Page 41 - FAHMI
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teggere la cicatrice c’è un abisso. Il ragazzo, gra-
zie al cielo sta bene, o almeno così a me sembra.
Mi riconosce, corre verso di me e mi abbraccia
teneramente. Usciamo dalla scuola. Fahmi non
conosce bene l’inglese e io non parlo arabo al di
là di alcune semplici parole. Mi occorre l’aiuto di
Yassin. Ripercorriamo il suk verso l’Esarcato ar-
meno cattolico. Nella piazzetta scattiamo alcune
fotografie. Fahmi mi mostra il segno dei proiettili
di quella pazza sparatoria. Alcuni di essi si sono
conficcati nella porta dell’Hospice austriaco, uno
ha perforato una porta di ferro e si vede il foro.
Mentre il bambino mi mostra questi danni, inizio
a capire quale sia la reale situazione del ragazzo
di 11 anni.
Nelle nostre comode case qui in Italia, con
difficoltà leggiamo le situazioni di guerra e di
conflitto. Complice la televisione, o la sala cine-
matografica, pensiamo che da una ferita fisica
causata da un’arma da fuoco o da un’arma da
taglio... si guarisca subito, in poche settimane
e che la vita scorra tranquilla con una cicatrice
nella testa. Insomma tutto come prima. La pel-
licola del film termina, spegniamo il televisore
dopo l’ennesimo film dove feriti riprendono la
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