Interventi

Nuovo acquedotto per villaggio in Vietnam


Fondazione Santina costruisce nuovo acquedotto  in un villaggio del Vietnam del nord.  Nella parrocchia di Dong Gianh nelle montagne di Phu Thanh, nel Distretto di Lac Thuy nella Provincia di Hoa Binh. Siamo a circa 70 chilometri al sud di Hanoi. Ci dai una mano? Leggi la pagina.

PROGETTO COSTRUZIONE DI UNA POMPA DI ACQUA  IN UN VILLAGGIO IN VIETNAM SOSTENUTO DALLA FONDAZIONE SANTINA ONLUS (ROMA 27 FEBBRAIO 2019)
Eccellenza Rev.ma  Joseph Vu Van Thien
Arcivescovo di Hanoi
in occasione del recente Viaggio di Solidarietà della nostra Fondazione Santina ONLUS – svoltosi dal 12 al 19 agosto 2018 è stata formulata al nostro Consiglio di Amministrazione la richiesta di 10.000 Euro per poter realizzare  una pompa di acqua per un villaggio rovinato in Vietnam. 

Siamo pertanto lieti di confermare che in data  21 gennaio 2019 dal Consiglio di Amministrazione, riunito nella Sede di Roma della nostra Fondazione è stato approvato il progetto per la realizzazione della pompa d’acqua. Il Consiglio di Amministrazione all’unanimità ribadisce di stanziare la somma da Voi richiesta per un totale di 10.000 Euro, con l’assicurazione che la pompa d’acqua dovrà essere ultimata entro la fine dell’anno 2019 Dopo aver fatto queste importanti premesse ecco le condizioni del nostro accordo:

  1. La somma sarà suddivisa in due rate, e la prima rata verrà erogata solo dopo aver ricevuto i regolari versamenti eseguiti per la parte a vostro carico di Euro 10.000 e il materiale fotografico comprovante la stato di avanzamento dei lavori della strada:
    PRIMA RATA 5.000 EURO
    SECONDA RATA 5.000 EURO
  2. Le spese bancarie di spedizione saranno come nostra tradizione con accordo con la nostra banca OUR, a nostro carico; a voi giungerà intero corrispettivo della rata stanziata.
  3. Le due rate saranno erogate sul conto corrente e codice bic swift, e precisamente sulle seguenti coordinate bancarie da Voi indicate:
    nome della Banca: VIETCOM BANK
    conto: 0011004128709
    BIC/SWIFT: BFTVVNVX001
    CIF: 005398595
    Beneficiario/Titolare del Conto: CARITAS OF THE ARCHDIOCESE OF HANOI
    indirizzo del beneficiario: 31-33 ngo Quyen – Hoan Kiem – Hanoi – Vietnam;
  4. A fronte di tale nostre erogazioni siamo a chiedere a voi di attenervi ad alcune regole che abbiamo stabilito per ogni nostro intervento caritativo e di solidarietà.
    1. A fronte di ogni rata a voi bonificata chiediamo:
      • Accusa di ricevimento per mail dell’importo, includendo data di ricezione della somma
      • Puntuale rendiconto di come i soldi sono stati spesi e ricevute di quanto da voi speso
      • Documentazione fotografica dello stato dei lavori
    2. Al termine dei lavori chiediamo di apporre targa della nostra Fondazione che sarà nostra premura inviare, con opportuna traduzione in lingua vietnamita
    3. Si stabilirà insieme una data per inaugurazione dei lavori ai quali sarà presente una nostra piccola delegazione, da guidata dal Presidente, ai fini di stabilire più profondi ed articolati rapporti di solidarietà.
    4. Ogni fase del progetto sarà rigorosamente resa pubblica nel sito della nostra Fondazione come avviene per altri progetti, nel nostro nuovo sito: fondazionesantina.org Perché tale nostro articolato progetto di spesa possa essere iniziato attendiamo da Voi:
      Eccellenza Rev.ma Mons. Joseph Vu Van Thien Arcivescovo di Hanoi
      Padre Bruno pham Ba Que, Direttore della Caritas di Hanoi

una risposta firmata da Lei alla presente lettera nella quale si afferma di accettare le quattro condizioni qui menzionate. Carissimi, anche a nome dei Membri del Consiglio di Amministrazione, vogliamo esprimere gli auguri più sentiti di buon lavoro ed assicurare altresì il nostro ricordo nella preghiera.

Mons. Luigi Ginami
PRESIDENTE

Dott. Luigi Pacini
IL TESORIERE

Dott.ssa Brunella Torti
IL SEGRETARIO

Dott. Giampietro Teodori
ADDETTO  DEL PROGETTO

Qui di seguito riportiamo la lettera con la quale nello scorso agosto 2018 veniva richesto alla nostra Fondazione l’impegno della realizzazione di tale progetto.

come si può vedere la firma era del Card.  Nguyen Van Nhon, ora in pensione dal dicembre 2018

Tale progetto viene ripreso e confermato dal nuovo Arcivescovo di Hanoi S.E. Rev.ma  Joseph Vu Van Thien che riceve il nostro protocollo di intesa e lo restituisce firmato. Potete leggere il testo in formato pdf cliccando sul link qui  riportato.
Il nostro tesoriere, il Dottor Luigi Pacini,  ricevuta la lettera da parte della Caritas di Hanoi ha provveduto in data ad effettuare il prmo versamento di euro 5000 come si può vedere dall’ordine di bonifico qui riprodotto.

Ed ecco la tabella dei nostri pagamenti:

RATA DATA IMPORTO EURO 5000
PRIMA RATA  6 MARZO 2019 EURO 5000 in dollari
SECONDA RATA    
     
TOTALE    EURO 10000

In data 3 marzo 2019 è avvenuto il primo invio di denaro per un totale di Euro 5000 in dollari americani, come si può vedere dalla ricevuta qui sotto riportata.


Dopo aver inviato la prima parte di denaro da Hanoi ci raggiunge la ricevuta della Caritas dell’Arcidiocesi che testimonia che il denaro è arrivato a buon fine e presto inizierà il progetto. Ecco la ricevuta che qui riportiamo. Il denaro è giunto ad Hanoi il 6 Marzo 2019

CHINH DALL’INSTANT BOOK DOAN 

In Vietnam, nelle scorse settimane, si sono abbattute abbondanti piogge creando alluvioni, danni e morti: circa 180 persone hanno perso la vita. Proprio nel cuore di queste terre, nel villaggio di Binh Tan, nella provincia di Nam Thuong e distretto di Kem Boi, abbiamo trovato Chinh e la sua storia di grande fede.  Per arrivare a questo villaggio attraversiamo ancora una volta una natura meravigliosa. Il verde intenso delle foglie delle magnolie colpisce l’occhio e la strada si snoda in mezzo al verde. Per percorrere queste strade, come in Africa, è necessario un fuoristrada e usiamo quello della Caritas di Hanoi. Andiamo a questo villaggio con l’intento di verificare il progetto di una nuova strada da aprire nella giungla e il progetto di una pompa di acqua. Le recenti alluvioni hanno distrutto tutto il sistema idrico e la gente soffre di gravi malattie intestinali, che possono degenerare in epidemie di malattie tropicali. Il nostro grosso fuoristrada procede in mezzo a strade allagate, a negozi e case devastate dalla furia dell’acqua. Ogni tanto incontriamo per strada pesanti bufali dalle grandi corna. La magia della natura mi ha stregato. Lentamente la nostra jeep procede fino ad arrivare al villaggio di Binh Tan che conta non più di cinquecento abitanti la cui storia ancora oggi è una forte testimonianza di fede. In questa parte nord del Vietnam abita una etnia di nome Muong, gente semplice, con poca cultura ma dai forti valori. Semplici contadini ancora oggi. Il fuoristrada si ferma. Dobbiamo procedere a piedi in mezzo al fango. Piove. Dal grosso cappello vedo colare l’acqua; la camicia e i pantaloni sono già bagnati, lo scarponcino, che mi aveva protetto da un serpente a Mosul nel caldo Iraq, affonda nel fango ma mi impedisce di scivolare. La strada nella giungla, in queste condizioni, è davvero difficile da praticare.

Dal piccolo villaggio stiamo camminando verso la cappellina e qui dovremmo costruire la nuova strada per permettere ai cristiani di andare alla chiesa. La strada sale e, dopo un paio di curve, giunge a un piccolo spiazzo sul quale sorgono alcune casupole antiche. Le case sono di stile vietnamita, inconfondibili… Fuori dalla porta di una di queste case, al riparo dall’acqua, sotto la caratteristica tettoia che crea un vano aperto ma protetto, una sorta di terrazza coperta, ci aspetta lei, una mano appoggiata sulla vecchia ringhiera di legno e l’altra che tiene il cappello a cono… Suor Trang deve averla avvisata del nostro arrivo. La donna non è anziana ma, sicuramente, non è più giovane. Scopro che ha la mia età: è nata l’8 aprile 1961! La donna pone le mani giunte, si inchina profondamente e lentamente rialza lo sguardo e con un bellissimo sorriso mi saluta. Poi percorre alcuni metri e apre la porta, entriamo nella casa. Si tratta di un’ampia stanza di color verde chiaro. Mi colpisce, sembra abbandonata, un ventilatore rotto in un angolo, ciò che resta di un vecchio tavolo. La donna con voce molto leggera inizia a parlare: “Mi chiamo Chinh, padre, sono di questo villaggio e sono responsabile di questa chiesa. Ti ringrazio di essere venuto da tanto lontano e di aver trovato tempo per venire in un luogo dimenticato da tutti. Le strade ora sono disastrate ancor di più dall’acqua, dal fango e dalla pioggia…”.

Fuori piove a dirotto e il rumore della pioggia si sente forte e nitido. Da qualche infiltrazione del tetto penetra acqua che bagna il pavimento dell’ampia stanza. “Grazie a te Chinh di avermi accolto con tanto calore e affetto!”. “Padre, noi abbiamo bisogno di una strada per venire a pregare qui dal villaggio. Tu hai fatto la strada a piedi, ma i nostri vecchi e i nostri piccoli bambini come fanno a giungere qui? Hai visto? Oggi sprofondi nel fango. Chi può percorrere questa strada? Ti prego aiutaci, aiuta il nostro piccolo villaggio!”. La porta si apre ed entra una ragazza: è la nuora di Chinh. Mi saluta e suor Trang interviene nel nostro colloquio: “Don Gigi, questo villaggio ha una storia tormentata e di persecuzione: sei davanti a una grande donna di fede forte e autentica che ha passato dei guai per la sua ostinata fede in Gesù. Suor Trang si rivolge a Chinh: “Racconta al padre la tua vita e la fede di questa comunità”. Chinh mi guarda e con la mano mi invita a seguirla. Attraversiamo la sala e giungiamo verso la parete che guarda a sud. “Don Gigi, guarda questo muro. Nelle date scritte c’è la nostra storia di dolore. In verità, la stanza in cui ti trovi è stata la nostra chiesetta per diversi anni…”. “Una casa privata è diventata chiesa?”. “Sì, padre, una casa privata usata come casa di preghiera, come cappella perché le autorità comuniste non volevano una cappella di proprietà della Diocesi. Guarda in alto, trovi la prima data: 1942. La scritta vicina a quella data, sulla parete, dice che nel 1942 qui si stabilisce la prima comunità parrocchiale. La vita della prima comunità non ha grandi problemi per due anni, finché, nel 1945, va al potere il regime comunista e allora le cose cambiano. Con difficoltà nel 1947, come puoi vedere nella seconda data scritta, dopo cinque anni, si costruisce qui la prima chiesetta. La comunità prospera e cresce al punto da disturbare il regime che, nel 1958, distrugge la chiesa e disperde i fedeli. Questo è scritto sul muro accanto alla terza data che vedi: 1958. I comunisti fanno opera di dissuasione. Chiedono a tutte le famiglie di non andare più in chiesa, ma la nostra gente è testarda, siamo di etnia Muong, siamo la terza minoranza etnica più grande tra le 53 presenti in Vietnam, con una popolazione stimata in circa un milione e 140.000 individui. Il nostro popolo Muong abita queste regioni montane nel nord del Vietnam, concentrato nelle province di Hoa Binh e di Thanh Hóa. La mia gente non si è lasciata per nulla intimorire o scoraggiare dalle autorità che ci chiedevano di abbandonare la nostra fede in Gesù. Così, piano piano, in modo ostinato e nascosto nel 1980 abbiamo ricostruito la chiesetta. L’abbiamo costruita con materiale povero. Non avevamo grandi mezzi, ma eravamo molto orgogliosi della nostra cappella di bambù… come una delle povere capanne che tu hai visto al villaggio.

Nel 1989, le autorità distruggono per la seconda volta la piccola cappellina e il mio popolo cade nello sconforto…”. Fa caldo perché ha smesso di piovere, il sole incendia l’aria e la grande stanza si trasforma in una specie di bagno turco. La camicia, prima bagnata dall’acqua piovana, ora si bagna del mio sudore. Sudore e acqua si confondono sulla pelle generando una impressione sgradevole e opprimendo il respiro. Si fa fatica a camminare e a spostarsi, figuratevi a pensare in tali condizioni! Ma l’argomento che Chinh sta trattando ha il potere di farmi dimenticare il disagio. Nel confronto con questa gente testarda e dal cuore buono che vede distruggere la propria chiesa una seconda volta, mi domando: ‘A chi sono davanti? Che grande fede è mai questa?’. Fede umile, semplice, quanto nobile e fiera; fede che soffre persecuzione e discriminazione per il nome di Gesù ma che non rinuncia a essere fede. Questa riflessione mi scava dentro, mi interroga, mi pone a disagio con una inquietante quanto vera domanda:  ‘Ma io? Io ho fede? Io ho fede? Oppure gioco a fare l’uomo di fede.

Sono entrato nella parte e recito una commedia di cui conosco il copione a memoria, ma che non assumo come scelta di vita profonda, granitica, indistruttibile? Questa gente non ha una laurea in teologia come me, una laurea in liturgia come me, e altri pezzi di carta che in Italia dicono laurea… No questa gente non è sicuramente colta come me, ma sicuramente la fede che loro hanno io non ce l’ho nel sangue!’.  Sono geloso. Farei immediatamente cambio con tutte le mie lauree se mi dessero subito la loro fede. Ma la fede la può dare solo Dio e Lui oggi, in questo bagno turco di merda, in questo clima che non mi lascia respirare, mi mette loro come maestri! Loro salgono in cattedra e insegnano con il loro esempio la fede, ma la Fede con la lettera maiuscola…  “Padre, padre… ti senti bene? Questo caldo ti sta facendo male?”, mi chiede Suor Trang.  In verità sudo abbondantemente, ho la testa pesante per il fuso orario, cambio di clima e di cibo, stanchezza sulle strade, il fango nelle calze, la camicia madida di un cocktail di sudore e acqua piovana, il cappello fradicio. Probabilmente ho dato l’idea di essermi assentato un po’… La donna mi offre una bottiglietta d’acqua, la scolo tutta d’un fiato, poi un’altra e un’altra ancora. Man mano che l’acqua scende, sento riprendermi. Mi asciugo con la manica il sudore dalla fronte, scopro sul braccio qualche nuova puntura di insetto. Riprendo la biro e scrivo…  Chinh mi guarda con occhi indulgenti e buoni. “Padre, ora inizia la mia storia. Vedi l’ultima data: 1989? Vicino c’è scritto che in questa casa privata fino a oggi ci siamo trovati a pregare. Vedi padre, nel 1989 mi sono accorta che il governo ci ostacolava nel costruire una cappella di proprietà comune e così ho pensato: trasformiamo la mia casa privata in luogo di preghiera comune. Qui abbiamo cominciato a recitare rosario, a dire le preghiere. Non avevamo un sacerdote perché, dopo quello morto nel 1971, nessuno aveva preso il suo posto… ma non importa. Abbiamo continuato comunque a pregare da soli e, dal 1989, in questa cappella. Allora, padre, sono iniziati i miei guai. Le autorità del regime di Hanoi mi hanno chiamata, una, due, tre volte… ogni volta il tono si faceva più aspro. Mi dicevano di smettere di invitare alla preghiera la gente, di andare di casa in casa, di parlare con loro e di invitarli alla chiesa. Mi dicevano che le autorità di Hanoi stavano decidendo per la mia carcerazione. Toni duri, aspri, discriminazione sociale, esclusione…

Ho sofferto, padre! Facevo il giro delle casette invitando la gente alla preghiera e, il giorno dopo, i poliziotti facevano il medesimo giro invitando a non venire alla chiesa… Allora, di buon mattino, facevo nuovamente il giro, raccoglievo le persone e le portavo qui a pregare. Il nostro gruppo, pian piano, cresceva e ora padre siamo 100 persone!”. Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Acqua piovana, sudore, lacrime, tutte insieme sul mio volto sconvolto dal caldo e dall’emozione. Provo una sorta di ammirazione per lei. Cala il silenzio! Sono lontano migliaia di chilometri dalla cristiana Europa e nella giungla vietnamita scopro una bomba atomica di fede! Scopro una fede in un posto così di merda, così abbandonato, così fuori da tutto… proprio in questa giungla la fede cristiana è più forte che a Roma!  Guardo Chinh e guardo la ragazza vicino a lei: i loro dolci occhi a mandorla sono finestre su un cuore buono e pieno di preghiera. La donna con le dita mi asciuga la fronte, non ha fazzoletti, e così facendo stende le sue mani sui miei occhi e li deterge. Sento una incredibile dolcezza in quel gesto, una formidabile forza di senso. Al posto di asciugarle io le lacrime, le lacrime del suo dolore, della sua sofferenza, della sua salata testimonianza, è lei ad asciugare le stupide lacrime della mia imbecille vita. Con forza le prendo la mano, me la porto al petto, la guardo negli occhi: “Grazie!”. Suor Trang le traduce questa mia parola… ma forse non ce n’è bisogno. Lacrime e sorrisi non hanno lingua e la gratitudine ha un linguaggio universale. Chinh si inchina profondamente, quasi per rispetto al fatto che sono un sacerdote. In questa terra i sacerdoti sono venerati dal popolo.  Sta scendendo la sera. È tempo di rientrare e la strada è lunga.  Chinh mi guarda: “Padre abbiamo bisogno della strada. Non dirci di no. Sai che da qualche mese abbiamo una nuova cappellina perché sono arrivate le suore. Da allora, per pregare, ci siamo spostati nella loro chiesetta e non ci ritroviamo più qui.

Stiamo iniziando i lavori per costruire una chiesa più grande in mezzo a mille difficoltà… però le autorità ci lasciano fare. Dal 2007 un sacerdote viene a celebrare la messa saltuariamente. Se tu ci aiuti con la strada, i lavori per la costruzione della chiesetta saranno più semplici… Non rispondo. La stanza dalle pareti verdi chiaro mi ha stregato. In questo luogo, dal 1989, sono venuti a pregare i cristiani, osteggiati e di nascosto. Questi poveri contadini sembrano far rivivere, in questa sperduta giungla, i primi secoli della Chiesa! La stanza si riempie per me di un forte odore di testimonianza, un profumo forte e inebriante. Le pareti trasudano preghiera, la preghiera di contadini ancora analfabeti, di gente discriminata perché veniva a pregare. Non rispondo a Chinh, complice la stanchezza che in qualche modo disinibisce, mi avvicino alla parete con le date… mi ci appiccico sopra a braccia aperte. La mia camicia madida e i miei pantaloni, aderiscono al muro sporco di muffa e di polvere. Con tutte le mie forze bacio la parete! Mi pulisco le labbra dalla polvere. Mi giro lentamente e guardo Chinh: “Ti giuro che avrai la tua strada, fosse anche l’ultima opera di Fondazione Santina!”. Lei si riempie di gioia… Suor Trang apre la porta. Ha ripreso a piovere. Metto il cappello a larghe falde preso in Perù e una pioggia forte e ristoratrice mi bagna. La prendo tutta e godo la frescura sulla pelle in questo bagno turco impossibile. Il fango rende difficile il nostro cammino. Raggiungiamo il piccolo villaggio e il fuoristrada. Si riaccende il motore e, nella notte, ritorniamo ad Hanoi.