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nosciuti, ma non sono riuscito a chiederti quale
lavoro fai?”.
Quang è vestito con una T-shirt nera. Mi guar-
da nella penombra della lampada a pile. Men, in-
faticabile vietnamita, traduce:
“Gigi, vedi fuori quella decina di cani? Io li al-
levo poi, quando sono grandi, li ammazzo e vendo
la loro carne al mercato. È un cibo povero e non
incasso moltissimi soldi. Ly, invece, si dedica, la
notte, alla pesca nel fiume.
L’inquinamento non dà molte possibilità ma al-
meno quei cinque o sei euro al giorno li guadagna.
Aggiungici circa quattro euro dalla vendita della
carne di cane, più o meno al giorno riusciamo ad
avere circa dieci euro… Una miseria con la quale
cosa puoi fare?”.
Quando Quang mi parla della carne di cane,
pur avendola mangiata alcune volte qui in Viet-
nam e considerandola anche non disgustosa, mi
rimane però sempre il retro pensiero europeo che
ammazzare un cane sia un delitto, mentre un pe-
sce o un uccello o una gallina una cosa ovvia…
Quang continua a parlare.
“Don Gigi sono contento che siete venuti a
trovarci e venite ancora, ci fa tanto piacere parlare
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