#VoltiDiSperanza

AMINA – N.20 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Ecco  in formato elettronico e sfogliabile, l’Instant Book  AMINA con l’introduzione di Alberto Ceresoli direttore de “L’Eco di Bergamo”

 

GLI OCCHI DELLA TRAGEDIA DI UN POPOLO
Amina: un nome, il volto coperto dalla legge coranica, gli occhioni mobili che appena si scorgono dalla fessura in cerca di vita e di speranza, il simbolo della tragedia di un popolo. Quello di Gaza, uscito dal radar della diplomazia internazionale, un fazzoletto di terra palestinese con un’incredibile densità abitativa, una geografia umana calpestata dalla miseria e da un conflitto senza fine. Sta in queste coordinate il libro di monsignor Luigi Ginami che racconta un suo viaggio della solidarietà a Gaza per l’adozione a distanza di cinque bambini palestinesi. Un’esperienza, precisa, “tanto, ma tanto bella”, accompagnato dalla preghiera, tenuto per mano dal Magistero di Papa Francesco (“La buona politica è al servizio della pace”) e dal lascito spirituale di Madre Teresa di Calcutta. Tutto questo, il sacerdote bergamasco, lo fa con una scrittura veloce, essenziale, con uno stile cronachistico, in presa diretta. Appunti annotati ovunque, compreso un monastero, talvolta sotto un tappeto di stelle che illumina la notte dell’umanesimo, accampato in quella che definisce “un’enorme prigione a cielo aperto: un inferno”.

L’Eco di Bergamo 21 gennaio 2019

Là dove i sapori e i colori di un crocevia di popoli e culture si sono scomposti nel rumore delle armi, nella povertà obbligata dal crepuscolo della ragione. Eccolo, il nostro, in auto in un giorno qualsiasi, mentre la macchina procede a rilento fra una gioventù senza storia. Ecco i bambini che trotterellano, che salutano dal terrazzo, le divise israeliane, le carcasse di improbabili vetture. Ovunque miseria, la cifra della disperazione e anche di una rabbia antica. Persino le galline saltellano smagrite. Lo guardo agli interni, fra le pareti domestiche, restituisce il senso di una sofferenza consumata nella solitudine del mondo che si staglia lontano. Fra muri e reticolati, i segni di comunità separate: un presente in gabbia, un passato da dimenticare, un futuro da scrivere.

Il libro conduce in un universo che non vorremmo, una ferita profonda per la coscienza umana: come il dritto e il rovescio, il giorno e la notte o, se preferite, il segno di una buia continuità. Il libro è un po’ un diario di viaggio, un po’ reportage con scampoli di geopolitica che danno il contesto, che inseriscono la piccola Striscia di Gaza in una storia complessa che viene da un passato che non passa, con un suo clamore mediatico ciclico, che va e viene e oggi oscurato da altre tragedie.

Monsignor Ginami si sofferma a lungo sulla questione delle questioni, una patologia vera e propria, con lui appostato “su un palcoscenico dove si rappresenta una ciclopica lotta tra la Signora Corruzione e la Serva Carità”. Un dramma reale, che resiste aggrappato alla noncuranza occidentale dei più, che si consuma sulla pelle di un popolo senza patria. Ma è l’incontro con Amina, pur senza nulla togliere agli altri affreschi umani, che offre la tonalità giusta, il tocco d’autore per descrivere un ambiente coerente con la miseria attorno che tutto avvolge e tutto penetra. Senza tregua. Amina è una donna wahabita di 27 anni che vive di stenti in una catapecchia, in uno “sconquasso di povertà” registra l’autore del libro: il marito che fa qualche lavoretto saltuario quando lo trova, due bambini da allevare, la tragedia di una figlioletta di appena un anno morta. Pensate: uno dei piccoli ha bisogno di punture e la mamma, non avendo altro a disposizione, è costretta a usare quindici volte la stessa siringa. Il dialogo fra il cristiano e la musulmana, con lei rannicchiata in un angolo, è di grande intensità affettiva, dà il pathos di storie eroiche di povertà. I due s’incontrano, si ascoltano, si capiscono. E poi lei riconosce nell’inattesa fratellanza giunta da un altrove un momento di felicità da cogliere all’istante, prima che si smarrisca nell’incedere di una quotidianità cattiva. Ecco così che quel “grazie di essere qui per ascoltarmi e guardarmi” di Amina al sacerdote ospite riassume il senso di un appuntamento deciso dalla mano invisibile della Provvidenza: per quel che dice con le sue emozioni forti, per quel che lascia intuire nella prospettiva di un mondo migliore. A ben vedere, il libro, con Amina, illustra che non tutto è perduto: la paura va incontrata e condivisa per essere sconfitta e quel volto velato in una terra disperata, con quegli occhi aperti sul futuro, rilascia la magia delle buone ragioni della speranza.
Alberto Ceresoli, Drettore de L’Eco di Bergamo