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i campi e lo stagno di fiori di loto. Mi siedo per
             terra, quasi a gustare il fresco del pavimento e
             attendendo qualche alito di vento che mi ristori
             dalla torrida umidità. Mi raggiunge Men e mi si
             siede accanto. Guardiamo le stelle: una meravi-
             gliosa stellata che ti fa respirare le stelle nei pol-
             moni: un panorama incantato con luna, miliardi di
             stelle, il rumore delle rane nello stagno di loto, i
             grilli, le grosse formiche che passano sul pavimen-
             to portando verso la loro casa un insetto morto,
             trasformato in cibo per molte di loro…
                 “Don Gigi, non dobbiamo fare tardi questa se-
             ra perché domani ci svegliamo presto!”.
                 Guardo Men e la tranquillizzo:
                 “Non c’è nessun problema, Men, sono abituato
             alle levatacce. Pensa che, a Roma, mi sveglio sem-
             pre prestissimo, alle ore 5.45”.
                 La ragazza scoppia a ridere: ride, ride, ride…
             non capisco il motivo e lei, con la parola spezzata
             dalle risate:
                 “Per te le 5.45 è presto? Davvero?”.
                 Divento rosso e penso: ‘Cavolo! A che ora si
             svegliano questi?’. La ragazza continua a ridere:
                 “Beh, non è molto tardi, dai Men…”.
                 La ragazza continua a ridere:

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