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“Quello che tu chiami ‘presto’, mio padre Doan
             ce lo concede solo la domenica. La domenica ci
             svegliamo alle 6.00, un quarto d’ora dopo il tuo
             orario feriale, ma…”
                 Guardo con terrore Men e mi dico: ‘adesso
             questa mi spara un orario impossibile nel cuore
             della notte’. Scruto i suoi occhi e lei capisce che
             il mio sguardo implora clemenza sulle levatacce.
             Invece di usarmi un po’ di clemenza, scusate, di-
             venta un po’ antipatica e mi dice risoluta:
                 “Domani ci alziamo tutti alle 4.30… e senza
             storie ok?”.
                 Inghiotto. Forse non ho capito bene…
                 “A che oraaaa? Alle 4,30? Ho capito bene?”.
                 Interviene Van, la mamma che ci ha raggiunto
             sulla deliziosa terrazza aperta sull’infinito di stelle:
                 “Sì, don Gigi. Doan, alle 4.30, busserà alla tua
             porta un solo tocco, non di più. Hai il tempo per
             lavarti ma poi alle 5.00 ti attendiamo per la pre-
             ghiera. Si dice il rosario, le litanie e le preghiere
             della mattina, fino alle 5.30, poi la colazione!”.
                 Se con Men ho una certa confidenza, con Van
             non posso che rispondere con un sorriso il più
             smagliante possibile e inghiottendo nascostamen-
             te amaro per la levataccia…

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