Page 88 - Hazar
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lione e mezzo di persone tutte musulmane e quel
               pensiero mi fa accapponare la pelle, nonostante il
               caldo torrido iracheno...
                  “Padre, dobbiamo andare, ti dobbiamo portare
               in sicurezza fino a Erbil e poi noi dobbiamo torna-
               re ad Araden. Tu sai che la notte qui non è sicuro
               muoverci!”.
                  Guardo l’orizzonte e mando un bacio, non a
               Daesh, ma quelle poche centinaia di cristiani che
               vivono là, nascosti e pieni di paura. Dico ai miei
               due peshmerga:
                  “Se noi ci salviamo, se andremo in paradiso,
               lo dobbiamo alle sofferenze dei fratelli cristiani
               che vivono con eroismo a Mosul e Tel Eskof. Ora
               che ho inviato un bacio a loro, possiamo andare a
               Erbil. Coraggio: un aereo questa notte mi attende
               per riportarmi a Roma!”.
                  I due soldati commossi mi abbracciano forte e
               mi dicono:
                  “Non ti dimenticare di noi: torna presto, noi ti
               vogliamo bene padre!”.
                  Asciugo furtivamente una lacrima mentre salgo
               nel retro della vettura e mi metto a recitare il bre-
               viario per quelle persone dolci e buone che, con
               forza, testimoniano Gesù.

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