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KAORI E IL CARCERE DI ACAPULCO

                  Siamo in volo da Houston a Francoforte, il
               lungo volo di 9 ore. Sono stanco. Cinque letti
               diversi in una manciata di giorni, forse è troppo.
               Poi c’è lei che ti sfibra: la tensione! In uno Stato
               fuori controllo, in cui non sai se è più pericoloso
               il cartello dei narcos o l’esercito e la polizia, vivi
               in una tensione continua che ti rode il cervello...
               Piano piano ti puoi forse adattare, ma mai abi-
               tuare! Ho volato da Acapulco a Città del Messico.
               Ora da Città del Messico a Francoforte e domani
               da Francoforte a Roma. Non so come faccio a
               scrivere e pensieri che siano in qualche modo
               coerenti. Quello che ho vissuto esplode in me e
               chiede di essere tematizzato e scritto!
                  Ho deciso di visitare il carcere di Acapulco
               per due motivi.
                  Lo scorso luglio qui vennero uccise ben 28
               persone, tutti prigionieri. Poi la volontà di in-
               contrare lei, Kaori, l’assassina ventenne di Erika
               Lisette, la figlia di Gaby.
                  In questi giorni ho ricevuto un regalo prezio-
               so, un piccolo cuore di cristallo che porto con
               orgoglio al collo. Me lo ha dato Gaby e appartie-


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