Page 27 - Hazar
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DUE VECCHIE DI MOSUL
Neppure la sera il secco caldo si stempera. In
cielo, la luna e le stelle sono appannate dalla fine
polvere del deserto che sembra creare un nebbia
secca. È il cielo dell’Iraq con il suo tormento. Con
in mano una tazza di tè caldo parlo con il ragaz-
zo. Si chiama Ragheed e ha 22 anni. È il primo
rifugiato che incontro. Un ragazzo alto e robusto
con i capelli corti. Vive a Erbil e studia agronomia
e teologia e si professa con convinzione cristiano.
Parla discretamente inglese e così il nostro discorso
è diretto, senza interpreti:
“Padre, i fatti di cui ti voglio parlare riguardano
i giorni 6-11 agosto 2014, i giorni terribili in cui
Daesh ha invaso la Piana di Ninive e ha fatto fug-
gire noi cristiani dai villaggi e dalla città di Mosul.
Io studiavo in città quando arrivarono gli uomini
del califfato e ci dissero che, se non ci convertiva-
mo all’islam, la città e i villaggi sarebbero rimasti
senza acqua. Nessuno di noi prese sul serio quella
provocazione e così dopo tre giorni Mosul e la
Piana di Ninive rimasero senza acqua! Era il giorno
6 agosto 2014. A quel punto la gente comincio a
lasciare i villaggi e proprio in quel giorno Daesh
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