Page 63 - Paul
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crimini e tanta sofferenza simbolicamente veste i mi inginocchio e lentamente gli bacio i piedi, come
panni di una vita normale. Lo guardo. Mi guarda. Ci li bacio anche a Mustafà. Nella prigione polverosa,
abbracciamo forte forte, un abbraccio che mi rivela sperduta, sudicia, piena di ratti grandi come gatti,
la formidabile forza di quel terrorista di Al Shabaab. di miseria e dove non c’è acqua, in un buco di merda
“Che questa camicia ti porti fortuna Mohammed; come questo, scatta un formidabile secco rumoroso
ti auguro di uscire da questo carcere indossando in applauso. I prigionieri vogliono parlare e il direttore
quel giorno questa camicia rossa e ricordando che acconsente. Uno accenna ‘buongiorno’ in italiano,
tu non hai più i panni del terrorista, perché oggi un altro con commozione dice di non aver mai visto
me li hai regalati. Cambi biancheria, cambi vestiti e un muzungo fuori di testa come questo italiano che
soprattutto cambi vita! Me lo prometti?”. bacia i piedi, che cambia la sua camicia:
Il giovane rimane muto e allora, per strappargli “Padre, tu devi essere pazzo. In questo carcere
un sì consapevole e magari autentico e coerente, in cui sono finito anni fa non ho mai visto uno come
te! Normalmente guardiamo i visitatori sorridendo
per il latte e il pane che ci regalano o il sapone che
ci portano, ma tu oggi non ci hai portato qualche
cosa, ma porti via qualche cosa di noi: la casacca
di recluso a strisce! Normalmente quando usciamo
da qui noi ci togliamo la camicia a strisce bianche
e nere. Tu sei il primo e forse unico che torni nella
libertà che esiste fuori da questo luogo di prigionia,
di castigo e di sofferenza, con l’uniforme di prigio-
niero. Sono orgoglioso di te! Non dimenticarti di noi
e cerca di parlare di noi agli altri indossando sempre
questa casacca, perché solo se indossi questa ca-
sacca capisci la nostra vita e la nostra sofferenza”.
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