Page 72 - Doan
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rovinato dalla guerra, dalle sue ferite. Guardo
         al mio braccio sinistro e vedo la mia cicatrice...
         una coltellata anni e anni fa. Non sono ancora
         riuscito a dimenticarla e ogni volta che la guardo
         si riaccende, come oggi, il ricordo. Ci puoi con-
         vivere ma non puoi dimenticare e perdonare. È
         un passo che ancora non sono stato capace di
         compiere. Figuriamoci lui, schiantato dalla guer-
         ra e ridicolizzato da un certificato che da solo
         il fumo di un onore ormai dissolto e che lascia
         spazio alla povertà più squallida. Mi guarda con
         occhi buoni. Fuori ha ricominciato a piovere in
         modo furente. Sono tutti saliti in macchina. Io e
         lui siamo lì, sotto l’acqua che scende e ci lava. Lo
         guardo, mi avvicino e gli bacio la cicatrice sulla
         testa. Mi guarda, prende il mio braccio sinistro
         e, lentamente, lo alza. Ho il braccio completa-
         mente bagnato dall’acqua, il suo volto è fradicio
         d’acqua. Lentamente avvicina le labbra e bacia la
         mia cicatrice. Nessuna traduzione. Un assordante
         e profondo silenzio di intesa tra lui e me.
            Ci abbracciamo forte. Sento i suoi vestiti ba-
         gnati, il suo corpo magro e le sue ossa: è la carne
         crocifissa di Gesù questa... e non me ne rendo
         conto.

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