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Questa religione, a me cristiano, soffoca. Mi
sento soffocare. Mi risulta difficile dialogare. Ri-
mane un profondo rispetto per persone buone
che praticano questa religione, ma la mia religio-
ne, quella cristiana, è un’altra cosa e mi regala
fiumi di libertà! Mi rispetta, la mia religione! Non
mi condanna, non mi punisce! La mia religione
è una persona che si chiama Gesù. Lui mi ama,
mi insegna ad amare, non a odiare, mi insegna
a morire non a vivere, mi insegna a perdonare
non a vendicarmi. Penso alla vedova del cri-
stiano copto morto tre settimane fa al Cairo, tra
i tanti uccisi dal fanatismo islamico. La moglie
intervistata in televisione perdona gli assassini e
il giornalista... rimane sbigottito...
Ora il silenzio invece mi commuove e mi
riempie di forza. Mi riempie delle lacrime dei cri-
stiani che proprio qui dove scrivo, nella Piana di
Ninive, il 6 agosto 2014 furono scacciati perché
cristiani, perdendo tutto. Il silenzio, ora amico,
mi porta da lontano i loro singhiozzi intrisi di
lacrime e testimoni di una fede profonda. La fede
che sono venuto qui in Iraq a mangiare! La fede
che sono venuto a riscoprire qui e non nei ban-
chi dei miei vecchi studi teologici all’Università
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