Page 114 - Luca
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Bergamo
luca caterina
ta. In quel momento mi sono detta: questo è devi avere la capacità di fidarti e di affidarti
ciò che voglio fare. Da lì mi sono buttata ani- agli altri, saperli rispettare.
ma e corpo nella cardiochirurgia e ho dedica- “Oggi, in questa situazione di emergenza,
to la mia vita a questa specializzazione”. con i colleghi, medici e infermieri con cui si
Anni di studio, fatica, tantissimi sacrifici. collaborava ogni giorno, il rapporto è diven-
“I primi due anni di vita a Roma, dove fre- tato molto più intenso. Ci scriviamo messag-
quentavo la scuola di specializzazione, nean- gi, ci confortiamo a vicenda, sentiamo tanto
che me li ricordo, lavoravo e basta e non face- la mancanza gli uni degli altri e ce lo dicia-
vo mai ferie. Se partivo era solo per i congressi mo. Adesso, ci mancano anche i piccoli screzi
di cardiochirurgia. Preferivo stare internata in quotidiani, le discussioni che normalmente
ospedale piuttosto che uscire con gli amici. capitano in reparto. Siamo un gruppo molto
E oggi non me ne pento, perché per me era affiatato e ci vogliamo bene”.
bellissimo. Poi pian piano ho trovato un equi-
libro tra la mia vita personale e il lavoro. Qui Le domando se nella sua vita di medico
a Bergamo ho cominciato ad avere una vita avrebbe mai immaginato di ritrovarsi in una
normale, con uno stipendio e una quotidiani- emergenza del genere.
tà regolare, gli amici, le uscite, le vacanze…”. “No, una cosa simile mai. Nessuno di noi
Ma Caterina lo ripete con convinzione: all’inizio immaginava che saremmo arrivati a
“Non ho nessun pentimento. Se tornassi questo punto. E purtroppo ne avremo ancora
indietro rifarei tutto, perché ho la fortuna di per un bel po’… Per noi a Bergamo il ritorno
fare quello che davvero amo nella vita”. alla normalità sarà un cammino molto lungo”.
Per fare il cardiochirurgo, osserva, devi
avere tanta modestia, saper lavorare in team,
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