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gli erano scomparsi, inghiottiti dall’onda di fango
             provocata dell’uragano”.
                 Ly piange. Gli occhi sono pieni di lacrime e così
             anche quelli di Quang. Questo pianto entra nel
             cuore mio e di mia sorella. Anche noi ora stiamo
             male. Sembra davvero un romanzo, un racconto
             che non è reale. Una sciagura dentro l’altra. Com’è
             possibile? Come è possibile per questa gente
             identificare la vita con lo spasimo, con il dolore
             atroce e con le lacrime? Questa coppia dall’amore
             d’acciaio mi sconvolge! Mentre i due anziani in-
             namorati ci raccontano le ferite del cuore, alzo gli
             occhi e vedo, attaccate sulle pareti in legno della
             barca, delle fotografie. Tra tutte queste fotografie
             mi colpisce molto quella di un bimbo dalla faccia
             piena e gli occhi piccoli, mi sembra tranquillo e
             un po’ introverso. Quang si accorge che guardo
             la foto e mi dice.
                 “Questo è nostro figlio Anh. Anche questa è
             una triste storia. Era inverno e nevicava, faceva
             un gran freddo, non avevamo vestiti per ripararlo:
             si ammalò di tubercolosi. Non avevamo medicine
             per curarlo e la terribile umidità del fiume fece il
             resto. In pochi mesi morì”.
                 Questa terza morte mi sconvolge ancora di più.


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