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stona con la donna, anzi le conferisce una certa
bellezza. La donna sorride. Immediatamente la ri-
conosco, ma i nomi vietnamiti sono tutti impossibili
per me italiano. Lei ripete lentamente il suo nome:
“Ma Phuong, mi chiamo così padre!”.
Tento di ripeterlo ma mi esce un suono che la
fa scoppiare a ridere. Ci provo una seconda, una
terza volta… finché il mio suono si avvicina al suo
nome: Ma Phuong. Se un giorno verrete con me
qui in Vietnam vi sfido a ripetere il nome immedia-
tamente senza sbagliare. È una lingua impossibile
per noi europei e per noi italiani! Ma Phuong parla
inglese e questo mi permette di parlare con lei.
“Padre, forse tu non ti ricordi, ma io ti ho incon-
trato lo scorso anno. Sono la mamma di Le Hung
che è nato il 30 gennaio del 2017. Ora il mio bimbo
ha due anni e mezzo. Lo ricordi? Noi facciamo par-
te del tuo programma di adozione a distanza e ti
volevo ringraziare per quello che fai per mio figlio!”.
Mentre la donna mi parla inizio a ricordare…
“Ma certo! Mi ricordo di te. Tu vieni da Na
Trang, tuo marito ti ha abbandonato, lavoravi in
un ristorante, ma quando hanno saputo che eri
HIV ti hanno licenziata. E tu? Sei venuta qui con
il piccolo Le Hung”.
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