Page 76 - Santiago
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viene verso di me davanti all’altare. Un video ritrae
chiaramente la scena. Indossa un maglione grosso
di colore marrone scuro dalle maglie molto larghe,
i capelli sono scompigliati, i suoi occhi sono pe-
netranti e ben custoditi nel loro sguardo da un’in-
telligenza superiore e forte. Chiamo poi Kelvin,
il carcerato che avevo conosciuto il 21 di giugno
scorso. I tre sono davanti a tutti e lui si trova alla
mia sinistra. La sera scende nel patio del carcere di
massima sicurezza e prepara la notte di Natale. Il
nostro cenone sarà con loro, nelle luride cucine di
quell’immondezzaio dell’America latina. Luci forti
illuminano il patio e una guardia dall’alto, con il
fucile puntato, segue tutte le mie mosse. L’agente
deve avere ricevuto indicazioni precise per la mia
incolumità e così, ogni metro che percorro, vedo
il secondino dalla torretta muoversi insieme a me.
Più che essere protetto mi sento infastidito e anche
provocato da quel gesto che più che proteggermi
mi fa sentire una preda. I miei amici sono dietro il
cerchio di protezione degli agenti penitenziari, al
sicuro. La dinamica dell’incontro con ciascuno dei
prigionieri mi fa, però, dimenticare la loro perico-
losità. Il loro cuore è più importante!
È Natale, la festa magica nel mondo, ci trovia-
mo a 5050 metri per celebrare un Natale fuori da
ogni schema, in un luogo fuori dal mondo, dove
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