Page 71 - Doan
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Inizia qui la parte più profonda del suo col-
         loquio:
            “Padre, al regime di Hanoi ho dato la mia
         vita pieno di patriottismo. Credevo nella guerra
         e nello Stato. Ma... guarda cosa mi rimane! Un
         foglio che attesta il mio valore militare”.
            Così dicendo, lo prende da una povera e
         impolverata busta, che contiene i suoi quattro
         documenti, e me lo mostra come un trofeo... e
         basta! Mi prende la mano destra e mi fa toccare
         la sua testa. Il frammento della bomba si è in-
         fisso nella scatola cranica e si sente ancora oggi
         nettamente; poi porta la mia mano alle sue brac-
         cia e alla gamba sinistra. Mi vengono i brividi.
         Toccare quelle schegge conficcate nelle ossa di
         quest’uomo mi dà i brividi. Lui è triste.
            “Mia moglie e i miei figli mi hanno abbando-
         nato. Non ho niente. Pensa, padre, che questo
         terreno me lo ha prestato lo Stato e questa ca-
         panna che ho costruito è ormai conciata male.
         Nessuno mi viene a visitare e la mia vita è dav-
         vero a livelli inumani. Grazie che ti sei ricordato
         di me, grazie che sei venuto a visitarmi”.
            Mi avvicino a lui, prendo il suo crocifisso
         e lo bacio. Mi vergogno. Questo uomo è stato

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