direttore mi guarda sorpresissimo per aver accettato e ancora di più per aver chiesto a lui di tagliarmi i capelli. “ Mai ho visto un prete che si fa tagliare i capelli in prigione e mai da un direttore e da un assistente sociale. …Ride. Mi metto a dorso nudo, al sole, mi mettono un telo nero davanti e prima il direttore e poi Sonia e Magda tagliano i capelli e poi Alvides continua e completa l’opera…. Mentre lui taglia i carcerati e i secondini guardano divertiti e si crea una bellissima atmosfera. Alvides ha finito, vie è una canna di acqua non lontana e mi metto la testa pelata sotto quel getto che mi ristora e rinfresca il cervello. Guardo Alvides e dico a lui: “Grazie di cuore, porterò il tuo ricordo a Roma, così pelato sarà difficile non ricordarmi di Las Cruces in ufficio!”

Ringrazio il giovane tatuato per il suo taglio da esperto barbiere e chiedo a Sonia e Oscar di poter continuare il nostro incontro seduti in un ufficio. Scortati dalle guardie carcerarie con Magda, Oscar e Sonia giungiamo all’ufficio del Direttore. Non sono soddisfatto di tutte le notizie che Oscar mi ha dato e tutti insieme approfondiamo il tema efferato della violenza anche nelle carceri. Mi rivolgo a Sonia, sono curioso di sapere il suo pensiero a riguardo. “Sonia, noi ci conosciamo dallo scorso anno… tu eri qui quando accadde la strage. Ma dimmi come è possibile tutto ciò?” La ragazza, non si mostra sorpresa della mia domanda, anzi la ritiene quasi un esame che prelude al poter costruire insieme un Comeador, un refettorio. Alza la fronte, mi guarda dritta negli occhi e inizia a parlare. “Don gigi, questo carcere di  Las Cruces, qui ad Acapulco non è l’unico carcere del Messico, devi conoscere meglio la nostra realtà per capire la strage qui avvenuta. Ti porto un esempio: il famoso carcere di Topo Chico nella città di Monterrey si è trasformato nello scenario di una battaglia tra due carteles, Los Zetas e il cartel del Golfo, che ha mietuto 49 morti e 12 feriti. Nuevo Leon non è nuovo a queste vicende, già nel 2012 il numero dei morti nel reclusorio di Apodaca era arrivato a 44. Vedi, padre, il problema del sovraffollamento è enorme: 176 mila posti per 224 mila reclusi, secondo dati della Segreteria del Governo. Storie di violenza, vere e proprie guerre interne che negli ultimi 10 anni hanno fatto più di 300 vittime: nel 2012 nel carcere di Altamira, a Tamaulipas, persero la vita in 13 per una rissa tra bande rivali; nel 2013 a Durango un tentativo di fuga terminò in una strage con 24 morti, e la lista è molto lunga…Un’istituzione, quella penitenziaria, che si converte in istanza delittuosa, in cui confluiscono ingiustizia, corruzione, disuguaglianza, disprezzo per la vita, e dove la criminalità si rinnova. Bene padre, proprio in questa realtà io ti lancio una sfida. Sfida questo mondo di criminalità e costruisci un refettorio, un’opera non per i capi dei cartelli, ma per quegli sfigati che sono qui in prigione per reati minori e che sono trattati peggio dei peggiori sicari qui ammanettati, ma protetti!”

Guardo Sonia, mi piace il tono di sfida che mi lancia… la interrogo: “Sonia, ma qui manca tutto l’aspetto rieducativo del sistema penitenziario. Eppure l’articolo 18 della vostra Costituzione messicana, se non sbaglio, è una delle pietre miliari del vostro moderno diritto penale. Correggimi Oscar se sbaglio, ma sulla carta i vostri governi federali articolano il sistema penale sulla base di trattamenti tesi alla rieducazione del condannato. Le istituzioni sono obbligate a fornire al recluso l’educazione fino alla scuola dell’obbligo, un aiuto al reinserimento lavorativo e un accompagnamento spirituale. Dunque si parla di riabilitazione, e non di castigo…” Oscar mi guarda severo e mi risponde: “Purtroppo la realtà è un’altra, e troppo spesso le carceri sono luoghi in condizioni deplorevoli, avvolti da uno stigma sociale che non facilita un cambio. La piaga del sovraffollamento provoca un annichilamento degli spazi fisici necessari alla scolarizzazione, o alla possibilità di lavorare. Un problema che deriva dalla carenza di strutture adeguate, ma anche da un sistema giudiziario che prevede un uso smisurato dell’istituzione carceraria, quasi il 50 per cento della popolazione reclusa è in attesa della sentenza del processo. E poi, don gigi, il sovraffollamento violenta i diritti umani dei carcerati e mette a rischio l’intero sistema penale. Un’ ulteriore questione qui al carcere di  La Cruces è la mancanza di risorse tecniche, infatti il personale specializzato è pochissimo e il suo salario infimo.” Interrompo Oscar e cerco di capirci qualche cosa: “Scusa direttore, mi sembra che il carcere viene usato come strumento per fronteggiare la dilagante insicurezza di Acapulco senza distinguere i gradi di gravità di un delitto. Non pensi che sono necessarie invece misure per trasformare le prigioni in luoghi che rappresentino uno stato di diritto, e non in un caos regolato dallo stato d’eccezione? Purtroppo invece mi state descrivendo spazi che si mostrano dei limbi dove può accadere davvero di tutto! Ripeto come è possibile che sul pavimento nel reparto di massima sicurezza di questo carcere sul quale questa mattina mi sono sdraiato in preghiera siano stati massacrati 28 uomini? Qui a Las Cruces ?”

E’ Sonia a prendere la parola: “Don gigi ti voglio parlare del caso di Piedras Negras, un penitenziario di Saltillo dove, secondo una ricerca della Procura Generale dello Stato, tra il 2008 e il 2011 più di 150 persone sono state uccise da cellule del crimine organizzato, trasformandosi da prigione a cimitero clandestino, utilizzato dai narcos per far scomparire di volta in volta i nemici. Chi sono le vittime della violenza? Paradossalmente, la guerra al crimine organizzato ricorre ad una riorganizzazione giuridica e penitenziaria che porta ad aumentare invece che a diminuire il numero dei reclusi, e lo fa innalzando la pena dei delitti minori.” La interrompo stizzito: “Ma Sonia questo è pazzesco, in un contesto di estrema polarizzazione sociale ed economica come quello messicano, la violenza strutturale e repressiva istituzionale ricade in forma massiva sui i più poveri!” “E’ proprio quello che stavo tentando di dirti: hai ragione i poveri ancora una volta sono discriminati anche in carcere e il mio invito a costruire qui un refettorio è una concreta richiesta per uscire da questo stato di cose…” mentre la ragazza mi risponde inizio a comprendere più profondamente l’alto valore di realizzare un refettorio nel carcere di Acapulco. Mi chiedo chi sia realmente la popolazione carceraria e se chi è a capo delle reti mafiose continui ad operare con successo.

Sonia continua, con più forza il suo ragionamento: “Scusa Padre, la popolazione carceraria qui si compone prevalentemente di colpevoli di delitti minori ed un’enorme massa ancora in attesa di giudizio. Sono dunque i più poveri a cadere dentro questo dispositivo, diventando vittime dei narcos, o perché utilizzati come bassa manovalanza criminale o perché minacciati dalle stesse bande e costretti a pagare un pizzo per non essere picchiati, sequestrati o uccisi”. “Hai ragione Sonia, hai ragione Oscar, questa nostra lunga chiacchierata mi ha fatto bene, ho capito molte cose di qui dentro. Dimmi Sonia, quanto costerebbe la realizzazione di questo refettorio?” “Sonia e Oscar si guardano ed è Oscar a rispondere: “ Padre qui la manodopera la forniscono i carcerati, quindi dobbiamo comperare solo il materiale e pagare l’utilizzo di eventuali attrezzature… noi pensiamo che 15.000 euro siano sufficienti”.

“Facciamo così: preparatemi una richiesta comprovata dall’Autorità superiore, ci mettiamo Sonia a capo del progetto e Magda come nostro referente in Messico… e vediamo di trovare i 15.000 euro, va bene?” Sul volto di Sonia si accende un sorriso e anche nel mio cuore entra una grande gioia: è una sfida grande ed importante, ma se siamo riusciti a costruire un campo da pallone a 5050 metri in un carcere di massima sicurezza, penso che costruire un refettorio per carcerati anziani e disabili, sia un po’ più semplice!” Ci alziamo e ci lasciamo con una stretta di mano: al cancello di uscita scoppiamo in una grande risata: le guardie non mi riconoscono! Entrare con i capelli lunghi ed uscito con una testa completamente pelata… lascia qualche perplessità che si scioglie in simpatia e cordialità e con questo tono ci salutiamo con le guardie carcerarie, tenendo ben stretto nelle mani un pezzo di carta che altro non è che il progetto per costruire il nostro refettorio: costi quello che costi, con l’aiuto di Dio e della nostra cara Santina faremo di tutto per realizzarlo! Il caldo è afoso e dobbiamo fare rientro ad Acapulco per la inaugurazione del Memoriale alle vittime della violenza…