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prio in questo momento, ti ripeto il mio sì! Qui
               a Garissa, in modo più sofferto ma più maturo
               di trent’anni fa. Ti ringrazio e ti adoro. Proteggi
               sempre il mio sacerdozio”. Do un piccolo bacio
               alla manina e la sto per riporre, quando la voce
               forte del vescovo mi riporta alla realtà.
                  “Don Gigi, tienila: te la regalo volentieri! Por-
               tala con te a Roma e ricordati di Garissa...”.
                  Guardo il vescovo con grande commozione:
                  “Grazie di cuore Eccellenza. È un regalo pre-
               ziosissimo, di inestimabile valore. Lo terrò come
               un prezioso tesoro in ricordo di questa terra che
               beve sangue di cristiani e che profana le croci...
               Mi ricorderò di lei e della potenza di questo
               regalo”.
                  La mattina di lunedì il vescovo Joe, duran-
               te la messa, al momento della Comunione, mi
               consegnava quella piccola mano spezzata, dopo
               averla benedetta.
                  Riparto da Garissa con un geloso tesoro da
               custodire con fede e oggi quella piccola mano
               conservata in una semplice scatola trasparente
               mi dà una incredibile forza e mi ricorda che le
               mie mani sono chiamate a essere oggi le mani
               di Gesù.

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