Page 48 - Dominic
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contrare la mia famiglia per cinque anni a moti-
vo del mio crimine politico molto grave. Allora
ricevevo cibo dalle mani di altri prigionieri. Per
lavarci, ogni quindici giorni circa, entravano con
una canna di acqua e bagnavano i prigionieri
per qualche minuto. Niente più. Avevamo una
latrina: un buco che occupava circa 50 centimetri
e non avevamo acqua. Il tanfo, con il caldo, era
insopportabile”.
“Padre Dominic vi permettevano di uscire
all’aria aperta?”.
“Avveniva una volta alla settimana e per 10
o 15 minuti, niente di più. Nella cella sovrappo-
polata esisteva una sola lampada molto debole
per rischiarare la notte ed era molto flebile. Ogni
giorno, per tre o quattro volte, facevano una sor-
ta di appello al quale dovevamo puntualmente
rispondere pronunciando un numero in sequen-
za fino a raggiungere il numero di tutti coloro
che erano presenti in cella”.
Mentre padre Dominic parla cerco di intuire
la sofferenza provata e sopportata da quell’uomo
per il nome di Gesù. “Ma che schifo mi dico.
Senza vestiti in un centinaio di persone stipate
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