Preghiera

LE OMELIE DI ASSISI, 2- 4 SETTEMBRE 2011


Padre Luigi Zucchinelli, missionario saveriamo e fratello di Santina, ha guidato i diversi momenti spirituali e di preghiera che ad Assisi si sono svolti per circa 150 persone dal 2 al 4 settembre 2011 in occasione del 25mo di ordinazione sacerdotale di Mons. Luigi Ginami. Per gentile concessione di Padre Zucchinelli pubblichiamo qui le tre tracce di omelia che il missionario saveriano ha tenuno nella chiesetta di San Damiano ad Assisi e di cuore ringraziamo.

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I. ASSISI – ADORAZIONE, VENERDI’ 2 SETTEMBRE 2011, ORE 21,30 CHIESA DI SAN DAMIANO
LA PREGHIERA
1. Gesù prega spesso
Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Mc 1,35
In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Lc 6,12
Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì. Lc 3,21
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Mt 5,6
Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. Mt 14,23
2.  Prega per gli avvenimenti importanti
Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì. Lc 3,21
In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Lc 6,12
Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse:  «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Lc 11,1
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda:  «Chi sono io secondo la gente?».  Lc 9,18
Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Lc. 9,28-29
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli:  «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».  E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro:  «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».  E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo:  «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».  Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro:  «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».  E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo:  «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».  E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciateli, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Mt 26,36-44
Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:  «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,  che significa:  «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Mt 27,46
Gesù, gridando a gran voce, disse:  «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».  Detto questo spirò. Lc. 23,46
3. Indice di un costante rapporto con il Padre
 In quel tempo Gesù disse:  «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Mt 11,25-27
Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite» Gv. 8,29
Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».  Gesù le disse:  «Tuo fratello risusciterà».  Gli rispose Marta:  «So che risusciterà nell’ultimo giorno».  Gesù le disse:  «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».  Gli rispose:  «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».  Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo:  «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando:  «Va al sepolcro per piangere là».  Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo:  «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».  Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:  «Dove l’avete posto?».  Gli dissero:  «Signore, vieni a vedere!».  Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei:  «Vedi come lo amava!».  Ma alcuni di loro dissero:  «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».  Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù:  «Togliete la pietra!».  Gli rispose Marta, la sorella del morto:  «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».  Le disse Gesù:  «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».  Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse:  «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Gv 11,22-42
Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Mt 26,53.
Gesù rivolgendosi a Dio, Lo chiama “Padre”.
Proviamo ad entrare dentro la preghiera di Gesù, cioè dentro i contenuti della preghiera di Gesù, cosa diceva Gesù quando pregava? I Vangeli ci danno una risposta a questa domanda perché leggendoli si scopre una cosa curiosa: in tutte le preghiere riferite a Gesù, c’è l’invocazione Abbà!, eccetto una, il grido sulla croce “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato” che è la citazione di un salmo. Tutte le volte che nei Vangeli viene riportata una preghiera di Gesù, il suo vertice è l’invocazione “Abbà”, “papà”. Questa è la novità della preghiera di Gesù. Nessuno aveva mai osato in Israele pregare chiamando Dio “Abbà”, cioè usando questo diminutivo infantile “papà”. Gesù può farlo perché lui è figlio. Ora, se questa è la novità della preghiera di Gesù, la preghiera da questo momento in poi è il grido del figlio che si mette davanti al Padre e lo chiama, papà. Tutto il resto viene da se. Se questa è la novità della preghiera di Gesù noi ci vogliamo chiedere da dove viene questa novità? La Parola di Dio ci risponde: viene dallo Spirito Santo! Era lo Spirito Santo effuso su Gesù.
Esempi
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli, Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Mt. 11,25
La tua preghiera sente il bisogno di esprimere tutta la gratitudine al Padre per i doni con cui colma la tua vita? Ti capita di confessare pubblicamente di esaltare il Signore a motivo delle opere meravigliose che compie nel mondo. Nella chiesa, nella tua vita?
Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. (Lc. 23,34
Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. (Lc. 23,46)
“Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora. “Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!». (Gv. 12,27-28)
“Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figli tuo,perché il Figlio glorifichi te…” Gv 17
E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». (Mt 26,39)
E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà. (Mt 26,42)
E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». (Mc 14,36)
4. Gesù insegna ai suoi discepoli a pregare. Il Padre Nostro
“Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno …;(Lc 11,2) Gesù insegna a pregare al plurale. Nessuna invocazione del “Padre nostro ” è al singolare, nemmeno la richiesta del perdono dei peccati. Ciò significa che Gesù concepisce la preghiera non solo come una elevazione a Dio, ma anche come un’apertura profonda ai fratelli.“Non è senza significato che l’orante non dice ‘Padre mio’, ma Padre nostro, dove nostro non è l’equivalente plurale del mio singolare, ma l’instaurazione dell’universale contro il singolare.L’orante non vuole dire che Dio è Padre solo dei nostri e non degli altri, ma che Dio è indistintamente, il Dio di tutti, il Dio con noi, l’Emanuele  Qui l’aggettivo, pertanto, non ha valore possessivo e identificante, è di tutti, quindi non solo mio”L’aggettivo “nostro” va dunque inteso nell’estensione più ampia possibile. Ma non equivale al semplice “tutti”. Dire “Padre di tutti gli uomini” e dire “Padre nostro”, non è la stessa cosa. “Tutti” esprime soltanto l’universalità, “nostro” pone invece in primo piano un legame, un’appartenenza, una fraternità, appunto! Una fraternità aperta, accogliente, universale, ma sempre una fraternità.
Conseguenze
Preghiamo con tutta l’umanità: Siamo in relazione con Dio e con i fratelli; Formiamo un’unica famiglia; Preghiera da fare in comunità; Chiamata a discernere il volto di Dio nei fratelli; Ogni comunità è convocata dal Padre; La nostra risposta al Padre si concretizza nella fraternità
Costruire il “Noi” per poter dire “Nostro”
Mettendo al servizio degli altri tutte le energie, le capacità,  Gesù si è messo al servizio dei suoi discepoli; Creando vincoli personali e di amicizia Gv.15,15.; Esercitando un’autorità morale e spirituale seguendo un’unica legge, quella dell’amore Gv.13,34.; Partendo da quello che siamo. Pregando per i componenti della comunità In Gv.17 troviamo la preghiera di Gesù.; Pregando insieme.. Gesù ha insegnato a pregare insieme: Mt.6,9; Mat.26,26; Accettando la sconfitta, l’incomprensione. Lc.22,47ss; Gv.6.22ss- In concreto: Accogliere le debolezze e Servire la crescita La fraternità, la vita di famiglia si costruisce se si è capaci di accogliere le debolezze e di servire le persone sostenendo il loro cammino, indicando una idealità da raggiungere, dando risposte di valore ai bisogni fondamentali delle persone
Vivere il segno della croce
Ricevi, Don Luigi carissimo, la croce di Cristo; medita assiduamente il mistero della Croce e annunzialo agli altri, per avere parte con Cristo alla vita eterna. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Significa: Offrire alla SS. Trinità tutto quello che si fa durante la giornata; Accettare tutto quello che ci capita durante la giornata; Vivere in comunione con la SS. Trinità

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II. ASSISI – ADORAZIONE, DOMENICA 4 SETTEMBRE 2011, ORE 10,30 CHIESA DI SAN DAMIANO L’OBBEDIENZA
Nel 1968 mi trovavo a Halifax (Canadà) ed ho partecipato ad un incontro di sacerdoti (circa 300). Il tema della discussione e riflessione era legato al momento storico in cui vivevamo nell’immediato Concilio Vaticano II. Si trattava di trovare la ragione per cui l’obbedienza era diventata difficile. Tre relatori con tre diverse motivazioni.
Primo Relatore: Oggi non si obbedisce perché i superiori non sanno comandare
Secondo relatore: Non si obbedisce perché è più facile fare quello che si vuole
Terzo relatore: Non si obbedisce perché sta venendo meno la fede. L’obbedienza è frutto di fede. Se abbiamo fede non ci lasciamo condizionare dagli intermediari.
Il Cristo, l’obbediente per eccellenza. Significative sono le parole del Prologo di  S. Giovanni. “In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio”. Non significa vicino a Dio, ma attento a Dio e pronto a fare quello che Dio gli avrebbe chiesto. Come uno che pende dalla labbra di un altro, pronto all’obbedienza.Gesù ha salvato il mondo, non perché è morto in croce, ma perché è stato obbediente fino a morire in croce e così ha realizzato la sua vocazione. S. Paolo Fil 2, 5-11 ci aiuta a capire realmente dove è stata la realizzazione di Gesù e dove possiamo trovare la nostra realizzazione.“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” In questo passo di S. Paolo troviamo 3 verbi di capitale importanza per la realizzazione del Piano di Dio attraverso Cristo e anche per la nostra realizzazione. Si tratta di saper vivere i tre verbi che costituiscono l’ossatura centrale di questo brano di S. Paolo:

* Lasciare: “Non considerò un tesoro geloso la sua eguaglianza con Dio..” “divenendo simile agli uomini”. Siamo chiamati a “rinunciare a noi stessi e a tutto quello che in precedenza possedevamo in proprio; è nella povertà che ci si rende liberi per il vangelo” ; lasciare i nostri punti di vista, le nostre abitudini….La legge della Kenosis, dell’annientamento!
* Assumere: “Apparve in forma umana”.. “Assumendo la condizine di servo”. Gesù assunse la natura umana, divenne uno di noi; e così la nostra vocazione cristiana, sacerdotale ci chiede:
* di assumere i punti di vista di Cristo per essere sacramento della sua presenza e annunciatori del suo messaggio e non delle nostre idee; “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20)
di assumere la cultura dell’ambiente dei nostri fratelli e di vivere con una …”costante attenzione alla complessità delle situazioni in cui lavoriamo e disponibilità di mente e di cuore, per adeguare la nostra azione alle diverse esigenze dei tempi e dei luoghi….. in comunione di vita e di destino con i fratelli ai quali siamo inviati fino alla condivisione dei loro problemi e del loro cammino di liberazione” (C.14).  Dobbiamo poter dire con S. Paolo:  “Mi sono fatto debole con i deboli…, mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno: Tutto io faccio per il Vangelo..”(1 Cor.9,22-23). E le nostre Costituzioni ci chiedono di “metterci al loro fianco in cammino per diventare insieme uomini liberi”
Servire: Gesù divenne nostro servo; “assunse la condizione di servo”. Il nostro servizio è quello di metterci accanto all’uomo con la stessa carità di Cristo, fatta di tenerezza, compassione, accoglienza, disponibilità, interessamento ai suoi problemi.
Tutto questo in un atteggiamento obedienziale Dio ha esaltato il Figlio perché è stato obbediente fino alla morte. La nostra realizzazione la troviamo nell’obbedienza a Dio.

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III. SANTA MESSA DEL XXV ANNIVERSARIO, DOMENICA 4 SETTEMBRE 2011 CHIESA DI SAN DAMIANO XXIII DOMENICA ANNO A – XXV ORDINAZIONE SACERDOTALE

1.   Dal Vangelo 
La pagina che abbiamo ascoltato fa parte del discorso sulla comunità in cui vengono sottolineati tre aspetti del nostro vivere:
1.1 Come procedere in caso di conflitto in una comunità. Il suggerimento è quello di cercare di dialogare per comprendere i motivi dell’altro. Qualora non si giungesse ad una soluzione del conflitto, si chiami alcune persone che possono aiutare alla soluzione del problema.
1.2 La preghiera in comune “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli, ve la concederà” (v. 19) E’ un pressante invito a pregare insieme, a pregare con la comunità come parrocchia e come famiglia Come parrocchia: la partecipazione all’eucaristia, quale preghiera per eccellenza Come famiglia: pregare insieme al mattino per iniziare bene la giornate ed alla sera per ringraziare il Signore per i doni ricevuti.
1.3 La presenza di Dio “Perché dove due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Sentire la presenza di Dio attraverso la preghiera fatta insieme: Isaia dice che Dio è come un papà che ci tiene con la mano destra e ci accompagna. La sua presenza ci è di conforto nei momenti difficili e ci aiuta ad essere fedeli.
2.    Il XXV di ordinazione sacerdotale.
Sono 25 anni che tu Don Gigi, nella celebrazione eucaristica, pronunci ogni giorno, le parole di Gesù: “Fate questo in memoria di me”. Ma a che cosa si riferisce Gesù con queste parole? Si riferisce a quattro gesti compiuti nell’ultima cena e nella moltiplicazione dei pani. L’incidenza di questi gesti, nella storia dell’umanità, è enorme e Gesù ci ha invitato a compierli. Il mondo avrebbe un altro volto se questi gesti fossero compiuti e da noi vissuti. I quattro gesti vengono descritti con quattro verbi: prende il pane, lo benedice, lo spezza e lo dona. E tu, don Gigi, come sacerdote sei chiamato a compiere sull’esempio di Gesù, questi  gesti: Prendere: tutto ciò che è creato è buono; tutto è nelle mani di Dio; per il Signore tutto è buono. Saper prendere nelle nostre mani e nella nostra vita tutto quello che avviene. Ogni avvenimento è portatore di grazia. Benedire: saper dire bene di tutto; avere una visione positiva, ottimistica perché Gesù ha redento, salvato, trasformato con la sua morte e risurrezione Spezzare: tutto, quello che il Signore ci dona non è per noi ma per tutti. Chiamato ad avere un cuore grande capace di vedere i bisogni altrui e la forza di spezzare quanto possediamo per gli altri. Donare: Lo spezzare è per aiutare gli altri. Donare è il gesto tipico di Gesù attento alle persone, capace di capire i bisogni degli altri. Atteggiamento tipico del sacerdote che imita Gesù nel suo ministero; donarsi totalmente per gli altri: il sacerdozio non è per se stessi ma per gli altri. Proviamo a pensare a noi stessi pane nelle mani di Gesù; allora: Prendere: Siamo quel pane che Gesù ci prende tra le sue mani. Siamo nelle mani di Dio, gli siamo cari, ci protegge; Benedire. Dio ci benedice: dice bene di noi, anche se a volte qualcuno può dire male di noi, o noi stessi diciamo male di noi stessi. Dio dirà sempre bene di noi, perché ci ha scelti, perché ha dato la vita per noi. Spezzare: Quel Dio che ci vuol bene, che ci tiene nelle sue mani, che ci benedice; quello stesso Dio ci spezza; si, perché dobbiamo assomigliare a Gesù che per la salvezza del mondo è divenuto pane spezzato e vino versato. Per partecipare alla salvezza del mondo bisogna seguire la strada di Gesù: la strada dell’annientamento e del dono totale di noi stessi. Purtroppo noi più facilmente spezziamo gli altri ed abbiamo paura di spezzare noi stessi. Donare: La vita è un dono e viene vissuta bene se diventa dono per gli altri. Donare agli altri tutto quello che siamo e che abbiamo ricevuto da Dio. Se il pane spezzato non viene donato, ammuffisce; così i doni che il Signore ci ha dato, si perdono, come si perde quel pane ammuffito.
3. Il dono di una Icona e l’augurio
A Don Gigi faccio dono di questa piccola icona: Gesù è al centro e si trova circondato dai suoi Apostoli.
L’augurio è duplice: Avere Cristo, come cuore della tua vita, Colui che da senso al tuo vivere, la motivazione del esistere. Stare in comunione con la Chiesa di Cristo Per essere, come dice S. Paolo a Timoteo (1Tm4,23) “esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede e nella purezza di vita”