Page 107 - Nicola
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Calabria
 nicola               DON EDOARDO VARANO E FONDAZIONE VILLA DELLA SOLIDARIETÀ

 seguire la volontà di Dio: un bravo impiegato   reale è il vomito di tua madre, le sue lacri-
 animato da spirito sacerdotale, un officiale,   me, le sue piaghe da decubito, le sue cicatri-
 un minutante per bene rigorosamente vestito   ci: non il tuo ufficio e le sue pratiche, quello
 con il suo clergyman e un pizzico di culto per   non basta e non può bastare, devi svegliarti e
 la veste talare filettata – che non guasta – e   cambiare la tua vita…
 poi il gusto ben nascosto di sentirsi chiama-  Un giorno, in terapia intensiva, mi resi con-
 re “monsignore”, del saluto sull’attenti delle   to che la donna vicino al letto di mia madre
 guardie svizzere … Finché il 4 giugno 2005   stava morendo; mia madre era conciata malis-
 mi colpisce un fulmine a ciel sereno: l’infarto   simo, ma sentivo che la morte di quella donna
 della mia adorata mamma Santina. 106 giorni   sarebbe arrivata nello spazio di un’ora, e nel-
 di terapia intensiva, nove mesi di ospedale e   la completa solitudine. Facendo forza su me
 sette anni di totale disabilità, il tutto condi-  stesso, con un orecchio all’elettrocardiografo
 to da enormi piaghe di decubito, emorragie,   di mia madre e sui suoi segnali inquietanti,
 dialisi, sepsi… Sembrava che tutto il Male del   mi spostai al letto accanto. L’anziana donna
 mondo si fosse accanito contro Santina, che   tremava per la sepsi allo stato terminale, i ner-
 morì nella sofferenza il 4 dicembre 2012.   vi la scuotevano nel letto. La abbracciai forte
 Proprio questa esperienza devastante ini-  e le sussurrai all’orecchio: coraggio, non sei
 ziò a cambiarmi: non in modo improvviso e   sola, ci sono io qui con te: stai per incontrare
 repentino, ma graduale e profondo. Spingen-  Gesù, è il momento più bello della tua vita…
 do la carrozzina, accudendola, imboccando-  Mi ricordo le parole dell’assoluzione in arti-
 la, tra vomito e lacrime, guardando al bellis-  culo mortis, mi ricordo la preghiera dell’Ave
 simo esempio di mia sorella Carolina e della   Maria, quando ho sottolineato, pronuncian-
 sua famiglia, iniziai ad interrorgarmi. Ma, don   dole lentamente, le parole “adesso e nell’ora
 Gigi, il tuo essere prete fino ad oggi è stato   della nostra morte, amen”. Quell’abbraccio è
 privo di vitale aggancio alla vita reale. La vita   durato a lungo, e in quella lunga mezz’ora mi

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