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qua. Onde terribili entravano. Tutto era allagato.
Ngoc e Duy avevano solo 13 e 14 anni. Cercavamo
di resistere all’uragano chiudendo imposte, siste-
mando i pesi sull’imbarcazione, ma niente! Lui,
l’uragano, era più forte e si prendeva beffe di noi;
giocava con noi, ci torturava con colpi violenti,
acqua, fango e tanto ma tanto buio… Mai e poi
mai dimenticherò il mio incontro con l’inferno! E
l’incontro con l’inferno era proprio quella notte
nera. Cercavamo di resistere, ci tenevamo forte-
mente legati a delle funi. Era il cuore della notte
e il vento fischiava forte, eravamo sporchi di fan-
go, luridi e irriconoscibili nel tanfo putrido della
discarica. Ngoc e Duy, si sporsero entrambi dalla
barchetta per vedere se l’ormeggio teneva; sinistri
rumori venivano infatti da fuori. Era impossibile
muoversi da soli e così i miei due figli si aiutava-
no, si tenevano per mano, si incoraggiavano e si
davano consigli. Si esposero per vedere. Ngoc mi
gridò: ‘Tutto a posto mamma!’. Furono le ultime
sue parole. Una micidiale onda di fango e detriti
si abbatté sulla nostra catapecchia galleggiante,
l’ormeggio saltò, ma l’imbarcazione si fermò contro
degli alberi… Non riuscivo a vedere più nessuno.
Poi, lentamente, il fango defluì ma i nostri due fi-
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