Page 42 - FAHMI
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vita serena e felice accanto ai propri cari e ane-
stetizziamo le cicatrici.
La situazione reale di Fahmi è ben diversa!
Un proiettile conficcato in testa non è una soffe-
renza da poco: si urla dal dolore, si piange, tutto
il corpo è preso dalla morsa del dolore di una,
due, tre e quattro operazioni chirurgiche. I medi-
ci dicono che questo quarto e ultimo intervento
sarà particolarmente doloroso. Così mi descrive
Yassin con preoccupazione e timore, mentre lui,
Fahmi, mi guarda. Il suo sguardo è calmo, ma
lontano. È fragile il piccolo, è stordito e nel suo
cuore leggo la vera malattia che lo rovinerà per
tutta la vita: si chiama paura, si chiama terrore.
Qui in Medio Oriente recita un proverbio arabo:
“Un gatto morso da un serpente ha paura anche
della corda”. Il ragazzo è pallido. Gli chiedo di
togliere il cappellino e lei è lì inesorabile, lei, la
cicatrice che sfregia il cranio di Fahmi. Le suture
chirurgiche mostrano la parte della testa priva
di osso. I capelli sono ricresciuti, ma non nella
parte dove c’è la cicatrice. Il bambino sembra
più piccolo della sua età, il dolore lo ha chiuso
in sé. Lo abbraccio forte e poi do un sonoro
bacio alla sua cicatrice. Il ragazzetto mi guarda
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