Page 73 - Martin
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 venire qui a fare casini, perché poi noi qui ci viviamo e   volta – e lo riconosco… e gli urlo: «Disgraziato, non è
 mentre io vado al lavoro, tu qui rimani sola, ho paura   lui! Non  è stato lui! Non  è lui su cui la promessa  di
 per  te!». «Sta  preparando  la sua borsa e tra  pochi   morte è stata pronunciata, hai ucciso un innocente!»
 minuti se ne va… senti, per cena ti ho preparato fagioli   … Se ne va, negli occhi la derisione, e io piombo nel
 e formaggio, va bene?». Lui mi guarda con dolcezza e   buio, nel capogiro, come in uno stato di trance… Vado
 mi dice: «Nonna, oggi voglio offrirti qualcosa di buono:   verso  mio nipote: lui è molto robusto,  pesantissimo,
 ti ho comprato dell’ottimo pollo disossato, che ne dici?   eppure  con la forza  di una leonessa  lo sollevo  e lo
 Tu mi offri una bibita?»”.  prendo tra le braccia… José Eduardo sta morendo, il
 Fa caldo nella catapecchia - se penso che in   sangue sgorga  dai sei fori  dei sei proiettili, a terra  i
 quel luogo è avvenuto un omicidio…  Magdalena   bossoli dei  colpi esplosi, ne  tocco uno,  è  ancora
 continua  a raccontare  e tutti noi ci facciamo  attenti:   bollente… e il sangue esce, scorre via, il corpo di mio
 “Padre  Luis Clemente,  non immaginavo  che quelli   nipote che si sta spegnendo continua a sanguinare,
 fossero  gli ultimi minuti di vita di José Eduardo:   sono completamente  sporca  del suo sangue, sono
 improvvisa,  senza alcun preavviso, la morte  entra in   impastata con il suo sangue, il mio volto, le mie mani,
 casa. Mi giro verso  Marcos,  seduto sulle scale,  un   tutto è macchiato  dal suo sangue, il sangue passa
 ragazzo  sui 16 anni con i   capelli  lunghi si affaccia   sotto il vestito e mi sporca le braccia e le gambe… e lui
 sull’uscio  ed esplode due colpi verso José Eduardo   pronuncia  le sue ultime parole:  «Nonna,  nonna, ora
 che cade a terra. Il ragazzo sta per andarsene. Io mi   rimani  da sola, chi penserà  a te?». E  io
 giro e vedo mio nipote a terra, in un lago di sangue: un   sommessamente gli  rispondo: «Che Dio nella  sua
 proiettile  lo ha raggiunto all’omero sinistro e lo ha   misericordia ti  accolga,  José  Eduardo!».  Piango,  lui
 spappolato, e un proiettile lo ha nel petto; da terra urla:   spira mentre pronuncio queste parole e così oltre che
 «Nonna,  nonna!». Ancora  ho nelle orecchie il   del suo sangue mi bagno anche delle mie lacrime, mi
 rimbombo dei due colpi esplosi… quell’urlo disperato   avvinghio  al suo corpo, lo stringo  forte, lo coccolo,
 richiama il sicario-bambino che torna indietro, questa   penso che sia vivo, piango… piango in modo convulso
 volta entra in casa, viene davanti al tavolo ed esplode   e più piango, più stringo forte forte a me José Eduardo.
 nel corpo  di mio nipote tanti colpi  di pistola, e io in   Io sono concentrata su di lui e non ricordo quello che è
 preda  al panico conto, conto impotente, terrorizzata,   successo intorno a  noi.  So che  mio  nipote  Ricardo
 conto mentre quei colpi esplodono nel mio cuore e nel   fugge dopo pochi minuti mentre  Marcos, il nipote
 mio cervello: uno, due, tre, quattro, cinque, sei! Lui ha   piccolo,  esce di casa in pianto…  Da quel giorno
 la pistola nella mano sinistra,  in preda  alla   Ricardo, la  sua  compagna  e  mia  figlia  Carmen sono
 disperazione con violenza lo spingo fuori, lui cade, si
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