Page 44 - FAHMI
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ti chiedi il perché e la risposta è il silenzio. La
tortura è tutta lì: una persona che non ti vuole
bene te lo dice non con le parole, non rubandoti
qualcosa, non calunniandoti, no! Lo dice facen-
doti male: ferendoti! E quando il dolore dei punti
suturati ti ricorda la persona che ti ha procurato
la ferita, tu impazzisci. Il piccolo Fahmi per tutta
la sua vita vivrà in compagnia di quella cicatrice,
ci potrà convivere, difficilmente abituare, ma mai
dimenticare. La ferita di un nemico ti cambia la
vita e apre la porta all’odio per lui, alla vendetta,
al provocare a lui quello che lui ha fatto di male
a te. Si scatena la lotta tra reprimere questo desi-
derio e l’accoglierlo e l’attuarlo! La prima strada,
quella del reprimerlo, ottiene gli effetti contrari:
più pensi di non fare mai questo e più guardi la
ferita e più il desiderio di far del male, di fargliela
pagare aumenta, si gonfia e si rende chiaro un
progetto luciferino di male. Una strada diversa è
molto più difficile ed eroica: si chiama perdona-
re. Significa entrare nella propria cicatrice, aprirla
e toglierle il veleno che il nemico vi ha messo e
suturarla di nuovo. È un lavoro in profondità, su
se stessi, sulle ragioni più profonde del proprio
vivere, sulle prospettive della vita. La cicatrice
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