Page 106 - Nicola
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Calabria
nicola DON EDOARDO VARANO E FONDAZIONE VILLA DELLA SOLIDARIETÀ
seguire la volontà di Dio: un bravo impiegato reale è il vomito di tua madre, le sue lacri-
animato da spirito sacerdotale, un officiale, me, le sue piaghe da decubito, le sue cicatri-
un minutante per bene rigorosamente vestito ci: non il tuo ufficio e le sue pratiche, quello
con il suo clergyman e un pizzico di culto per non basta e non può bastare, devi svegliarti e
la veste talare filettata – che non guasta – e cambiare la tua vita…
poi il gusto ben nascosto di sentirsi chiama- Un giorno, in terapia intensiva, mi resi con-
re “monsignore”, del saluto sull’attenti delle to che la donna vicino al letto di mia madre
guardie svizzere … Finché il 4 giugno 2005 stava morendo; mia madre era conciata malis-
mi colpisce un fulmine a ciel sereno: l’infarto simo, ma sentivo che la morte di quella donna
della mia adorata mamma Santina. 106 giorni sarebbe arrivata nello spazio di un’ora, e nel-
di terapia intensiva, nove mesi di ospedale e la completa solitudine. Facendo forza su me
sette anni di totale disabilità, il tutto condi- stesso, con un orecchio all’elettrocardiografo
to da enormi piaghe di decubito, emorragie, di mia madre e sui suoi segnali inquietanti,
dialisi, sepsi… Sembrava che tutto il Male del mi spostai al letto accanto. L’anziana donna
mondo si fosse accanito contro Santina, che tremava per la sepsi allo stato terminale, i ner-
morì nella sofferenza il 4 dicembre 2012. vi la scuotevano nel letto. La abbracciai forte
Proprio questa esperienza devastante ini- e le sussurrai all’orecchio: coraggio, non sei
ziò a cambiarmi: non in modo improvviso e sola, ci sono io qui con te: stai per incontrare
repentino, ma graduale e profondo. Spingen- Gesù, è il momento più bello della tua vita…
do la carrozzina, accudendola, imboccando- Mi ricordo le parole dell’assoluzione in arti-
la, tra vomito e lacrime, guardando al bellis- culo mortis, mi ricordo la preghiera dell’Ave
simo esempio di mia sorella Carolina e della Maria, quando ho sottolineato, pronuncian-
sua famiglia, iniziai ad interrorgarmi. Ma, don dole lentamente, le parole “adesso e nell’ora
Gigi, il tuo essere prete fino ad oggi è stato della nostra morte, amen”. Quell’abbraccio è
privo di vitale aggancio alla vita reale. La vita durato a lungo, e in quella lunga mezz’ora mi
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