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Ma il ricordo è lì e per rimuoverlo devo codificarlo, lo profonda solitudine e un profondo gelo mi entravano
devo esprimere e così a distanza di circa due mesi nel cuore: ho bruciato Dio e ora sono completamente
(sono rientrato dal Messico lo scorso 23 novembre) solo”. Mi guarda negli occhi e mi dice: “Dio mi ha tolto
ritiro fuori i fogli e cerco di scrivere delle note coerenti tutto e così io l’ho ucciso, ho bruciato Dio e non ho più
con il fugace ma tremendo incontro che ho avuto tempo da perdere con te, prete…”. Non mi saluta, mi
uscendo dalla casa di Magdalena. È Fatima che mi volge le spalle e lentamente se ne va. Rimango
accompagna per alcuni passi, sul marciapiede stordito da questo incontro, durato lo spazio di forse tre
incrociamo Benito. Fatima lo conosce e lo ferma: “Ciao minuti, in cui io non ho parlato, Benito non ascoltava
Benito, ti presento don Gigi, un prete che è vicino alle più. Questo incontro mi getta in confusione mentale,
vittime di violenza! Anche tu sei vittima di violenza, i questa esperienza mi segna profondamente e mi
narcos ti hanno sterminato la famiglia… forse il padre ripropone l’esperienza del dolore del libro di Giobbe.
potrebbe darti un conforto, anche se so che non vieni Un dolore che avevo dimenticato, fino al giorno del mio
più in chiesa e che non preghi più”. Sto per stringere la compleanno lo scorso 13 gennaio, quando nel silenzio
mano callosa del giovane padre di famiglia che si è della mia casa in Città Alta a Bergamo, raccolto in ritiro
visto ammazzare due figli, la moglie e la madre. Lui spirituale per festeggiare con Gesù i miei 62 anni di
rifiuta la stretta di mano, mi guarda con occhi di vita, le parole di Benito tornano a risuonare in me,
ghiaccio e mi dice: “Prete, quando quella mattina quella frase di Benito mi richiama alla mente un
all’alba sono rientrato in casa dopo il mio turno di romanzo bellissimo di Joseph Roth dal titolo Giobbe.
lavoro notturno e ho trovato i miei due bambini con il Mi alzo e vado alla libreria e mi ritrovo tra le mani un
cranio bucato da un proiettile, quando ho visto mia mio libro del 2008 dal titolo La Speranza non delude:
moglie in una pozza di sangue per terra con la schiena durante la dura esperienza di mia madre Santina,
trapassata da tre proiettili, e mia madre nell’altra stavo rileggendo il romanzo di Roth. Incredibile per me
stanza freddata da un unico colpo di revolver al cuore, la potenza di quelle pagine che sembrano scritte oggi,
sai cosa ho fatto prima di tutto? Ho guardato il per l’esperienza di Benito. Non voglio toccare nulla di
crocifisso, e poi con freddezza l’ho staccato dalla quelle pagine, ma semplicemente voglio riproporvele,
parete e meticolosamente ho passato in rassegna tutte al termine di questo libro. In verità queste parole fanno
le stanze, ho tolto dalle pareti tutti i segni sacri che bene prima di tutto a me, ma penso che ci mettano
avevo e li ho portati in giardino, li ho messi in un nella corretta prospettiva di rileggere il fugace quanto
bidone della spazzatura, e poi? Poi ho preso della terribile incontro con Benito. Eccole a voi.
benzina e ho appiccato il fuoco: li ho bruciati e mentre
le fiamme salivano nell’odore della spazzatura una

