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immaginetta in tasca. Il silenzio diventa il luogo
               della sintesi, della riflessione e della preghiera
               in questa notte irachena. Sicuramente l’islam è
               una concezione di vita totalizzante e assoluta
               che non ammette interlocutori. Qui tutto è islam,
               sottomissione! Qui islam non è solo religione o,
               almeno, non è solo quello. Per me la religione
               prima di tutto è il mio rapporto personale con
               Dio e con i fratelli. In questo sistema invece
               islam è tutto, la religione è tutto. Qui mi sono
               reso conto che l’islam è un processo globale:
               spirituale, sociale, intellettuale, familiare, econo-
               mico, politico, militare; include il modo di man-
               giare, di vestirsi, di stare con gli altri, di vivere.
               L’islam entra in ogni cosa. Non c’è campo che
               sia esterno all’islam.
                  In questo piccolo villaggio, nella parte musul-
               mana, il modo con cui relazionarsi con gli altri
               non è personale. Se parlo con un uomo o una
               donna è l’islam a deciderlo. Se frequento uno
               straniero, come lo sono io italiano in Iraq, prima
               mi assicuro che lui sia credente e musulmano.
               L’islam penetra in tutto. Le scelte sociali, politi-
               che, commerciali sono fatte a partire dall’islam!
                  Ora il silenzio mi sta soffocando.


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