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TRA I SERPENTI DELLA PIANA DI NINIVE

                  Lo scarponcino sale il cumulo di detriti attor-
               no a una delle tante case distrutte dalla follia del
               califfato nero. È molto caldo e nelle prime ore
               del pomeriggio il sole picchia forte nella pianura
               riarsa e secca. Sto visitando le rovine di una di
               quelle case che i cristiani hanno dovuto lasciare
               e che la furia folle degli islamisti ha con furore
               distrutto. Le pietre scivolano sotto i miei piedi
               e il mio pensiero è totalmente concentrato su
               quanto è accaduto in quei luoghi nel 2014. Con
               fatica salgo un paio di metri. Sono pietre, calci-
               nacci, intonaci accumulati fuori da una di queste
               case. Il tutto dura meno di dieci secondi, il tempo
               che leggerete le tre righe qui avanti. Una pietra
               si sposta, un serpente velenosissimo lungo 30
               centimetri si sente aggredito e mi attacca. Rapido
               come un fulmine e con una grande forza della
               testa mi morde! Urlo per lo spavento, impallidi-
               sco, scendo sul marciapiedi con un balzo e mi
               siedo. Il soldato di scorta non capisce... neanche
               io capisco più niente. La vista del serpente mar-
               rone a chiazze chiare mi ha offuscato la mente,
               ha spento il ragionamento e ha scatenato la paura


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