Page 43 - FAHMI
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con due occhi dolcissimi e pieni di amarezza,
mentre mi mostra uno stentato sorriso. Si sen-
te al sicuro nel convento. Siamo ai piedi della
scalinata di ingresso alla chiesa dove è sepolta
Santina. Guardo Fahmi e la sua paura e il suo
dolore. Nuovamente lo stringo forte.
È così in tutto il mondo: gli occhi del dolore
e della paura accomunano il mondo intero.
Chiedo a Fahmi:
“Cosa hai imparato da questa triste esperien-
za?”.
Il ragazzetto mi risponde:
“Ad avere paura quando esco per strada, a
non fidarmi di nessuno, a scappare via quando
vedo un soldato israeliano!”.
Sono parole di fuoco, parole che fanno ma-
le, non lasciano scampo. Chi ha provato nella
sua vita il dolore dell’essere ferito o torturato,
per sempre avrà un guasto nella sua esistenza.
La cicatrice di un proiettile o di un coltello non
la guardi come si guarda una ferita accidentale:
quella ferita è lì a sorvegliare i tuoi pensieri.
Ogni volta che, accidentalmente, la guardi tu
ricordi e quando ricordi soffri e quando soffri
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