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venire qui a fare casini, perché poi noi qui ci viviamo e volta – e lo riconosco… e gli urlo: «Disgraziato, non è
mentre io vado al lavoro, tu qui rimani sola, ho paura lui! Non è stato lui! Non è lui su cui la promessa di
per te!». «Sta preparando la sua borsa e tra pochi morte è stata pronunciata, hai ucciso un innocente!»
minuti se ne va… senti, per cena ti ho preparato fagioli … Se ne va, negli occhi la derisione, e io piombo nel
e formaggio, va bene?». Lui mi guarda con dolcezza e buio, nel capogiro, come in uno stato di trance… Vado
mi dice: «Nonna, oggi voglio offrirti qualcosa di buono: verso mio nipote: lui è molto robusto, pesantissimo,
ti ho comprato dell’ottimo pollo disossato, che ne dici? eppure con la forza di una leonessa lo sollevo e lo
Tu mi offri una bibita?»”. prendo tra le braccia… José Eduardo sta morendo, il
Fa caldo nella catapecchia - se penso che in sangue sgorga dai sei fori dei sei proiettili, a terra i
quel luogo è avvenuto un omicidio… Magdalena bossoli dei colpi esplosi, ne tocco uno, è ancora
continua a raccontare e tutti noi ci facciamo attenti: bollente… e il sangue esce, scorre via, il corpo di mio
“Padre Luis Clemente, non immaginavo che quelli nipote che si sta spegnendo continua a sanguinare,
fossero gli ultimi minuti di vita di José Eduardo: sono completamente sporca del suo sangue, sono
improvvisa, senza alcun preavviso, la morte entra in impastata con il suo sangue, il mio volto, le mie mani,
casa. Mi giro verso Marcos, seduto sulle scale, un tutto è macchiato dal suo sangue, il sangue passa
ragazzo sui 16 anni con i capelli lunghi si affaccia sotto il vestito e mi sporca le braccia e le gambe… e lui
sull’uscio ed esplode due colpi verso José Eduardo pronuncia le sue ultime parole: «Nonna, nonna, ora
che cade a terra. Il ragazzo sta per andarsene. Io mi rimani da sola, chi penserà a te?». E io
giro e vedo mio nipote a terra, in un lago di sangue: un sommessamente gli rispondo: «Che Dio nella sua
proiettile lo ha raggiunto all’omero sinistro e lo ha misericordia ti accolga, José Eduardo!». Piango, lui
spappolato, e un proiettile lo ha nel petto; da terra urla: spira mentre pronuncio queste parole e così oltre che
«Nonna, nonna!». Ancora ho nelle orecchie il del suo sangue mi bagno anche delle mie lacrime, mi
rimbombo dei due colpi esplosi… quell’urlo disperato avvinghio al suo corpo, lo stringo forte, lo coccolo,
richiama il sicario-bambino che torna indietro, questa penso che sia vivo, piango… piango in modo convulso
volta entra in casa, viene davanti al tavolo ed esplode e più piango, più stringo forte forte a me José Eduardo.
nel corpo di mio nipote tanti colpi di pistola, e io in Io sono concentrata su di lui e non ricordo quello che è
preda al panico conto, conto impotente, terrorizzata, successo intorno a noi. So che mio nipote Ricardo
conto mentre quei colpi esplodono nel mio cuore e nel fugge dopo pochi minuti mentre Marcos, il nipote
mio cervello: uno, due, tre, quattro, cinque, sei! Lui ha piccolo, esce di casa in pianto… Da quel giorno
la pistola nella mano sinistra, in preda alla Ricardo, la sua compagna e mia figlia Carmen sono
disperazione con violenza lo spingo fuori, lui cade, si

