Page 22 - JUANA
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pietre è rotto solo dal vento. Juliaca si chiama
“la città dei venti”. Non sono capace di dire una
parola. Sono muto, la testa stanca e pesante per
il duro adattamento al clima invernale e all’al-
titudine. Ma sono qui, davanti a Lui; lo guardo
e sto zitto. Tante volte la mia preghiera è piena
di vuoto, ma glielo regalo; non so cosa dire, la
mano destra è gelata e la manica del pesante
giaccone nero è bagnata dall’acqua santa. Regalo
a Gesù tutta la mia misera vita e lo ringrazio per
avermi dato il dono del sacerdozio; prego per i
miei cari, per mia sorella e prego per tutti voi.
Olinda mi raggiunge e mi dice che è ora di
tornare a casa, di tornare a Villa San Roman. Mi
addormento sotto quattro coperte di alpaca. Il
freddo è intenso. Dalla finestra vedo nel cielo una
mezza luna. Sono dall’altra parte del mondo e da
qui la luna e le stelle, si vedono in modo diverso
rispetto all’Italia, come la Cruz del Sur, ma que-
sta sera quella gente povera mi ha fatto vedere
in modo diverso la povertà. La povertà significa
ricchezza di preghiera e di incontro più profondo
con Dio... e per essere il primo giorno di viaggio,
penso che questa sia già una bella conquista!
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