Page 68 - Ivonete
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ne di casa apre la catapecchia. Entro. Vi è una
povertà estrema: le assi sono inchiodate male e
ci sono grandi spifferi di aria. La cosa più bella
è che sono solo mentre, la maggior parte delle
volte, si dorme in molte persone in un ambiente
unico. L’aspetto meno poetico è che sono vicino
al porcile. Vedo dalle fessure i tre maiali assonnati
che ogni tanto grugniscono. Francisco mi saluta.
Finalmente rimango solo: io, il fetore, i porci
e la stamberga. La luce viene da un cavo tirato
da chissà dove, ed è molto tenue.
Nell’angolo a sinistra c’è una specie di vano
dove scorgo il buco della latrina. Stranamente
la puzza che emana non mi infastidisce perché
il tanfo della discarica tutto omologa. Ho molta
sete e mi scolo la bottiglia d’acqua che mi sono
portato. Vado alla latrina e faccio la mia pipì.
Apro lo zaino, tolgo la Bibbia e me la collo-
co sotto la testa. Faccio così quando dormo in
questi posti duri e pericolosi. Spengo la luce e
il concerto inizia: i sette cani corrono avanti e
indietro per il cortile, abbaiano a ogni rumore.
Quando i cani abbaiano i maiali si svegliano e
grugniscono… e il concerto continua.
Sono stanco. Penso a Marcelo e a Nina: due
storie di disperati che vivono in questa baracca;
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