Page 28 - Arminda
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Messico
          arminda

         guidare lui. Incomincio a piangere, mi dico:
         “Non è vero, è una bugia, mia madre è viva”:
         non riesco a credere a quello che mi ha detto
         mia sorella.
            Chiamo mio fratello per aver la conferma
         e lui mi dice la stessa cosa. Arriviamo al risto-
         rante, ordino il mio pranzo ma non riesco a
         mandare giù un boccone. Sono tornato al
         mio lavoro ma mi sono buttato sull’erba a
         piangere. Ricordo che avevo un piccolo orec-
         chino all’orecchio sinistro: me lo sono tolto e
         l’ho buttato via pensando: “Alla mi mamma
         non piaceva che indossassi un orecchino”.
         Ricordo che chiedevo a Dio: “Perché a lei e
         non a me? Avresti fatto meglio a prendere
         me”, e piangevo ancora di più. Dopo aver
         pianto a lungo, vado al mio appartamento,
         ma non faccio che piangere ancora. Più tardi,
         nel pomeriggio, vado alla chiesa più vicina
         che però è chiusa; mi inginocchio davanti
         alla porta e mi rivolgo a Dio: “Dì a mia madre
         che l’amo molto e che mi manca molto”. Ma
         non riesco a trovare conforto alla mia anima,
         non trovo pace, ho bisogno di sfogarmi in
         qualche modo. Vado in un negozio e compro

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