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Mentre parlo il piccolino sbuca dalla porta. È
             cicciottello e corre dalla sua mamma che lo prende
             in braccio.
                 “Phuong, il piccolino cresce bello e robusto,
             anche se è HIV. Ma…”.
                 Le donne vietnamite sono furbissime, molto
             più astute di quelle italiane. Mi guarda diretta
             negli occhi e più che seguire le mie parole legge
             la domanda che ho nello sguardo. Senza parlare
             lei intuisce cosa voglio domandare ed è una do-
             manda grande, importante che mi mette spavento.
                 “Ma…. ma… Tu mi vuoi fare una domanda, padre!”.
                 Ma Phuong, mi prende con dolcezza la mano
             e mi dice.
                 “Padre, so cosa vuoi domandare. Mentre tu
             parlavi, tu ti sei ricordato che lo scorso anno ero
             incinta e che ero venuta al Mai Tam per lasciare Le
             Hung e andare via ad abortire l’altro piccolo… Lo
             scorso anno tu mi hai detto, con una carezza. ‘Noi
             ti aiutiamo per tre anni con il piccolo Le Hung, ma
             tu invece non abortire!’. Padre, ti ho dato ascolto!
             Oggi ho una piccola bimba di alcuni mesi che si
             chiama Mia. La vado a prendere!”.
                 Rimango di ghiaccio pur nel caldo tropicale di
             Saigon. Rimango stupito perché Ma Phuong mi

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