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d’incanto. Non capisco una mazza di vietnamita
             ma con i bambini è facilissimo intendersi! Sanno
             dirti che vogliono il gelato, oppure il gusto della
             pizza all’ananas e non puoi far finta di non capire!
             I bambini sanno insegnarti a dire ‘buongiorno’ o
             ‘buonasera’ e ‘come stai’, velocemente e simpati-
             camente. Stare con loro ti pulisce il cervello.
                 Ieri sera, mentre mangiavano il cono gelato che
             avevo offerto, li guardavo e mi dicevo: ‘Ma perché
             questi innocenti sono tutti HIV? Che colpa han-
             no?’. Nelle preghiere della sera, al centro, vedendo-
             li pregare con le mani giunte, mi sono commosso e
             ho ripensato a questa giornata pazzesca iniziata
             visitando il centro dei moribondi tenuto dai camil-
             liani dove la ragazza Bui Thi Cuc, con due bambini
             in orfanotrofio e a soli 28 anni, stava morendo per
             AIDS e sifilide mentre un uomo Nguyen Van Thun,
             una manciata di ossa scheletriche, a soli 61 anni
             stava morendo per una tubercolosi contagiosa.
             Nudo, solo con un pannolone e una grossa flebo.
             Mentre pregavo per lui, qualche spicciolo per le
             medicine e le cure palliative, pensavo alla sua ter-
             ribile solitudine nella morte, una morte tra i rantoli
             di polmoni collassati e nella quale forte è il terrore
             di morire per soffocamento.

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