Page 24 - Arminda
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Messico
          arminda

            Finalmente negli Stati Uniti, siamo arrivati al
         luogo stabilito, al di là del confine, dove sareb-
         bero venuti a prenderci; ma la persona che
         doveva venire non è passata e quindi abbia-
         mo dovuto aspettare un altro giorno. Senza
         mangiare, senza forze. Ricordo di aver detto a
         mio cugino: vado allo scoperto, dove passano
         le macchine, così prendo il primo pullman che
         passa e torno in Messico, perché non ce la fac-
         cio più, mi tremano le gambe, mi sento molto
         debole e ho tanta fame. E così ho fatto: sono
         uscito per prendere il pullman che mi avrebbe
         riportato in Messico, ma dopo avere aspettato
         inutilmente per circa mezz’ora, decido di tor-
         nare nel posto dove ci eravamo nascosti.
            È molto tardi nella notte quando sentiamo
         il clacson di un’auto; mio cugino dice: “Sono
         loro, vengono a prenderci, andiamo!”. Siamo
         corsi tutti con l’espressione della felicità sul
         volto, e siamo saliti su un camion dove ci han-
         no coperti con un telo e ci hanno detto di non
         fare alcun movimento. Come ho detto, in tota-
         le eravamo dieci persone.
            Ci trasferiscono in una casa dove già ci sono
         tanti clandestini. Quando arriviamo, ci prepa-

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