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figli del Chapo, Joaquín Guzmán e Ovidio López,
chiamati Los Chapitos. È corretto Sonia?”.
Il direttore, stupito, ci guarda mentre sorridia-
mo e prosegue:
“Hai ragione don Gigi. In effetti quel che rimane
del cartello di Sinaloa continua a esercitare il suo
potere in vasti territori direttamente o con organiz-
zazioni criminali che ne derivano, come la banda di
sicari al servizio di El Mayo, Ismael Zambada Gar-
cia che, nel 2008, a Culiacàn, ha fondato l’autono-
ma organizzazione di Los Ántrax, guidata da José
Rodrigo Aréchiga Gamboa noto come El Chino,
Jesús Peña o El 20 e il feroce René Velázquez Va-
lenzuela chiamato anche El Sargento o El Talibán”.
Il sole è caldo, sono le quattro del pomeriggio,
ma questa discussione appassiona tutti. È singo-
lare parlare della corruzione e di narcotraffico tra
le sbarre di una prigione. Il discorso sembra essere
ancora più vero… come, per altri aspetti, è dram-
maticamente vero quando dormi tra gli scorpioni
in una famiglia dove i cartelli hanno ammazzato a
revolverate il padre taxista!
Sonia guarda verso il patio e poi, girandosi ver-
so di noi, continua:
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