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34MO VIAGGIO. KENYA , 23-30 OTTOBRE 2011


 

 

INTRODUZIONE: HAKUNA MATATA

Hakuna matata è una locuzione swahili, di uso estremamente comune in molte regioni dell’Africa centro-orientale (in particolare nella zona di Kenya e Tanzania). Il suo significato letterale è “non ci sono problemi”; può essere paragonato a molte altre espressioni analoghe diffuse in altre zone del mondo, come no worries o no problem.In occidente la frase è stata resa celebre dal film Walt Disney Il Re Leone (1994). In una celebre sequenza, un suricato e un facocero, Timon e Pumbaa, insegnano al protagonista Simba la filosofia dell’hakuna matata: dimenticare i problemi del passato e concentrarsi con ottimismo sul presente. Il brano musicale che accompagna la scena, Hakuna Matata, è un singolo di Jimmy Cliff, con musica scritta da Elton John e parole di Tim Rice. Circa un decennio prima de Il Re Leone, l’espressione Hakuna Matata era stata celebrata anche in un altro brano musicale di successo, Jambo Bwana, inciso dai Them Mushrooms nel 1982 e poi reinterpretato da numerosi altri artisti, incluso il gruppo disco pop tedesco Boney M.

Ecco il video tratto dal bel film della Disney Il Re Leone del 1994: http://www.youtube.com/watch?v=Ysq4KqhoDq0

Queste nuove pagine di diario, si articolano in quattro paragrafi. Nel primo paragrafo prenderemo in considerazione il significato di un viaggio così lungo e difficile con mia Madre Santina nella sua totale disabilità. In un secondo paragrafo descriveremo la natura di quella indimenticabile terra, un ulteriore sezione di questo diario di viaggio sarà dedicata ad un gesto significativo di carità che in quella terra abbiamo potuto compiere, ed infine in appendice porteremo lo svolgimento delle singole giornate del nostro viaggio in Africa. Ci introduciamo al lungo testo con un video registrato in Kenya nel quale pongo le motivazioni per portare Santina in Africa, ascoltiamo:

I. SANTINA IN AFRICA

Prendo tra le mani la sua faccina sorridente e con calma la guardo nei suoi meravigliosi occhi e lentamente dico: “Mamma, sai dove ti porto in questo viaggio? Ti porto lontano, lontano: ti porto in Africa, andiamo in Kenya!” I suoi occhi mostrano sorpresa e Santina mi guarda intensamente, con il suo orecchio mi fa capire di non aver ben capito quello che le ho detto… “Mamma andiamo in Kenya, sei contenta?” Gli occhi si accendono di luce e le labbra spalancano un incredulo sorriso, con il suo piedino destro batte ritmicamente contro i pedali della sedia a rotelle, quella sedia a rotelle in alcune parti appare arrugginita, in altre il colore se ne è andato, ma è in ottime condizioni per intraprendere l’ennesimo viaggio. Olinda sente la proposta e anche lei si riempie di meraviglia: “Che bello!” – esclama – “Siamo proprio degli avventurieri…” Detto così il viaggio sembra semplice, bello e divertente, ma nel mio cuore vi è una preoccupazione quasi angosciosa.

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Santina al suo arrivo a Watamu

 

Un viaggio del genere non è semplice da organizzare, si tratta di compiere un volo di 8 ore e 45 minuti che da Milano Malpensa ci porterà a Mombasa, la seconda città del Kenya, e poi da Mombasa percorrere 2ore e mezzo in macchina fino al resort. Diversi sono i fronti da curare di questo viaggio. Prima di tutto vi è il fronte medico, Santina è molto delicata è soggetta ad una terapia rigorosa, vi è il problema della malaria. Inizio il “giro dei medici”: il medico di base Dottor Carnicelli, il cardiologo Dottor Iacovoni, l’ematologo di fama internazionale il Professor Saglio, il primario di anestesia e rianimazione degli Ospedali di Bergamo Dottor Lorini, il Capo Dipartimento cardiovascolare di Bergamo, il cardiochirurgo Dottor Ferrazzi. Sono cinque medici ad interagire nel giungere ad una risposta che dopo un lungo percorso e molte telefonate giunge: “ Don gigi, ascolta, tua Madre è in buone condizioni di salute abbiamo fatto l’elettrocardiogramma, diverse visite: può compiere il lungo viaggio in aereo; per quanto riguarda invece la malaria siete in un buon albergo, state solo una settimana, la zona non è malarica e siamo in una stagione in cui tali zanzare non ci sono; non facciamo alcuna prevenzione perché risulterebbe dannosa a fegato e reni, in una donna cosi anziana e malata, portate invece una buona dose di autan e godetevi la vacanza…” “Non manca una divertente battuta a conclusione del laborioso consulto medico. Ti raccomandiamo: “ Circa sei anni fa tua Madre era in fin di vita in terapia intensiva, te lo ricordi? Chi avrebbe detto che nel mese di settembre ci avresti fatto questa proposta? Ti preghiamo solo per una cosa, non tornare dall’Africa dicendo che tua Madre…è caduta da un elefante durante un safari!”

Tramonto al Temple Point Resort
Tramonto al Temple Point Resort

 

Ridiamo divertiti e saluto i bravi medici. Ma nel mio cuore seppur ben nascosta rimane la paura per il lungo viaggio in aereo, per le condizioni igieniche del posto e per la malaria. Non lo dico a nessuno, ma la preoccupazione è grande. Lo provo a dire ad alcuni amici: “porto Santina in Africa, in Kenya!” Questa volta le risposte non sono molto lusinghiere: “ Gigi, questa volta davvero hai esagerato: pensaci bene, è un viaggio già pieno di difficoltà per una persona sana, figurati per una persona di 86 anni, in carrozzina, disabile al 100% e con una terapia severa fatta di pastiglie ben distribuite secondo orari precisi”. Raccolgo una manciata di pareri e decido di non parlarne molto, solo al mio ritorno, se tutto andrà bene scriverò un diario che illustri il perché di questo viaggio.

Sulle rive del Mida Crick
Sulle rive del Mida Crick

 

Un secondo profilo di preoccupazioni è di tipo logistico. Non si tratta di un viaggio in Italia, o in Europa dove il sistema sanitario risponde in modo perfetto. Alla mia memoria viene il Natale 2008 a Madrid (22 dicembre 2008 – 1 Gennaio 2009), non si tratta neppure di un comodo viaggio in crociera dove si gode l’assistenza di una buona equipe medica e di un ospedale di bordo, ma non si tratta neppure di un viaggio in Israele dove la sanità ha un ottimo livello: tutto questo lo abbiamo già vissuto. No, qui andiamo in un paese del terzo mondo e il profilo è completamente diverso, non ci sono ospedali, la distanza è enorme: devo curare nel dettaglio ogni parte del viaggio. Questa preparazione davvero è esigente, vi descrivo solo le diverse voci delle mie preoccupazioni: volo aereo, con segnalazione alle compagnie di disabile, certificato medico per il volo, posto del disabile da gestire, servizi igienici di bordo per poter cambiare Mamma: telefonate a Meridiana, contatti con Blupanorama, ecc.; trasferimento da Mombasa a Watamu con auto privata, prenotazione dell’albergo e relativa segnalazione di disabile, ed infine assicurazione medica che giunge solo poche ore prima della partenza. Per farla breve giungo all’ora della partenza dall’aeroporto di Malpensa letteralmente esausto e molto provato, ma con tutte le sicurezze in mano per garantire una viaggio che abbia previsto tutto. Mentre io sono occupato in tutte queste faccende ed impegni medici e logistici a casa fervono i preparativi per il lungo viaggio: Santina, Carolina ed Olinda devono fare i conti con il peso di ciascuna valigia che non può superare tassativamente i venti chili. Questo è facile per una persona normale, ma immaginate a fare i conti con pannoloni, traverse, macchina dell’aerosol, pastiglie e scatole di addensanti per la disfagia… insomma dei veri e propri rebus di “economia domestica da risolvere”.

Temple point
Temple point

 

Ho delineato il quadro di questi laboriosi preparativi per mostrare cosa significa dire: Santina va in Africa. Queste due pagine vi conducono spontaneamente alla legittima domanda: ma perché questo difficile viaggio? Non lo ha ordinato il dottore! Perché l’Africa? Perché non starsene tranquillamente a casa? Aggiungo l’ultima considerazione finale che in un viaggio come questo nella mia completa solitudine inizio a riposare solo… quando l’aereo tocca terra in Italia al ritorno, allora godo un profondo respiro di sollievo e ringrazio Dio che tutto sia andato bene, ma fino a quel momento… è una continua preoccupazione: per il cibo, per le condizioni climatiche, per gli inconvenienti di viaggio.

In riva all'Oceano Indiano
In riva all’Oceano Indiano

 

Perché ho portato Santina in Africa? Come ben sapete Mamma è anziana ed ha 86 anni, non può parlare, non può mangiare da sola, è disfagica, è cardiopatica ed è disabile al 100%. Con tutte queste caratteristiche normalmente si porta una persona in ricovero, la si ritiene minorata incapace di gustare la vita e la si valuta più o meno come un soprammobile: si parla con lei come se fosse una bambina neonata, la si toglie dal circolo della conversazione semplicemente chiedendo risposte cretine che esigono solo il sì e il no. In altre parole la persona è considerata de-ficiente, nel senso di deficere, mancante di qualche cosa. Lo scopo più profondo di questo viaggio invece è quello di dimostrare che forse il de-ficiente sono io, siamo noi che nella nostra idea di efficienza e maturità releghiamo il malato, l’anziano, l’handicappato, il bambino nel limbo di una vita diversa. Assumiamo sempre come modello il successo, il potere, il denaro e dimentichiamo invece che la sinfonia della vita si compone di note musicali che hanno un nome e sono debolezza, povertà, generosità, preghiera, sofferenza, dipendenza. Entriamo nella vita vedendo come miraggio la bella vita: lussuosa, comoda, piena di benessere ed iniziamo a suonare un pezzo musicale che si compone di queste note: successo, denaro, moda, apparire. Ma mentre suoniamo ostinatamente questo brano ogni tanto i tasti del nostro pianoforte colpiscono una nota per noi stonata: morte, dolore, sofferenza appaiono nel nostro vivere, ma noi pensiamo che siano note stonate del nostro brano musicale e tentiamo di evitarle con tutta la nostra morbosa concentrazione sulle altre note. Poi piano, piano, nella vita le note stonate che escludiamo capricciosamente appaiono sempre di più, aumentano e non le riusciamo più a controllare: una malattia, un insuccesso sul lavoro, un amico che ci tradisce, una difficoltà economica… il progetto che ho elaborato per il mio armonioso pezzo musicale si spezza, va in frantumi e precipitiamo così in una profonda depressione: non riusciamo più a capire la vita perché ci manca un progetto più alto e più grande.

Con lo sguardo rivolto lontano
Con lo sguardo rivolto lontano

Tale progetto più alto e più grande è totalmente diverso dal nostro e chiede a noi di non vivere una bella vita, ma una buona vita: questa è la chiave della felicità. Santina in questi anni costituisce per me questa sfida. E’ per me un laboratorio dove ricerco nuovi sentieri per vivere la mia esistenza in modo più cristiano. Lei mi guarda e mi dice: “Don gigi, guardami non ritenermi disabile, il vero disabile sei tu!” Guarda il mio volto sempre sereno, che nella sofferenza non esprime mai un disappunto, guarda la mia serenità e pace interiore e impara da me! Lo sai, io capisco tutto, seguo tutti i vostri discorsi ma li guardo con distacco perché sono totalmente concentrata in Dio e nella meravigliosa sinfonia che mi chiede di dirigere con la mia esistenza di minorata, una sinfonia che nella mia debolezza, nella mia ignoranza riesco a dirigere perché al centro della mia vita ho posto la croce di Gesù. Ho raccolto tutte le note stonate della mia vita: povertà, la morte di mio marito, stenti e sacrifici, le mani piene di calli e rovinate dai detersivi e poi la sofferenza dell’intervento al cuore, la mia totale disabilità seguente a questo e la mia povera vita di oggi. Tutte queste note le ho messe sotto la croce di Gesù e misteriosamente è scaturito un capolavoro!”

Spiagge dalla sabbia fine come cipria...
Spiagge dalla sabbia fine come cipria…

Ecco il motivo di queste pagine, di questi diari e di questo diario in modo speciale: quello di mostrare al mondo che Santina sta eseguendo una magnifica sinfonia che ai più appare come una accozzaglia di suoni stonati e che fanno pensare a Lei come una donna inutile, senza più cervello, pronta per l’eutanasia. Ma tale accozzaglia di note stonate ascoltate con l’udito di Dio appaiono una meravigliosa sinfonia che è in grado di rimanere in eterno. Queste pagine vorrei che assomigliassero per così dire ad uno studio scientifico di ogni millesimo di secondo della vita di mia Madre nel tentativo di decodificare la sua sinfonia e di renderla attraente per il mondo.In verità non sono io a portare Santina in Africa, ma è mia Madre che mi ha portato nel Continente nero. E’ Lei che mi conduce per mano in giro per il mondo per suonare il suo capolavoro in ogni parte della terra.

in un giardino tropicale meraviglioso
in un giardino tropicale meraviglioso

Ma la domanda finale e decisiva è: ma dove mi ha condotto questa volta Santina? Mi ha condotto in un paradiso terrestre fatto di un incantevole natura, ma soprattutto fatto di tanti musicisti che come Lei ogni giorno trasformano le note stonate della povertà, della miseria, della malattia, di una vita ingrata, dura, breve e subumana in uno splendido capolavoro che Dio ascolta in pianto: sono i sorrisi di centinaia di bimbi poveri che abbiamo incontrato con Mamma in villaggi sperduti in Kenya, sono le mamme in lacrime per non poter nutrire i loro bambini, sono le capanne di fango e frasche, sono uomini e donne buoni destinati a morte prematura da una esistenza che appare disperata. Tutto questo abisso di sofferenza ascolta Dio e in questo abisso di sofferenza mi ha portato per mano Santina con l’intento di capire la Vita, di dare senso cristiano alla mia esistenza che grida necessità di fede e conversione.

dove si gustano buone noci di cocco
dove si gustano buone noci di cocco

II. UN VIAGGIO NELLA NATURA INCONTAMINATA

Questo Viaggio missionario con Santina in Kenya ci ha portato in una natura splendida e incontaminata. Mi ricordavo del Kenya dalle pagine del bel romanzo La mia Africa di Karen Blixen, che ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d’amore con tale continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell’Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l’avanzata di una civiltà che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo”. Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza di questa scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte: “I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato; l’indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l’oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici”.

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Santina a passeggio per il giardino tropicale

Nel nostro viaggio mi è sembrato di fare ritorno ad un autentico paradiso terrestre. Pur non avendo potuto compiere un safari per incontrare diverse speci di animali e senza aver visitato la savana, il nostro resort sorgeva all’interno di un giardino tropicale a poca distanza dal parco di riserva naturale Mida Park e abbiamo potuto così godere di una bellissima natura. La qualità e la quantità delle piante era favolosa; dalle magnolie al baobab, alle grandi felci, alle alte palme del cocco, alle piante di banana: una vegetazione davvero ricca e il verde della foresta vicina al nostro albergo era tutta rappresentata nel bel giardino tropicale fuori le nostre camere, dove al fresco della sera sul far del tramonto celebravamo la Messa con vino passito portato dall’Italia e scrupolosamente conservato per la celebrazione eucaristica. Fiori colorati e meravigliosi ogni giorno venivano deposti sui nostri letti rifatti, mentre fuori nel giardino era un’autentica tavolozza di colori: viola, giallo, azzurro, rosso si mischiavano tra di loro e i grandi fiori emanavano profumi inebrianti. Frutta esotica ci faceva compagnia mango, papaia, banane, anans, cocco. E… Santina si trovava in questo meraviglioso paradiso terrestre. Gli animali ci incuriosivano: scimmiette saltavano sulle piante da un ramo all’altro; molti uccelli di specie differenti tra le fronde si posavano e ci allietavano con il loro canto polifonico, belle farfalle colorate si fermavano sulle felci e sui rami della basse piante, grossi millepiedi, grandi formiche e anche qualche noiosa zanzara completavano il quadro dell’ambiente in cui abbiamo soggiornato per una settimana.

A passeggio in riva all'Oceano Indiano
A passeggio in riva all’Oceano Indiano

 

Ma una parola tutta particolare merita l’Oceano Indiano: avevamo la fortuna di un tavolo da pranzo che dava proprio sulle rive dell’oceano. Una spiaggia bianchissima soggetta nella sua estensione alle maree accoglieva una moltitudine di granchi che correvano fulminei da un buco all’altro nella finissima sabbia che sembrava molto alla farina di grano. Scogli di pietra nera, un colore azzurro intenso del mare, e diverse qualità di pesci… Mi chiedevo ripetutamente: ma tutto questo non è un autentico paradiso terrestre? E dopo il caldo intenso del giorno, dopo un meraviglioso e colorato tramonto, la notte ci portava un mantello di stelle ed ad una mezzaluna da incanto, fino all’alba quando il cielo si riempiva nuovamente di rosso. Immersi in questo santuario della natura respiravamo pace e tranquillità in lunghe notte fatte di un sonno profondo e ristoratore, in quell’ambiente era facile pregare: celebrare la Messa, recitare il Rosario, compiere le nostre preghiere del mattino, della sera e dei pasti e personalmente dedicare anche il tempo alla preghiera e all’incontro con Dio.

Veramente il Kenya e la costa di Malindi è una profonda sintesi della terra di Africa, quella terra descritta così bene da Karen Blixen nel suo romanzo La mia Africa. Concludiamo questo secondo paragrafo con alcune righe della scrittrice danese a conferma delle nostre sensazioni a contatto con la natura incontamnata. “A oriente della fattoria, si estendeva la foresta vergine preceduta da una fascia di boscaglia. È un luogo pieno di mistero, pare di addentrarsi nelle scene di un antico arazzo, scolorito dal tempo, ma meravigliosamente ricco di sfumature verdi. Lulu era una giovane antilope della tribù delle antilopi dei boschi, le più belle forse delle antilopi africane. Poco più grandi dei daini, vivono nei boschi o nelle macchie: timide, ritrose, a differenza delle antilopi della pianura, si fanno vedere di rado. Ma le colline del Ngong e tutta la zona circostante erano il loro paradiso: di mattina presto le si vedeva sbucare dai cespugli, uscire nella radura. La loro pelliccia, in quella luce, splendeva come rame; il maschio si distingueva per le corna dalle curve delicate. …. Lulu era piccola come una gatta e aveva grandi occhi viola, sereni, le zampe così fragili che, nel piegarsi e nel distendersi, pareva si dovessero spezzare. Le orecchie, lisce come seta, erano straordinariamente espressive; il naso nero come un tartufo.” (K. Blixen, La Mia Africa). Davvero animali, pesci, oceano, piante, rocce, fiori, cielo stellato, luna e sole in Africa sono diversi e ti avvicinano di più a Dio. Ma chi più ci ha avvicinato a Dio non è la natura, ma è la meravigliosa gente che abbiamo incontrato nei villaggi e di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

giardino tropicale
giardino tropicale

 

 

III. SANTINA NEL VILLAGGIO DI MIDA

Il nostro Viaggio è divenuto missionario nell’incontro con la gente dei villaggi di Watamu. Più che l’esperienza del safari per noi era di grande interesse l’incontro con la gente del posto. Chiedo in albergo di poter incontrare il parroco cattolico della zona e lo invito a pranzo. Il sacerdote africano si chiama don Peter ed acconsente subito a portarci con la sua macchina in visita ad alcuni villaggi. Questo è il cuore del nostro viaggio in Kenya e sono profondamente commosso al pensiero che mia Madre e la sua complessa situazione di sofferenza ancora una volta divenga la porta per entrare nella sofferenza di altre persone. Lasciamo il nostro albergo e dopo alcuni chilometri di strada asfaltata entriamo in strade sterrate, guardo Santina ed esclamo: “Mamma chi avrebbe mai pensato di venire qui con te?” Santina ed Olinda ridono divertite. Siamo in un sentiero che ci conduce verso il primo villaggio che visitiamo, la natura è lussureggiante. La macchina si ferma ai margini di un piccolo centro abitato: Olinda scende dalla macchina e un piccolo bambino le prende una gamba. La donna peruviana esclama: “Santina, don Luigi: guardate!” Un bellissimo piccolo bambino dagli occhi grandi ci fissa. Siamo bianchi e forse il colore della nostra pelle lo spaventa. Giungono altri bambini e bambine, alcuni ragazzi. La popolazione africana è molto giovane e la media del continente è quella dei 25 anni, è una terra piena di bambini e di giovani e con pochi anziani e questo è in un grande contrasto con l’Europa piena di anziani e povera di bambini.

Ecco la bella accoglienza che ci ha riservato il villaggio di Mida

Con molta calma facciamo scendere Mamma dalla macchina e la metto seduta sulla sua carrozzina. I bambini si stringono con molta curiosità attorno alla vecchietta sorridente. Prendo il piccolo bimbo che sembra avere la bocca ammalata da una infezione e lo pongo in braccio a mia Madre, ma forse per la sedia a rotelle, forse per il colore della nostra pelle scoppia a piangere e scappa dalla sua Mamma. Scene di questo genere ti entrano nel cuore e non ne escono più! Attorniati dai bambini e dalle donne del villaggio visitiamo una povera capanna. Spingo lentamente la carrozzina di Mamma dentro uno di questi tuguri. Sono capanne fatte di fango con il tetto di foglie di palma, non vi è acqua, non vi è elettricità e i servizi igienici sono comuni al centro del villaggio. Le donne per avere acqua devono fare diversi chilometri a piedi con taniche di plastica sulla testa per prendere acqua dai pozzi. Nelle case la sera si accendono le lampade a olio e la miseria è dilagante. Una gallina ha la zampa legata contro una porta perché non scappi, ha attorno i suoi pulcini. Vicino alla capanna tra quattro pietre un fuoco riscalda l’acqua per farla bollire. Molti dei problemi di salute di questa gente dipende da acqua non potabile che porta malattia. Con mia Madre giriamo il piccolo villaggio. Fuori da un’altra capanna troviamo due bambini che nei loro stracci dormono su di una stuoia per terra. Si avvicina a noi la loro Mamma, dall’età sembra avere più o meno 18-20 anni. Che terribile povertà!

Santina in visita ad un villaggio di Watamu

Riprendiamo il nostro viaggio, in due giorni visiteremo sei villaggi, e giungiamo a Mida. Un coro di giovani ci dà il benvenuto con un canto molto bello. Don Peter ci fa salutare qualche catechista. A Mida vi è una chiesetta che svolge una duplice funzione, oltre a quella religiosa di preghiera e celebrazione dei sacramenti, la cappella si trasforma in una aula scolastica che accoglie tanti bambini. Vicino alla chiesa vi è un orfanatrofio che in questi ultimi anni è aumentato nel numero e da 60 è passato ad ospitare 250 bambini. Il numero è davvero grande. Il terzo complesso è costituito dal dispensario medico, dove la povera gente giunge per ricevere medicine e talvolta un po’ di cibo. Il villaggio è in mezzo al verde, non lontano da noi una donna sta zappando la terra, mentre un’altra raccoglie i gusci delle noci di cocco da un grande mucchio per accendere il fuoco. Con sorprendente agilità un uomo si arrampica come una scimmia su di un alta palma e scende con alcune noci di cocco. Con il machete le pulisce e poi pratica un foro che ci concede di bere lo squisito latte di cocco, Mamma con difficoltà ne assaggia alcune gocce… La gente qui è davvero buona ed ospitale.

visita di Santina in una povera capanna

Il parroco africano con modi gentili mi prede da parte e inizia il suo discorso: “Don gigi, vedi dove quella donna sta zappando la terra? Lì vorrei costruire un dispensario più grande, che possa soddisfare le esigenze dei tanti bambini orfani e della povera gente che ogni giorno dalle sue capanne qui fa la fila per avere semplici medicine come disinfettanti intestinali o antibiotici e vitamine. Ma prima di fare questo è necessario fare un’altra cosa. Il nuovo Vescovo di Malindi mi ha detto che ora che l’orfanatrofio è così grande vorrebbe avere la presenza di tre suore qui nel villaggio: due infermiere ed una maestra. Avremmo pensato di alloggiare le suore nel piccolo dispensario che abbiamo ora, ma per fare questo devo ristrutturare il dispensario e trasformarlo in una casa che accolga le tre suore e in più una camera per ospiti.” Guardo negli occhi il prete nero e guardo in lontananza Santina e Olinda vicine al nostro autista che salutano alcuni bambini. “Don Peter c’è una persona che qui ti può aiutare, sai come si chiama? Si chiama Santina, mia Madre! La vicenda del dolore di Santina ci ha condotto in Africa e da alcuni anni ci conduce in giro per il mondo. Mia Madre mi prende per mano e mi conduce a vedere povertà, miseria e sofferenza. Il senso della sua Vita in questi ultimi anni risiede nella preghiera e nella carità fecondate dal suo dolore ogni giorno offerto senza mai un lamento.” Don Peter guarda incuriosito Santina e mia Madre con la sua manina in quel momento lo saluta con un grande sorriso. “Che bel sorriso ha tua Madre don gigi! Ma come può aiutarci una donna disabile?” “Vedi la sua storia è entrata in alcuni libri. Proprio nel mese di luglio ho firmato un nuovo testo su di Lei che si intitola Quando sono debole è allora che sono forte. Nel mese di settembre ad Assisi abbiamo avuto la presentazione del libro e abbiamo venduto tantissime copie. I proventi di quella vendita sono tuoi, per la casa delle tue suore.” Il sacerdote commosso va verso Santina e dà un bacio sulla sua fronte: “Grazie Signora di essere qui, grazie per finanziare con la sua sofferenza la ristrutturazione della casa delle suore qui a Mida. Le svelo un segreto: molte volte ho condotto visitatori e amici generosi a visitare i nostri villaggi. Normalmente sono persone ricche, in piena salute e giovani: lasciano ai bambini due caramelle, qualche euro e poi vanno via, altri sono invece più generosi: ma mai una signora così anziana di 86 anni, così malata e disabile e di umili condizioni ha fatto visita ai nostri villaggi. Santina, Lei non è venuta qui a portare la sua ricchezza, ma la sua sofferenza e la sua preghiera, provo ammirazione per Lei”. A quel punto mia Madre con estrema fatica, alza il braccio destro. Trema, fa fatica a controllare il suo gesto. La mano si avvicina al sacerdote nero, Padre Peter capisce ed avvicina il suo volto… lentamente e con estrema dolcezza Santina dà una leggera carezza al parroco, il giovane sacerdote con le sue mani nere accoglie la mano bianca e stanca di Mamma e con devozione bacia la sua mano. Questa scena vale più di mille parole e di tutti i diari che si possono scrivere, con Olinda gustiamo questi istanti e li conserviamo nel cuore. Anche io mi chino su Mamma e le dò una carezza.

Qui riportato l’intervento del Parroco di Watamu

I bambini attorno a noi fanno festa… Spingo la carrozzina sul sentiero di terra battuta e giungiamo alla cappellina. Entriamo, un gruppo di bambine sta recitando il rosario alla statua di una piccola Madonnina di Lourdes. Mi colpisce molto questa preghiera così fervorosa in mezzo alla miseria e mi infonde una profonda luce interiore. Forse quella preghiera così intensa e devota vale più di molte preghiere frettolosamente recitate in Europa in chiese pulite, riscaldate d’inverno e raffreddate d’estate. La preghiera di chi vive in miseria ha una sua nobile forza che è capace di arrivare diritta la cuore di Dio.

Conclusione della visita ai villaggi

Santina appare stanca, le ultime ore del caldo pomeriggio lasciano il posto ai primi rossori del tramonto, chiedo a don Peter di riaccompagnarci a casa, la strada non è lunga ma non sono le belle strade italiane e pur tentando di proteggere Mamma e la sua fragilità, gli scossoni sono tanti in queste strade tra le palme e le felci. Guardo Mamma, i suoi occhi sono stanchi, ma altresì pieni di pace. Giungiamo in albergo, rinfreschiamo Mamma e la cambiamo e dopo una doccia ristoratrice usciamo nel nostro curato giardino tropicale. E’ l’ora delle preghiera, celebriamo la Messa nella quale ricordiamo i tanti bambini in miseria, facciamo la comunione, recitiamo il rosario e la nostra preghiera quella sera sembra colorarsi della bella esperienza vissuta a Mida. Dopo la cena con le preghiere della sera concludiamo la giornata. Faccio fatica ad addormentarmi: molti poveri, moltissimi bambini stanno forse piangendo o soffrendo nelle loro malsane abitazioni. Il gesto di carità che Santina ha provocato in quella giornata è l’unico e forte antidoto alla mia ansia, tanto più forte se penso alla sofferenza ed alla preghiera che lo ha prodotto, quella della mia anziana Mamma di 86 giunta malata in uno sperduto villaggio del Kenya.

Ristrutturazione del dispensario in casa per tre suore

 

IV. APPENDICE IL DIARIO DELLE GIORNATE

Queste ultime pagine sono state scritte in Kenya. Le ho lasciate come sono state redatte, sono semplici e grezze note che possono completare il quadro della nostro viaggio missionario.

 

Domenica, 23 Ottobre 2011

Mi trovo in aeroporto a Roma: con Alitalia volerò a Malpensa alle ore 17.15. Sono molto stanco le pratiche per la partenza mi hanno molto provato, ma spero davvero di poter far trascorrere alla Mamma un viaggio lungo, ma che rimarrà nel pensiero di tutti. Mi sento vicino Mons. Conforti che oggi è stato fatto santo. Iniziamo questo viaggio lontano, in onore suo e nella sua memoria. Voglio scrivere un meraviglioso diario. La Madonna ci accompagni! Amen

Alle ore 23,30 circa inizia il nostro lungo viaggio aereo di 8 ore, Santina non riesce a chiuder occhio occupa il posto 8B vicino ad Olinda che occupa il posto 8A. Il viaggio si svolge quieto e tranquillo il grande aereo non deve affrontare turbolenze.

 

Lunedì, 24 Ottobre 2011

Atterriamo a Mombasa alle ore 8.20 e la gentilezza del servizio di terra ci conduce alla nostra auto senza troppi problemi. Andrea ci sta aspettando e attraversiamo così una strada di 120 chilometri, ma ci impieghiamo ben due ore e mezza. E’ una parte affascinante del viaggio perché possiamo vedere come è realmente l’Africa, capanne di fango e frasche, povera gente, tanta tanta miseria e sporcizia. Arriviamo al nostro albergo per le ore 11,40. Santina è distrutta, anche se in macchina ha dormito un’ora. Ci riposiamo e prendiamo poi il nostro pranzo ad un meraviglioso tavolo con vista sull’oceano. Dopo pranzo dormiamo fino alle 17, celebriamo la Messa e poi il rosario. Stanchi dopo la cena andiamo a dormire, un lungo e profondo riposo notturno ci ristora.

 

Martedì, 25 Ottobre 2011

Ci svegliamo per le ore 9,30 e facciamo colazione. E’ incredibile, la Santina è in Africa! Diciamo le preghiere della mattina, una buona colazione e poi in una meravigliosa piscina ci tuffiamo a prendere un po’di refrigerio. Mamma nel frattempo riposa serena. La mettiamo in acqua e facciamo un bel bagno di 15 minuti e poi un po’ di sole. Dopo pranzo nel tardo pomeriggio torniamo in piscina contenti e pieni di gioia per questa prima meravigliosa giornata. Diciamo la Messa nel giardino di casa, una buona cena e poi una breve passeggiata. Nella camera di Mamma e Olinda vicino ai fiori africani troviamo un po’ di formiche e una sanguisuga che non sappiamo perché sia finita lì… Dopo la felice ed intensa giornata, ora alle 22,30 mi trovo in camera a scrivere brevi note dalle quali voglio ricavare un meraviglioso diario di bordo, anche senza fare un safari o altre cose, ma solo vivendo intensamente questa meravigliosa esperienza. Oggi il salmo responsoriale alla Messa diceva: Grandi cose ha fatto il Signore per noi. Santina dice di pregare per tutti, mi assicura che sarò sempre un bravo sacerdote e mi dice che obbedienza e preghiera sono i consigli più importanti per essere un bravo prete. Ora mi concedo un sereno riposo come la Santina e la Olinda. Grazie di cuore Gesù!!! Buona notte dall’Africa e Jambo come dicono qui.

 

Mercoledì, 26 ottobre 2011

Ci svegliamo tardi siamo in vacanza, faccio una passeggiata fino al temple point e al mare e dopo una buona colazione alle ore 10,00 ci dirigiamo in piscina dove mettiamo Santina sul lettino all’ombra. Alterniamo bagni con attenzioni per Mamma e poi a mezzogiorno per la seconda volta facciamo fare il bagno a mia Madre che felice si diverte. Dopo il pranzo riposo e poi passeggiata all’incantevole spiaggia. Vediamo due scimmiette per la prima volta. Santina riposa all’ombra ma è molto rossa per il sole che ha preso. Ci prepariamo per la Messa e per il rosraio ed alle ore sette preghiamo insieme per poi andare a cena alle ore 19,45. Con le preghiere delle sera concludiamo la bella giornata, ringraziando Dio e chiedendo perdono dei nostri peccati. Ora mentre scrivo sono le ore 22.00 e mi trovo nella mia bella camera. Prego Dio che tutto possa continuare bene e concludersi nel migliore dei modi. Mamma ha ripetuto che sarò sempre un buon sacerdote e di pregare per la sua famiglia.

 

Giovedì, 27 Ottobre 2011

La mattina ci svegliamo tardi e andiamo a fare colazione alle ore 9,30. Ci aspetta la piccola sorpresa di 2 noci di cocco che ci vengono offerte da due giardinieri gentili. Santina e’ felice e la sua noce di cocco e’ adornata da un fiorellino viola, Beviamo le noci di cocco e andiamo in ristorante per la prima colazione. Ci dedichiamo ad una breve passeggiata per fotografare una nuova parte del resort. Alle ore 11 arriviamo in piscina e dopo aver fatto un bel bagno alle ore 12 metto Santina per la terza volta in acqua e la lascio alcuni minuti ad asciugare al sole. Il sole africano è molto forte e per questa ragione la riparo portandola in camera, dove Olinda la prepara per il pranzo. Alle ore 16,00 usciamo in macchina per osservare il paese. Non avrei mai pensato che Santina nella sua disabilità mi avrebbe introdotto alla contemplazione della povertà come avviene qui in Africa. Alle ore 19 celebriamo la Messa nella quale preghiamo per i bambini che abbiamo incontrato. Santina alle preghiere dei fedeli prega per la sua Mamma. La carità copre una moltitudine di peccati.

 

Venerdì, 28 Ottobre 2011

Ci svegliamo tardi e andiamo a far colazione. In seguito faccio con Mamma una passeggiata nel meraviglioso parco dell’albergo. Sembra un paradiso terrestre per la quantità e la qualità delle piante. Oramai tutti conoscono Santina e la seguono con vero interesse. Chiedo di poter incontrare il sacerdote della parrocchia. Non so se sarà possibile. Giungiamo in piscina e per la quarta volta facciamo fare il bagno a Mamma e poi 10 minuti di sole; non troppo tempo perché il sole da queste parti è davvero forte. Dopo la doccia ci rechiamo al pranzo. Un po’ di riposo e poi una passeggiata verso il mare per scattare foto e fare riprese video. Un bagno in piscina e giunge la sera. Ci prepariamo per la Messa ed il rosario e poi alle ore 20,00 andiamo a cena. Vi è una cena masai. Con Santina felice recito le preghiere a bordo piscina, in seguito partecipo ad una serata folcloristica anche se sono abbrustolito dal sole e indolenzito nelle ossa. Domani è l’ultimo giorno. Ringraziamo Dio e chiediamo a Lui di accompagnarci in Italia.

 

Sabato, 29 Ottobre

La mattina dopo la colazione facciamo la consueta passeggiata per il parco e poi andiamo in piscina dove lascio Santina ed Olinda per una breve visita ai negozietti e per l’acquisto di alcuni ricordi. Trovo una bella Madonna in legno nero e la comperiamo per la nuova casa. Per pranzo ci raggiunge padre Peter ed è per me una ottima occasione per conoscere la chiesa di Watamu e la sua vita. Il Parroco mi propone un piccolo giro con lui nel pomeriggio per vedere alcuni villaggi che dipendono dalla sua cura pastorale. Accetto molto volentieri e così dopo pranzo partiamo per una visita ad alcuni villaggi. In uno di essi Padre Peter mi propone di ristrutturare un dispensario per renderlo abitazione delle suore che accudiscono i bambini orfani. Mi faccio dare il progetto della ristrutturazione e prometto che daremo un aiuto dietro le dovute cautele per la cifra da versare. Sono molto contento di questa possibilità che conferisce un grande senso al nostro viaggio in Africa. Ora Santina con la sua sofferenza è giunta anche qui e la sua bontà diviene per tutti motivo di grande rispetto e venerazione. Santina è arrivata fino in Kenya. Ritorno all’albergo per le ore 17,30 e mi dispongo a celebrare la Messa con Santina ed Olinda è una Messa di ringraziamento per i grandi doni che Dio ha fatto per noi. Davvero Dio ha fatto grandi cose per noi! Durante la Messa benedico la statuetta della Madonna che intitoliamo “Nostra Signora di Watamu”. La metteremo nella nuova casa in ricordo di questo meraviglioso viaggio. Ceniamo alle ore 19,00 ma la povera Santina vomita e rimaniamo tutti dispiaciuti, anche i camerieri. Alle ore 21 Mamma va a dormire perché la domenica dobbiamo svegliarla alle ore 2,30.

 

Domenica, 30 Ottobre 2011,

Ci svegliamo molto presto prepariamo la nostra macchina e con l’autista alle ore 3, partiamo per Mombasa. Mamma si è svegliata alle ore 2,30 ed ha dormito bene 5 ore e mezza. Nella scura notte illuminata solo da bellissime stelle attraverso una vegetazione meravigliosa e belle foreste per 2 ore viaggiamo alla volta di Mombasa dove giungiamo alle ore 5,30. Il disbrigo delle pratiche di imbarco è celere ci sistemano in comodi posti in fondo all’aereo: sono i posti 39 A-B-C. Mamma durante il viaggio ha dormito fino a Mombasa. Dopo la colazione, in volo verso l’Europa, lavoro al mio computer: ordino le fotografie ed i video per predisporre il caricamento in internet. Abbiamo scattato 976 fotografie e girato diversi videoclip che verranno posti in youtube. Sono in aereo e scrivo questi appunti che dovrò trasformare in un bel diario che provi come Santina si è spinta lontano, fino al Kenya e come anche in Kenya abbia saputo seminare tanto bene. Il nostro aereo sorvola il Kenya, il Sudan alla volta dell’Egitto per poi attraverso la Grecia giungere a Roma ed infine a Milano. Te Deum!

Signore, aiutami ad esser sempre prete come Santina mi garantisce. Proprio oggi all’Aeroporto di Mombasa mi ha detto che per essere un bravo sacerdote devo pregare. Amen.


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IV. APPENDICE. TRENTAQUATTRO VIAGGI NEL MONDO

TABELLA DEI VIAGGI DI SANTINA DOPO LA LUNGA DEGENZA IN OSPEDALE
Destinazione Data Giorni Chilometri percorsi
1 Marina di Massa, Roma 03-15.07.06 13 1290
2 Roma 03-12.12.06 10 1224
3 Marina di Massa 03-10.04.07 06 550
4 Loreto, Roma 29-08.07.07 10 1369
5 Venezia 14-15.08.07 02 476
6 Gerusalemme 4-11.10.07 08 5504
7 Marina di Massa, Pisa 23-29.12.07 07 664
8 Nimes, Lourdes, Nizza 19-25.03.08 07 2200
9 Vienna, Cracovia,Czestochowa, Bratislava 1-8.06.08 08 3117
10 Assisi, Roma, Loreto 1-8.11.08 08 1455
11 Barcellona, Madrid, Genova 22.12-01.09 11 3288 (incluse 329 miglia nautiche in mare Barcellona-Genova)
12 Milano 15.3.09 01 106
13 Torino 22.3.09 01 364
14 Lugano 29.3 09e agosto 2009 02 237
15 Roma e Fregene 5-19.04.09 15 1306
16 Gerusalemme, Nazareth 14-21.05.09 08 5924
17 Gardaland 28-29.06.09 02 184
18 Venezia, Bari, Rodi, Atene,Argostoli, Dubrovnik, Venezia 10-17.08.09 crociera 08 4498
19 Loreto, S. Giovanni Rotondo, Pompei, Roma, Marina di Massa 1-8.11.09 08 1917
20 Genova, Katakalon, Atene, Rodi, Alessandria, Cairo, Herakleon,Messina, Civitavecchia Genova 19-29.12.09 crociera 11+3 (5462 + 669+416) 6547
21 Pasqua a Roma e Fregene 28 marzo–10 Aprile 2010 14 giorni 1360
22 Torino, Ars e Parigi 29.4-3.5 2010 05 1856
23 Gerusalemme, Nazareth 3-10.06.10 08 5924
24 Roma 11-18.07.10 07 1224
25 Genova, Portofino,Ajaccio,Civitavecchia, Salerno, Tunisi,Cartagine, Palma di Maiorca,Tolone, Genova 9-16 Agosto 2010Crociera 08 3824
26 Bergamo – Sharm El sheik 1-8.11.2010 08 5874
27 Loreto – Roma 31.12 – 6.1.2011 07 1402
28 Bergamo – Cannes – Marsiglia – Nimes – Carcassonne – Lourdes – Cannes – Principato di Monaco – Bergamo 6-13 Febbraio 2011 08 2301
29 Venezia per Carnevale 2011 6 Marzo 2011 01 476
30 Assisi – Roma – Orvieto 16.4-2.5 2011 17 2100
31 Gerusalemme, Nazareth, Beatitudini, Gerico, Qumran 16-23.6.2011 08 6304
32 Venezia, Capo d’Istria, Ravenna, Bari, Dubrovnik, Medugorje, Venezia, Padova 13-20.8.2011 08 2850
33 Bergamo – Assisi – Bergamo 2-5.9.2011 04 1054
34 Bergamo – Mombasa – Watamu – Mombasa Bergamo 23- 30.10.2011 08 18.000
TOTALI 260 96769

 

 

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