#VoltiDiSperanza

DOAN – N.16 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Ecco in formato elettronico l’Instant Book dal titolo Doan con la introduzione scritta da Stefano Folli editorialista di La Repubblica.

Questo sedicesimo volumetto della fortunata serie #VoltiDiSperanza esce con una simpatica novità editoriale. Forse è tra i primi esemplari di libri che interagiscono in modo multimediale. Nel nostro caso sono stati scelti alcuni QRCODE che rimandano a brevi videoclip che forniscono immagini e scene di contesto alla lettura. Abbiamo scelto un QRCODE come esempio per mostrarvi la singolare iniziativa editoriale che sembra aver spazio tra i giovani e i meno giovani. Ecco l’immagine in parola:


Se volete divertirvi, prendete il vostro cellulare dopo aver scaricato il semplice programmino per la lettura di codici a bande magnetiche. Posizionatevi davanti al QRCODE sopra riportato nel centro del frontespizio, scannerizzate… e vi troverete nel videoclip che presenta L’esperienza di DOAN. Fateci sapere cosa ne pensate.

La Prefazione del Dottor Stefano Folli, in data 11 settembre 2018, è stata ospitata in integrale sul quotidiano L’ECO DI BERGAMO nella sezione CULTURA a pagina 47, cliccando sulle due immagini di seguito proposte, si può leggere e scaricare il testo in formato pdf.

Quotidiano L’ECO DI Bergamo, 11 settembre 2018 pagina 47

Doan #VoltiDiSperanza N.16
Prefazione di Stefano Folli
VIAGGIO AL CENTRO DELL’UOMO
Questo piccolo volume non è il primo scritto da monsignor Luigi Ginami e senza dubbio non sarà l’ultimo. È parte di una serie che si è proposta di percorrere le vie del mondo in compagnia degli ultimi, dei poveri, dei sofferenti. In qualche caso dei dannati della Terra. Don Gigi li cerca, vive con loro, condivide la loro condizione e ne trae una nuova ricchezza spirituale.

Per un uomo di Chiesa, quale egli è, ciò significa ritrovare le ragioni profonde della sua fede. Quella fede, si capisce appena si sbircia tra le righe dei racconti, che gli sembra difficile individuare nell’Europa o nell’Italia dei nostri giorni.Per cui da un lato abbiamo il coltissimo monsignore di curia, molto vicino e ispirato dal cardinal Martini, laureato in teologia e non solo, conoscitore di svariate lingue; e dall’altro un mosaico di persone semplici, spesso derelitte, talvolta analfabete, ma capaci di esprimere come individui una possente forza interiore. Da questi incontri è il monsignore a uscire turbato, quasi sconvolto, tale è l’impatto con un mondo ignorato o dimenticato dai più. Come imbattersi – egli scrive – nei primi cristiani, in quella loro tensione morale di cui nel corso dei secoli si è persa la memoria.

Ecco perché i racconti di viaggio di don Gigi non lasciano mai indifferenti. Ho scritto racconti di viaggio perché, da giornalista, penso al “reportage” tradizionale e sono convinto che l’autore sarebbe stato un eccellente inviato. Ma in realtà egli è molto di più. È in effetti un inviato nei luoghi più disperati, dal Messico dei narcos al Kenia della strage di Garissa, dalla martoriata Mosul al Sud America, fino al Vietnam di quest’ultimo lavoro. Tuttavia i luoghi non sono realmente i protagonisti delle sue pagine. Sono lo sfondo, benché drammatico e spesso tragico.

I protagonisti sono gli uomini, le donne, i bambini: tutti restituiti nella loro umanità, dolente ma quasi sempre intrisa di una speranza, un desiderio di guardare al domani con le ragioni del cuore. Sì, don Gigi è un inviato dentro l’animo umano per investigare il mistero di ciascuno e con esso il senso della vita; per scoprire magari, stupito e commosso, che un anziano vietnamita, il Doan che dà il titolo a questo volumetto, ex vietcong ai tempi della guerra contro gli Stati Uniti, è un fervente cattolico che ha costruito una famiglia educata a valori antichi e profondi. O per conoscere piccole comunità che hanno visto il segno della Provvidenza in una strada o in un pozzo costruiti grazie all’impegno della Fondazione Santina, dal nome della mamma di don Gigi, presenza ideale e costante lungo tutti gli itinerari. Si può dire senz’altro che gli scritti di monsignor Ginami servono soprattutto a risvegliare le coscienze.

Quella dell’autore, in primo luogo. Poi quella di chi s’interroga, ecclesiastico o laico, sulla Chiesa di oggi, sull’evidente decadenza etica che rischia di travolgerla. E si domanda se esiste un’altra strada, un modo per tornare alle radici prima che sia troppo tardi, sfuggendo alle trappole di una facile retorica priva di contenuti. Non è un caso che un’altra opera recente di Luigi Ginami sia un angosciato grido d’allarme per i cristiani che vengono trucidati nel mondo in ragione della loro fede. Succede in Africa, dal Kenia alla Nigeria, e succede nel Medio Oriente laddove si afferma il fondamentalismo islamico nelle sue punte più spietate. Colpisce che queste stragi, in qualche caso tendenti al genocidio, avvengano nella distrazione generale.

Anche, va detto, nella distrazione della Chiesa universale. Quanto meno quei morti non rappresentano una priorità, nel senso che non sembrano non modificare ormai l’agenda del potere ecclesiastico. E allora ben venga chi denuncia la dimenticanza e colloca i martiri a fianco degli ultimi, coloro che senza cultura ma con insopprimibile energia tengono viva le speranze della fede negli angoli più imprevedibili del globo.

IL FARO DI ROMA BLOG HA PUBBLICATO PREFAZIONE DI FOLLI

Da ultimo è chiaro che le opere di don Gigi, in particolare questo Doan che è tra le più riuscite, sono rivolte anche alla vasta platea di chi si colloca fuori dalla religione codificata oppure che s’ispira a una particolare religiosità privata. Del resto, collocare al centro di tutto l’uomo non è solo un principio cristiano. È anche, per non dire soprattutto, il grande principio laico su cui si ruppe il monolitismo del mondo antico e si aprì le porte alla modernità. L’uomo dell’Illuminismo era il centro dell’universo e da lì discesero gli ordinamenti delle società liberali. Oggi certi aspetti della cultura liberal-democratica appaiono in crisi, più o meno come la Chiesa che in parte ne è stata permeata nel corso degli ultimi due secoli. Ma proprio per questo la centralità dell’uomo è una conquista comune che non può andare dispersa.