Page 62 - Paul
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crimini e tanta sofferenza simbolicamente veste i                mi inginocchio e lentamente gli bacio i piedi, come
         panni di una vita normale. Lo guardo. Mi guarda. Ci              li bacio anche a Mustafà. Nella prigione polverosa,
         abbracciamo forte forte, un abbraccio che mi rivela              sperduta, sudicia, piena di ratti grandi come gatti,
         la formidabile forza di quel terrorista di Al Shabaab.           di miseria e dove non c’è acqua, in un buco di merda
            “Che questa camicia ti porti fortuna Mohammed;                come questo, scatta un formidabile secco rumoroso
         ti auguro di uscire da questo carcere indossando in              applauso. I prigionieri vogliono parlare e il direttore
         quel giorno questa camicia rossa e ricordando che                acconsente. Uno accenna ‘buongiorno’ in italiano,
         tu non hai più i panni del terrorista, perché oggi               un altro con commozione dice di non aver mai visto
         me li hai regalati. Cambi biancheria, cambi vestiti e            un muzungo fuori di testa come questo italiano che
         soprattutto cambi vita! Me lo prometti?”.                        bacia i piedi, che cambia la sua camicia:
            Il giovane rimane muto e allora, per strappargli                  “Padre, tu devi essere pazzo. In questo carcere
         un sì consapevole e magari autentico e coerente,                 in cui sono finito anni fa non ho mai visto uno come
                                                                          te! Normalmente guardiamo i visitatori sorridendo
                                                                          per il latte e il pane che ci regalano o il sapone che
                                                                          ci portano, ma tu oggi non ci hai portato qualche
                                                                          cosa, ma porti via qualche cosa di noi: la casacca
                                                                          di recluso a strisce! Normalmente quando usciamo
                                                                          da qui noi ci togliamo la camicia a strisce bianche
                                                                          e nere. Tu sei il primo e forse unico che torni nella
                                                                          libertà che esiste fuori da questo luogo di prigionia,
                                                                          di castigo e di sofferenza, con l’uniforme di prigio-
                                                                          niero. Sono orgoglioso di te! Non dimenticarti di noi
                                                                          e cerca di parlare di noi agli altri indossando sempre
                                                                          questa casacca, perché solo se indossi questa ca-
                                                                          sacca capisci la nostra vita e la nostra sofferenza”.

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