Page 64 - Paul
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Le parole di questo uomo sono colte, sono pro-                Stephen si avvicina e mi dice:
         fonde e costituiscono per me questa mattina una                      “Gigi, voglio che anche i prigionieri si ricordino
         autentica meditazione. Mi commuove e lo abbrac-                  di te. Voglio che tu pianti qui dentro una pianta
         cio forte! Il nostro incontro sta per terminare. Vedo            di tamarindo che faccia ombra a loro, la prenderò
         un prigioniero con in mano una macchinetta per                   dall’orto e tu la pianterai”.
         tagliare i capelli… Come nel carcere di Messico e                    Rispondo di sì con tanta felicità. Torno da loro,
         di Mtangani qui in Kenya, davanti a tutti continuo:              nella loro cella fetida con 45 gradi. Mi vedono pela-
            “Le tue parole sono profonde e belle! È vero,                 to e scoppia un grande applauso e saluto. Prima di
         esco di qui con i panni di un carcerato, ma per con-             uscire dal carcere un piccolo arbusto di tamarindo
         dividere ancora di più quello che voi siete vi chiedo            è stato piantato nel patio vicino ad altri alberelli.
         un ultimo regalo: vorrei tagliare i capelli a zero come              C’è un breve video. Ora che avete letto lo pote-
         voi! Così tornando a Roma, se mi chiedessero ‘ma                 te vedere. Vi parlerà di speranza, di tanta speran-
         perché hai tagliato i capelli a zero?’, potrei dire che          za in un carcere sperduto ai confini tra Somalia e
         i miei amici del carcere di Garissa portano i capelli            Kenya dove un prete entra con una camicia rossa
         così e loro me li hanno tagliati. Li porto per ricordare         ed esce con una casacca a strisce e il capo rasato.
         a tutti quelli che incontro i miei amici!”.                          Sono a Msabaha. Doreen ha lavato la lurida
            Scoppia un altro applauso. I prigionieri ricevo-              casacca a strisce. La riporrò nel mio zaino al ri-
         no il sapone. Dieci minuti dopo, seduto all’ombra                entro, come un tesoro prezioso, la casacca di un
         di un piccolo puzzolente portico, un terzo terrori-              terrorista somalo ventenne di Al Shabaab chia-
         sta di nome Omar lentamente tagliava i miei ca-                  mato Mustafà, che oggi ha una camicia rossa che
         pelli a zero. Le ciocche dei miei capelli ormai grigi            indosserà nel lontano giorno della sua uscita dal
         si confondono e si spargono nel vento con le altre               carcere. Sono commosso mentre scrivo. Doreen se
         ciocche dei capelli di prigionieri che erano stati               ne accorge e mi chiede il motivo. Non rispondo.
         rasati prima di me! Nel cuore profonda pace. Le                      Lei mi abbraccia e dice:
         donne e le guardie ridono e scattano fotografie.                     “Quella casacca piena di insetti e lurida che

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