Page 56 - Amina
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se fosse morto ci sarebbe stato più spazio per
i fratelli nella piccola abitazione. In famiglia e
nel quartiere non facevamo molto caso a queste
sue parole prendendole come stupidaggini di
un ragazzino”.
Il racconto di Ibrahim mi coinvolge profon-
damente perché è il viaggio nella devastazione
del cervello di un ragazzo inerme. Se non senti
queste parole a Gaza, da un testimone di prima
mano non riesci a crederci! Mentre Ibrahim par-
la mi viene alla mente un rapporto dell’Unicef
letto prima di partire per Gaza che dice che un
bambino su quattro nella Striscia ha bisogno di
assistenza psicosociale.
Si è fatto tardi e ho raccolto queste note con
avidità. Amal ci dice che un’altra famiglia povera
ci attende e prima di sera dobbiamo visitare al-
tre quattro famiglie. Ci alziamo e salutiamo con
molto affetto la famiglia di Ibrahim. L’uomo dalla
folta barba mi dice:
“Abuna, tu devi essere fuori di testa a viaggia-
re in questo modo. Nessuno ti riconosce come
prete, sei di carnagione occidentale, desti sospet-
ti solo a vederti! Intuisco che questo modo di
visitare famiglie, come fanno le suore di Madre
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